Tricotillomania
“Da circa 15 anni esco con la bandana in testa per nascondere le diverse aree senza capelli. Le persone penseranno che soffro di una malattia fisica, quelle terribili malattie tumorali che possono cambiare, distruggere o portare alla morte una persona. Non è così. Soffro di tricotillomania che mi porta a tirarmi e a strapparmi i capelli.
Da bambina mi strappavo le sopraciglia e le ciglia, ma il tutto era troppo evidente agli occhi degli altri e mi creava forti disagi. Sono passata ai capelli.
Mi isolo, mi allontano dalla vista di mio marito ed inizio a tirare, sono nervosa, mi sento una rabbia dentro e la scarico su di me, sui miei capelli. A volte, come un’abitudine, li tiro davanti a mio figlio,lui mi prende dolcemente il braccio e mi dice di smetterla.
Dopo sto bene ma anche male. Bene perché mi scarico le tensioni, male perché mi sento in colpa so che non dovrei farlo ma è più forte di me, non è facile smettere da sola.
Provo un fortissimo senso di vergogna e disagio quando mi trovo nei contesti sociali, mi sento osservata, giudicata, forse suscito compassione. Vedo le altre madri forti, sicure, belle, eleganti. Penso che mio figlio si vergogni di me. Gli sto creando una situazione in cui si sente diverso rispetto ai suoi compagni, le cui madri vanno in giro senza la bandana.
Capisco tutto questo ma non mi da la forza per smettere. C’è stato un periodo in cui la tricotillomania era meno intensa per cui i capelli stavano ricrescendo, ma sono ricaduta di nuovo nel disturbo. Mi raso i pochi capelli rimasti e sulla mia testa vi sono diverse aree prive di capelli. Solo a casa riesco a togliermi la bandana. Soffro di ansia, attacchi di panico, vivo nel nervosismo che mi porta un intenso e fastidioso prurito in tutto il corpo, mi gratto fino a produrmi graffi e lesioni sulla pelle”.
Sintomi tipici della tricotillomania
Secondo il manuale degli psichiatri (DSM IV-TR) per formulare un’ipotesi diagnostica di tricotillomania devono essere presenti i seguenti sintomi:
. ricorrente strappamento dei propri capelli e peli che causa una notevole perdita degli stessi
. piacere, gratificazione o sollievo durante lo strappamento dei capelli o dei peli
. il comportamento non è meglio attribuibile ad un altro disturbo mentale e non è dovuta ad una condizione generale, per esempio dermatologica.
Caratteristiche generali della tricotillomania
La tricotilomania viene inclusa nel DSM IV tra i Disturbi del controllo degli Impulsi. La persona avverte il bisogno di strapparsi i capelli per piacere, gratificazione o per alleviare la tensione che percepisce. Nei casi più gravi, i capelli o i peli possono essere ingeriti (tricofagia).
La conseguenza più evidente di tale disturbo sono le estese aree di alopecia nella zona del cuoio capelluto, sopraciglia, ciglia e più raramente nella zona pubica.
I motivi per cui un bambino non ottiene buoni risultati scolastici sono vari.
Occorre fare un primo colloquio di conoscenza con entrambi i genitori senza il bambino per capire le difficoltà che il figlio presenta a livello scolastico e per raccogliere informazioni dettagliate sulla gravidanza, il parto, l'allattamento, lo svezzamento, la deambulazione, il linguaggio e su tutte le esperienze familiari, sociali e scolastiche di cui il bambino ha fatto esperienza.
L'obiettivo del primo colloquio è di capire le risorse, le abilità e le eventuali difficoltà incontrate durante la crescita.
Sappiamo che per parlare di Disturbo Specifico dell'Apprendimento occorre escludere qualsiasi problema a livello sensoriale, neurologico, emozionale e il bambino deve aver ricevuto un'adeguata istruzione scolastica.
Dopo aver raccolto tutte le informazioni necessarie, verrà somministrata al bambino una batteria completa di test per la valutazione neuropsicologica ed eventualmente test specifici per i disturbi dell'apprendimento.
Sulla base dei punteggi ottenuti, seguirà un lavoro pratico, tramite esercizi cartacei e cd per potenziare le funzioni cognitive che sono alla base dell'apprendimento scolastico.
E' importante lavorare sulle emozioni e l'autostima del bambino che può essere bassa a causa delle difficoltà scolastiche accumulate.
Per maggior informazioni:
maria.narduzzo@gmail.com
Cell: 3337130974
Mi chiamo Rebecca, ho 24 anni e da parecchi anni soffro di Disturbo Ossessivo Compulsivo.
Nella mia vita mi sono sempre innamorata e preso forti cotte e sbandate per i ragazzi ...oro sto felicemente da 4 anni con un ragazzo meraviglioso e da qualche tempo conviviamo ... però ... c'è un però ... Da tanto tempo ormai questi dubbi mi assillano: “non è che sei lesbica?”, “e se scopri che ti piacciono le ragazze?”, “se non sono solo fantasie?”, “e se fai soffrire il tuo ragazzo perchè un giorno scoprirai di essere omosessuale?” ... Quando vedo una ragazza, mi vengono pensieri e dubbi del tipo: “cosa vorresti fare con lei?”, “le vorresti leccare la vagina?”. “ALLORA VEDI CHE SEI LESBICA!!! Ti piace?”.
Purtroppo questi dubbi arrivano anche durante il rapporto sessuale con il mio ragazzo: “se fosse una donna, ti piacerebbe di più?”, “ma ti piace il pene?”, “sei sicura?”. Ancor prima di fare l'amore mi arrivano questi pensieri, che vorrei non avere e non riesco a lasciarmi andare. Vado in ansia, mi agito e la testa non è rivolta al piacere, ma intenta a capire e a rispondere alle tante domande.
Le ossessioni arrivano anche quando vedo dei bambini ... anche neonati ... pensieri a contenuto pedofilo: “cosa ci vorresti fare con quel bambino?” “Fai veramente schifo ... ma come farai un giorno ad avere dei figli?”, “e se mentre li cambi, ti vengono strane idee in testa?”. Questi pensieri sono assurdi perchè non fare mai del male ad un bambino e mi creano angoscia.
A fine giugno ho preso coraggio e sono andata in terapia. Ho capito di soffrire di disturbo ossessivo compulsivo. Nel momento in cui arrivano i pensieri ossessivi provo emozioni negative: paura, ansia a mille, terrore, senso di colpa, tutto questo mi porta a ricercare immediatamente spiegazioni del perchè ho questi pensieri, rispondo a tutti i dubbi e sento il bisogno di confessare a mia madre tutto quello che mi passa per la mente. Ho capito che così facendo provo sollievo dalle mie paure ma è solo temporaneo, tutto riprende nell'arco di qualche minuto o ore, poi ritorna un altro pensiero, provo ansia, emetto compulsioni e l'emozione negativa diminuisce. Io sono li intrappolata in questo circolo vizioso fin da quando sono bambina.
Ho iniziato ad ascoltare tutti i santi giorni una cassetta in cui sono state registrate le ossessioni che invadono la mia mente. Ho imparato ad essere consapevole della loro presenza, li chiamo per nome e cerco di prenderne distanza.
Ho imparato che per poter allontanare quella bestia malefica bisogna competere, competere a più non posso e non lasciarlo ASSOLUTAMENTE PARLARE.
Vedo una bella ragazza in un video musicale che balla in modo sensuale e provocatorio ... sento arrivare il doc da lontano ...tadann ...eccolo: “ti piace?”, “ti eccita?”, “allora vedi che sei lesbica ...”. Se prima gli lasciavo finire di dire tutta la frase, ora "al ti piace?", dico STOP!!!! NON MI ROMPERE, NON TI ASCOLTO, taglio corto e vado avanti, penso a qualcos'altro e mi concentro su quello che sto facendo. Mi concentro sul presente. Ho capito che questa è la mia forza. TAGLIARE CORTO SUBITO!!!
Un altro esercizio simpatico che mi ha fatto fare la Dott.ssa Narduzzo è stato quello di prendere in giro il DOC. Appena mi arrivano i pensieri ossessivi, li ripeto facendo una vocina da scema tipo quella da babbo Natale o da vecchietta giusto per far sentire il DOC ridicolo, prendere distanza emozionale e non farmi travolgere. Così facendo le ossessioni che prima mi angosciavano, ora perdono di importanza.
Con la terapia cognitivo comportamentale i pensieri si sono affievoliti e sono sempre meno presenti e più deboli. Ho iniziato anche a fare sport e lì mi scarico tantissimo, svagando la mente e rilassando il corpo.
Purtroppo quella bestia malefica ti attacca proprio dove tu ti senti forte, quando stai bene e quando pensi di aver vinto tu, facendoti venire dubbi con le persone più care. Per esempio, ora che ho imparato a gestirlo sul fronte pedofilo e omosessuale, mi sta attaccando sulla mia relazione affettiva. E' un'ossessione per me nuova, ho paura e mi sento in colpa: “e se ti sei presa una cotta per il ragazzo della palestra?”, “ami ancora il tuo fidanzato?", “se l'amore finisce?, lo farai sentire malissimo, lo farai soffrire, dovrete vendere casa, facendo andare tutto a rotoli. Cosa ci faresti con il ragazzo nuovo?”. Ho la testa in fumo e non riesco più a ragionare, non sono lucida. E' proprio ora che non bisogna arrendersi, bisogna tirare fuori gli attributi e fargli vedere sul serio chi comanda.
Ho capito che con il passare del tempo il contenuto del DOC può cambiare, è importante riconoscerlo, chiamarlo per nome e prendere distanza. Se andassi dietro ai pensieri, rinuncerei ad andare in palestra, invece so che devo vivere la stessa situazione con maggior serenità e tranquillità, concentrandomi sull'attività sportiva. Sono consapevole ed accetto che i pensieri arriveranno, ma li lascio andare.
Scappo dalle situazioni sociali in cui mi sento al centro dell'attenzione
Federico ha 29 anni operaio con la passione della musica, suona la chitarra e si esibiva con il suo gruppo nei vari locali. Ricevere gli applausi del pubblico lo divertiva e lo gratificava.
Da tre anni Federico evita le feste, le cene, non suona, la pausa caffè alle macchinette è diventata fonte di sofferenza. In generale, evita tutte le situazioni in cui potrebbe trovarsi al centro dell'attenzione ed essere osservato e giudicato dagli altri.
Prima di vivere una situazione sociale avverte un'intensa ansia anticipatoria : “e se sto male?”, “se mi viene l'ansia”, “mi blocco, non sono tranquillo, non riesco a ridere”, “gli altri se ne accorgono”, “potrebbero pensare che IO NON SONO A POSTO, IO SONO PAZZO”.
Durante una situazione interpersonale Federico ha paura di star male, di non riuscirsi a controllare, non si sente più se stesso, deve scappare, fuggire dagli sguardi, va in bagno oppure cerca di rimanere nella situazione ma fa finta di telefonare, gioca con il cellulare o risponde in modo veloce alle domande per togliersi dalla scena, dall'attenzione in cui gli altri lo guardano e lo ascoltano.
Federico si considera uno sfigato, la sua timidezza e la sua paura delle persone lo limitano nel cercare una fidanzata e l'essere single aumenta l'idea negativa che ha di se stesso e diminuisce la sua autostima.
Festeggiare il suo compleanno è una situazione da evitare assolutamente, esser al centro della serata, in cui le persone sono li per lui, gli parlano, fanno domande, lo chiamano e lo osservano mentre spacchetta i regali, gli crea un'ansia elevatissima. Anni fa i suoi amici gli fecero una festa a sorpresa e lui rimase serio, freddo, senza parole, in preda al panico. Tutti iniziarono a domandargli cosa avesse e se fosse arrabbiato. In realtà aveva paura e lottava contro la sua ansia. Solo pensieri negativi nella sua testa “o Dio adesso mi agito, non sorrido, non sono rilassato, gli altri se ne accorgono, devo rilassare i muscoli del viso”. Federico si concentra solo sul suo fisico per evidenziare eventuali sintomi per controllarli al fine di evitare un attacco di panico. Così facendo si perde tutto ciò che lo circonda.
L'attenzione selettiva sul proprio corpo viene vissuta erroneamente come un comportamento positivo che permette di tenere sotto controllo i vari parametri psicofisiologici per evitare un attacco d'ansia. In realtà tale atteggiamento genera maggior ansia, rigidità e non permette la distrazione che aiuta, invece, a non dare forza ai pensieri negativi.
Federico nelle situazioni di gruppo cerca di diventare piccolo e trasparente, si colloca in un angolo e rimane silenzioso per fuggire all'attenzione delle persone.
Scappare, fuggire, evitare i rapporti sociali, creano sollievo ma solo momentaneo, a lungo andare rafforzano il disturbo d'ansia, creando non solo un'immagine negativa di se stessi ma generano solitudine ed isolamento.
Ridere di se stessi, sdrammatizzare, prendersi in giro hanno permesso a Federico di vivere le situazioni sociali con minor ansia. Prima Federico lottava per evitare che le persone si accorgessero del suo disturbo, oggi riesce simpaticamente a dire “ragazzi non mi fate queste domande lo sapete che divento rosso sono timido, riuscendo a ridere insieme ai suoi amici”.
Sta imparando che fare domande agli altri, concentrarsi su ciò che lo circonda mostrando interesse, lo aiuta a non rimanere intrappolato nella paura dei sintomi e focalizzato sul suo corpo.
Federico è consapevole ed accetta che i pensieri negativi e le preoccupazioni arrivano così come le sensazioni negative ma non da forza, riesce a lasciarle andare vivendo così più serenamente. Ha imparato a guardare quei pensieri e non a giudicare negativamente se stesso attraverso quei pensieri.
Nel programma di esposizione graduale, Federico ha finalmente capito che può farcela rafforzando l'idea di se stesso. Il nostro "motto" terapeutico è sempre stato:"più faccio e più mi rafforzo".Oggi ha riscoperto il piacere di frequentare le persone diminuendo la solitudine e l'isolamento, frequenta gruppi e si dedica allo sport per distrarsi e scaricare eventuali emozioni negative.
Nella storia di vita di Federico è emersa un'infanzia caratterizzata dalla solitudine e dalla trasparenza (deprivazione emozionale). Ricorda una scena in cui suo padre lo aveva portato a pescare e Federico era contento di questo, ma queste due persone non si parlano, non interagiscono, non c'è scambio di emozioni o di esperienze. Le due persone sono insieme ma è come se di fatto fossero sole. Tutta l'infanzia è caratterizzata da silenzi e non vi sono genitori che dedicano tempo, interessati ad ascoltare e condividere. Federico, così come i suoi fratelli hanno imparato fin da piccoli a fare esperienze da soli.
Tutte queste esperienze ed emozioni sono rimaste dentro di lui senza grandi sofferenze. Ma tre anni fa, in occasione di una cena di lavoro, Federico ha avuto un attacco di ansia spaventandosi tantissimo. Da allora è iniziato il suo calvario
Prima della terapia, Federico era quel bambino non abituato ad essere al centro dell'attenzione.
Consigli per stoppare i pensieri e le preoccupazioni:
1. Arresto del pensiero: prova a dirti con forza e a voce alta STOP. I pensieri sono solo pensieri, più gli vai dietro e più aumentano. Allora STOP.
2. Dilaziona Aspetta 5 minuti di orologio prima di pensare, nel frattempo cerca di distrarti leggendo, facendo una telefonata, cantando a voce alta, .... Al termine dei 5 minuti, chiediti se devi proprio pensare o se resisti altri 5 minuti. Bravo vai avanti così, hai resistito!!!
3. Distraiti con attività piacevoli: doccia, sport, organizza uscita con amici, leggi. Mentre ti dedichi a queste attività, monitorizza, chiediti cioè se sei concentrato sull'attività scelta o se stai pensando. Nel caso tu stessi pensando, allora stoppa tutto e riporta la tua attenzione su ciò che stavi facendo.
4. Rilassati disteso sul letto: l'aria entra nel naso, la pancia si gonfia e lentamente l'aria esce dalla bocca e la pancia si sgonfia. Cencentrati sulla sensazione dell'aria che attraversa le narici e piano piano esce dalla bocca.
5. Fai una lista degli impegni e delle attività che dovresti fare. Riordina il tutto in base all'urgenza e/o all'importanza che hanno. Organizza le tue giornate, settimane e mesi in base alle attività che hai messo nella lista.
La programmazione ti aiuterà a fare ordine nella tua vita e a non sovraccaricarti di mille impegni.
Non essere rigido con te stesso: se non riesci a fare ciò che hai programmato, non è la fine del mondo, ci penserai domani!!!
Ricordati che gli imprevisti possono presentarsi e hanno la precedenza sulla tua programmazione.
Quando rivolgersi ad un terapeuta:
- provi livelli di ansia molto forti
- se le tue preoccupazioni ti assorbono così tanto da interferire con la vita quotidiana
- non riesci da solo a controllare le tue preoccupazioni
- non riesci a dormire
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Dott.ssa Maria Narduzzo
Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Terapeuta EMDR
Docente dell'Istituto Watson
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