23.01.12

Disturbo Ossessivo Compulsivo: pensieri pedofili e omosessuali

Mi chiamo Rebecca, ho 24 anni e da parecchi anni soffro di Disturbo Ossessivo Compulsivo.
Nella mia vita mi sono sempre innamorata e preso forti cotte e sbandate per i ragazzi ...oro sto felicemente da 4 anni con un ragazzo meraviglioso e da qualche tempo conviviamo ... però ... c'è un però ... Da tanto tempo ormai questi dubbi mi assillano: “non è che sei lesbica?”, “e se scopri che ti piacciono le ragazze?”, “se non sono solo fantasie?”, “e se fai soffrire il tuo ragazzo perchè un giorno scoprirai di essere omosessuale?” ... Quando vedo una ragazza, mi vengono pensieri e dubbi del tipo: “cosa vorresti fare con lei?”, “le vorresti leccare la vagina?”. “ALLORA VEDI CHE SEI LESBICA!!! Ti piace?”.

Purtroppo questi dubbi arrivano anche durante il rapporto sessuale con il mio ragazzo: “se fosse una donna, ti piacerebbe di più?”, “ma ti piace il pene?”, “sei sicura?”. Ancor prima di fare l'amore mi arrivano questi pensieri, che vorrei non avere e non riesco a lasciarmi andare. Vado in ansia, mi agito e la testa non è rivolta al piacere, ma intenta a capire e a rispondere alle tante domande.

Le ossessioni arrivano anche quando vedo dei bambini ... anche neonati ... pensieri a contenuto pedofilo: “cosa ci vorresti fare con quel bambino?” “Fai veramente schifo ... ma come farai un giorno ad avere dei figli?”, “e se mentre li cambi, ti vengono strane idee in testa?”. Questi pensieri sono assurdi perchè non fare mai del male ad un bambino e mi creano angoscia.

A fine giugno ho preso coraggio e sono andata in terapia. Ho capito di soffrire di disturbo ossessivo compulsivo. Nel momento in cui arrivano i pensieri ossessivi provo emozioni negative: paura, ansia a mille, terrore, senso di colpa, tutto questo mi porta a ricercare immediatamente spiegazioni del perchè ho questi pensieri, rispondo a tutti i dubbi e sento il bisogno di confessare a mia madre tutto quello che mi passa per la mente. Ho capito che così facendo provo sollievo dalle mie paure ma è solo temporaneo, tutto riprende nell'arco di qualche minuto o ore, poi ritorna un altro pensiero, provo ansia, emetto compulsioni e l'emozione negativa diminuisce. Io sono li intrappolata in questo circolo vizioso fin da quando sono bambina.

Ho iniziato ad ascoltare tutti i santi giorni una cassetta in cui sono state registrate le ossessioni che invadono la mia mente. Ho imparato ad essere consapevole della loro presenza, li chiamo per nome e cerco di prenderne distanza.

Ho imparato che per poter allontanare quella bestia malefica bisogna competere, competere a più non posso e non lasciarlo ASSOLUTAMENTE PARLARE.

Vedo una bella ragazza in un video musicale che balla in modo sensuale e provocatorio ... sento arrivare il doc da lontano ...tadann ...eccolo: “ti piace?”, “ti eccita?”, “allora vedi che sei lesbica ...”. Se prima gli lasciavo finire di dire tutta la frase, ora "al ti piace?", dico STOP!!!! NON MI ROMPERE, NON TI ASCOLTO, taglio corto e vado avanti, penso a qualcos'altro e mi concentro su quello che sto facendo. Mi concentro sul presente. Ho capito che questa è la mia forza. TAGLIARE CORTO SUBITO!!!

Un altro esercizio simpatico che mi ha fatto fare la Dott.ssa Narduzzo è stato quello di prendere in giro il DOC. Appena mi arrivano i pensieri ossessivi, li ripeto facendo una vocina da scema tipo quella da babbo Natale o da vecchietta giusto per far sentire il DOC ridicolo, prendere distanza emozionale e non farmi travolgere. Così facendo le ossessioni che prima mi angosciavano, ora perdono di importanza.

Con la terapia cognitivo comportamentale i pensieri si sono affievoliti e sono sempre meno presenti e più deboli. Ho iniziato anche a fare sport e lì mi scarico tantissimo, svagando la mente e rilassando il corpo.

Purtroppo quella bestia malefica ti attacca proprio dove tu ti senti forte, quando stai bene e quando pensi di aver vinto tu, facendoti venire dubbi con le persone più care. Per esempio, ora che ho imparato a gestirlo sul fronte pedofilo e omosessuale, mi sta attaccando sulla mia relazione affettiva. E' un'ossessione per me nuova, ho paura e mi sento in colpa: “e se ti sei presa una cotta per il ragazzo della palestra?”, “ami ancora il tuo fidanzato?", “se l'amore finisce?, lo farai sentire malissimo, lo farai soffrire, dovrete vendere casa, facendo andare tutto a rotoli. Cosa ci faresti con il ragazzo nuovo?”. Ho la testa in fumo e non riesco più a ragionare, non sono lucida. E' proprio ora che non bisogna arrendersi, bisogna tirare fuori gli attributi e fargli vedere sul serio chi comanda.

Ho capito che con il passare del tempo il contenuto del DOC può cambiare, è importante riconoscerlo, chiamarlo per nome e prendere distanza. Se andassi dietro ai pensieri, rinuncerei ad andare in palestra, invece so che devo vivere la stessa situazione con maggior serenità e tranquillità, concentrandomi sull'attività sportiva. Sono consapevole ed accetto che i pensieri arriveranno, ma li lascio andare.

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29.11.11

FOBIA SOCIALE: temo gli sguardi e il giudizio delle persone che mi osservano

13:59:08, Aree di intervento: Ansia, Paure, Fobie, Fobia Sociale  

Scappo dalle situazioni sociali in cui mi sento al centro dell'attenzione

Federico ha 29 anni operaio con la passione della musica, suona la chitarra e si esibiva con il suo gruppo nei vari locali. Ricevere gli applausi del pubblico lo divertiva e lo gratificava.

Da tre anni Federico evita le feste, le cene, non suona, la pausa caffè alle macchinette è diventata fonte di sofferenza. In generale, evita tutte le situazioni in cui potrebbe trovarsi al centro dell'attenzione ed essere osservato e giudicato dagli altri.

Prima di vivere una situazione sociale avverte un'intensa ansia anticipatoria : “e se sto male?”, “se mi viene l'ansia”, “mi blocco, non sono tranquillo, non riesco a ridere”, “gli altri se ne accorgono”, “potrebbero pensare che IO NON SONO A POSTO, IO SONO PAZZO”.

Durante una situazione interpersonale Federico ha paura di star male, di non riuscirsi a controllare, non si sente più se stesso, deve scappare, fuggire dagli sguardi, va in bagno oppure cerca di rimanere nella situazione ma fa finta di telefonare, gioca con il cellulare o risponde in modo veloce alle domande per togliersi dalla scena, dall'attenzione in cui gli altri lo guardano e lo ascoltano.

Federico si considera uno sfigato, la sua timidezza e la sua paura delle persone lo limitano nel cercare una fidanzata e l'essere single aumenta l'idea negativa che ha di se stesso e diminuisce la sua autostima.

Festeggiare il suo compleanno è una situazione da evitare assolutamente, esser al centro della serata, in cui le persone sono li per lui, gli parlano, fanno domande, lo chiamano e lo osservano mentre spacchetta i regali, gli crea un'ansia elevatissima. Anni fa i suoi amici gli fecero una festa a sorpresa e lui rimase serio, freddo, senza parole, in preda al panico. Tutti iniziarono a domandargli cosa avesse e se fosse arrabbiato. In realtà aveva paura e lottava contro la sua ansia. Solo pensieri negativi nella sua testa “o Dio adesso mi agito, non sorrido, non sono rilassato, gli altri se ne accorgono, devo rilassare i muscoli del viso”. Federico si concentra solo sul suo fisico per evidenziare eventuali sintomi per controllarli al fine di evitare un attacco di panico. Così facendo si perde tutto ciò che lo circonda.

L'attenzione selettiva sul proprio corpo viene vissuta erroneamente come un comportamento positivo che permette di tenere sotto controllo i vari parametri psicofisiologici per evitare un attacco d'ansia. In realtà tale atteggiamento genera maggior ansia, rigidità e non permette la distrazione che aiuta, invece, a non dare forza ai pensieri negativi.

Federico nelle situazioni di gruppo cerca di diventare piccolo e trasparente, si colloca in un angolo e rimane silenzioso per fuggire all'attenzione delle persone.

Scappare, fuggire, evitare i rapporti sociali, creano sollievo ma solo momentaneo, a lungo andare rafforzano il disturbo d'ansia, creando non solo un'immagine negativa di se stessi ma generano solitudine ed isolamento.

Ridere di se stessi, sdrammatizzare, prendersi in giro hanno permesso a Federico di vivere le situazioni sociali con minor ansia. Prima Federico lottava per evitare che le persone si accorgessero del suo disturbo, oggi riesce simpaticamente a dire “ragazzi non mi fate queste domande lo sapete che divento rosso sono timido, riuscendo a ridere insieme ai suoi amici”.

Sta imparando che fare domande agli altri, concentrarsi su ciò che lo circonda mostrando interesse, lo aiuta a non rimanere intrappolato nella paura dei sintomi e focalizzato sul suo corpo.

Federico è consapevole ed accetta che i pensieri negativi e le preoccupazioni arrivano così come le sensazioni negative ma non da forza, riesce a lasciarle andare vivendo così più serenamente. Ha imparato a guardare quei pensieri e non a giudicare negativamente se stesso attraverso quei pensieri.

Nel programma di esposizione graduale, Federico ha finalmente capito che può farcela rafforzando l'idea di se stesso. Il nostro "motto" terapeutico è sempre stato:"più faccio e più mi rafforzo".Oggi ha riscoperto il piacere di frequentare le persone diminuendo la solitudine e l'isolamento, frequenta gruppi e si dedica allo sport per distrarsi e scaricare eventuali emozioni negative.

Nella storia di vita di Federico è emersa un'infanzia caratterizzata dalla solitudine e dalla trasparenza (deprivazione emozionale). Ricorda una scena in cui suo padre lo aveva portato a pescare e Federico era contento di questo, ma queste due persone non si parlano, non interagiscono, non c'è scambio di emozioni o di esperienze. Le due persone sono insieme ma è come se di fatto fossero sole. Tutta l'infanzia è caratterizzata da silenzi e non vi sono genitori che dedicano tempo, interessati ad ascoltare e condividere. Federico, così come i suoi fratelli hanno imparato fin da piccoli a fare esperienze da soli.

Tutte queste esperienze ed emozioni sono rimaste dentro di lui senza grandi sofferenze. Ma tre anni fa, in occasione di una cena di lavoro, Federico ha avuto un attacco di ansia spaventandosi tantissimo. Da allora è iniziato il suo calvario

Prima della terapia, Federico era quel bambino non abituato ad essere al centro dell'attenzione.

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27.03.11

Come stoppare i pensieri continui e le mille preoccupazioni?

23:22:45, Aree di intervento: Ansia, Paure, Fobie, Disturbo d'Ansia Generalizzata, Stress  

Consigli per stoppare i pensieri e le preoccupazioni:

1. Arresto del pensiero: prova a dirti con forza e a voce alta STOP. I pensieri sono solo pensieri, più gli vai dietro e più aumentano. Allora STOP.

2. Dilaziona Aspetta 5 minuti di orologio prima di pensare, nel frattempo cerca di distrarti leggendo, facendo una telefonata, cantando a voce alta, .... Al termine dei 5 minuti, chiediti se devi proprio pensare o se resisti altri 5 minuti. Bravo vai avanti così, hai resistito!!!

3. Distraiti con attività piacevoli: doccia, sport, organizza uscita con amici, leggi. Mentre ti dedichi a queste attività, monitorizza, chiediti cioè se sei concentrato sull'attività scelta o se stai pensando. Nel caso tu stessi pensando, allora stoppa tutto e riporta la tua attenzione su ciò che stavi facendo.

4. Rilassati disteso sul letto: l'aria entra nel naso, la pancia si gonfia e lentamente l'aria esce dalla bocca e la pancia si sgonfia. Cencentrati sulla sensazione dell'aria che attraversa le narici e piano piano esce dalla bocca.

5. Fai una lista degli impegni e delle attività che dovresti fare. Riordina il tutto in base all'urgenza e/o all'importanza che hanno. Organizza le tue giornate, settimane e mesi in base alle attività che hai messo nella lista.

La programmazione ti aiuterà a fare ordine nella tua vita e a non sovraccaricarti di mille impegni.

Non essere rigido con te stesso: se non riesci a fare ciò che hai programmato, non è la fine del mondo, ci penserai domani!!!

Ricordati che gli imprevisti possono presentarsi e hanno la precedenza sulla tua programmazione.

Quando rivolgersi ad un terapeuta:

- provi livelli di ansia molto forti
- se le tue preoccupazioni ti assorbono così tanto da interferire con la vita quotidiana
- non riesci da solo a controllare le tue preoccupazioni
- non riesci a dormire

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27.11.10

Curare il vaginismo

15:33:31, Aree di intervento: Disturbi sessuali, vaginismo  

Protocollo di lavoro: come superare il vaginismo

E' importante indirizzare la paziente da un ginecologo che attraverso un esame obiettivo, possa escludere qualsiasi causa organica del vaginismo (infiammazioni, malformazioni dell'apparato sessuale).

E' importante iniziare una psicoterapia con un terapeuta che abbia competenze nei disturbi sessuali, affinchè la persona che soffre di vaginismo possa essere seguita in tutti gli aspetti della sua vita: cognitivi, emozionali, relazionali, comportamentali e fisici, al di la dei semplici esercizi che si possono scaricare via internet. La terapia per essere vincente deve sempre considerare la persona nella sua unicità e totalità.

Tecniche utilizzate per la cura del vaginismo

Tecniche di respirazione lenta diaframmatica e rilassamento permettono di riconoscere parti del corpo tese e rigide per poi lasciarle completamente andare. L'obiettivo principale è quello di ridurre l'ansia associata al rapporto sessuale, in modo tale da eliminare lo spasmo muscolare che impedisce la penetrazione.

Tecniche di visualizzazione per lasciare la mente libera di immaginare, sognare e fantasticare, utili per rilassarsi, ma anche per rompere schemi rigidi e controllati.

Fase psicoeducazionale: è molto importante fornire corrette informazioni sull'apparato genitale. Spesso troviamo donne che non hanno mai esplorato ed osservato le proprie parti intime, per imbarazzo, tabù, educazione rigida familiare o per chissà quali fantasie errate che contribuiscono a determinare la fobia sessuale.

Un laboratorio sulle emozioni sarà utile per riconoscere ed esprimere ciò che la persona prova al fine di migliorare la comunicazione all'interno della coppia.

Esercizi specifici per la cura del vaginismo

Sedute sul water, iniziate a urinare e poi contraete i muscoli per fermare lo scorrere dell'urina (Harkreader e Hogan, 2004).

Potete contrarre molto velocemente la vagina, in cui si contraggono e si rilasciano il più velocemente possibile i muscoli (Kegel).

Contraete i muscoli vaginali e teneteli contratti contando fino a 10 e poi rilasciateli.(Kegel)

Contraete lentamente i muscoli “in dentro” e poi rilassateli lentamente “in fuori”

Inserite un dito e contraete i muscoli vaginali, fino a stringere il dito. Usate uno specchio per osservare come la vagina si contrae e si rilassa.

Le tecniche di auto-stimolazione e di auto-esplorazione permettono di migliorare la conoscenza del proprio corpo, in questo modo la donna potrà guidare, successivamente, il proprio compagno al fine di raggiungere piacere.

Successivamente la donna potrà introdurre oggetti di grandezza graduale all'interno della propria vagina, partendo dal mignolo, dal medio, due dita, fino a costruire con l'argilla cilindri di grandezza e lunghezza variabile.

Durante l'auto-esplorazione la donna impara a rilassare i muscoli che percepisce in contrazione, respira in modo calmo e tranquillo e si concentra sulle sensazioni piacevoli che avverte.

Per passare da un gradino all'altro è importante rispettare i tempi della donna senza forzature.

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Vaginismo: un lungo matrimonio in “bianco”

15:10:54, Aree di intervento: Ansia, Paure, Fobie, Disturbi sessuali, vaginismo  

Il mio tormento è il Vaginismo

Sara è una giovane donna di 36 anni, si presenta in studio per un problema di vaginismo.

E' sposata da 13 anni e non ha mai avuto rapporti intimi completi con il marito. Abbracci, baci, stimolazione genitale reciproca, poi il blocco totale. Sara riferisce di aver paura del dolore, quindi si irrigidisce a livello muscolare, inizia a tremare, l'ansia aumenta e ciò non le permette di lasciarsi andare al piacere, al contatto e allo scambio reciproco.

Il marito, dice che “per amore”, ma forse, anche, per passività, sottomissione ed autosacrificio, non si è mai lamentato più di tanto e nel frattempo gli anni sono passati.

Il desiderio di avere un figlio ha spinto Sara a chiedere aiuto.

In generale, dall'osservazione, dal colloquio e dai test somministrati, Sara è trattenuta, bloccata, frenata, composta, le emozioni che prova dentro, fatica fortemente a lasciarle uscire.

Dai ricordi della sua infanzia non emergono manifestazioni di affetto da parte dei suoi genitori. La mamma viene descritta, da Sara, come una persona chiusa, poco loquace, non affettuosa fisicamente, il papà è ancora più introverso della madre, non fa domande, non mostra interesse, anche lui appare come una persona molto controllata a livello emozionale.

Ancor oggi, si parla poco all'interno della famiglia di origine, i discorsi sono superficiali e non si entra in contatto con le emozioni. ( schema della deprivazione emotiva e del controllo emozionale)

Vantaggi dovuti al vaginismo

1) non provo dolore
2) mi ha permesso di gestire e comandare all'interno della relazione coniugale
3) mi permette di non lasciarmi andare

Svantaggi di soffrire di vaginismo

1) Mi impedisce di avere un figlio
2) Rovina il mio matrimonio e mi fa perdere la persona che amo
3) Mi impedisce di verificare se effettivamente provo dolore durante un rapporto intimo
4) Mi impedisce di provare piacere
5) Impedisce al mio compagno di provare piacere
6) Toglie intimità e complicità alla coppia
7) Potrei rimanere da sola
8) Va a rafforzare sempre di più il mio controllo emozionale che non mi permette di lasciarmi andare e di essere spontanea
9) Vivo nella freddezza, nella superficialità che ho imparato fin da bambina nel rapporto con i miei genitori.

In generale, Sara tende a non parlare delle sue cose personali con i colleghi, amici, familiari e marito, solo con una cognata riesce a confidarsi. Non si fida (schema della sfiducia e sospettosità), appare, così, fredda, distaccata, non permette agli altri di entrare nella sua intimità, mantiene una certa distanza, come se ci fosse una barriera tra se e gli altri.

Durante i colloqui, Sara riferisce più volte la frase “TANTO è INUTILE DIRE NON SERVE A NULLA”, sarà importante capire da dove si origina questa convinzione e da chi l'ha imparata, facendo un tuffo nel suo passato.

Ora Sara è motivata a superare il vaginismo, appare collaborante e propositiva.

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Starbene: mente-corpo

Dott.ssa Maria Narduzzo
Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Terapeuta EMDR
Docente dell'Istituto Watson
P.Iva 09100990010
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