Categoria: Disturbo Ossessivo Compulsivo

10.03.08

Il trattamento del Disturbo Ossessivo Compulsivo: metodo autoterapico dei Quattro gradini

13:47:05, Aree di intervento: Disturbo Ossessivo Compulsivo  

La terapia dei QUATTRO GRADINI

Le persone che soffrono di DOC adottano comportamenti apparentemente strani e bizzarri (contare, lavarsi, pulire, controllare, ...) per allevviare lo stato di tensione creato dalle ossessioni e in alcuni casi per evitare catastrofi temute.

La persona che soffre di DOC non vorrebbe più avere le ossessioni, ma questa aspettativa è inutile, in quanto i pensieri sono automatici e si presentano comunque nella mente.

Il Metodo autoterapico dei Quattro Gradini sarà di grande aiuto per aumentare l'autocontrollo, potenziare la forza di volontà, vi servirà per controllare i pensieri e i comportamenti intrusivi dovuti dal Disturbo Ossessivo Compulsivo.

Invece di agire impulsivamente (come se foste niente di più di un burattino) quando idee o impulsi si insinuano dentro di voi, potrete addestrarvi a rispondere in modo diverso.

La terapia si basa su quattro gradini:

Primo gradino: RIDEFINIRE

Ridefinire risponde alla domanda: Che cosa sono questi pensieri che mi assillano e mi angosciano?

Dovete ridefinire questi pensieri, impulsi e comportamenti indesiderati, dovete chiamarli con il loro vero nome: sono ossessioni e compulsioni.

Dovete fare uno sforzo cosciente per tenervi fermamente ancorati alla realtà.

I vostri pensieri e impulsi sono sintomi del DOC e non nascono da una reale necessità.

E' come se il cervello si fosse inceppato ed invia continui messaggi di pericolo. Capire che non siamo noi che desideriamo contare, pulire o altro ancora ma è il DOC, è il nostro disturbo, è la nostra patologia che parla e ci comanda di fare e disfare.

La persona potrà dirsi: “Non credo o sento che le mie mani siano sporche; invece ho l’ossessione che siano così” o “Non avverto il bisogno di controllare quella serratura; invece sto provando un impulso coatto a verificarla”.

SECONDO GRADINO - RIATTRIBUIRE

Alle domande: “Perché questi pensieri non spariscono?”, “A che cosa devo attribuirli?”

La persona imparerà a dirsi che essi persistono, perché sono sintomi del disturbo ossessivo compulsivo, patologia che, come è stato scientificamente dimostrato, dipende da uno squilibrio biochimico che manda in tilt la mente.

TERZO GRADINO - RIMETTERE A FUOCO

La persona imparerà a cambiare le proprie risposte comportamentali, adottando un comportamento utile, costruttivo e piacevole per “aggirare” i pensieri ossessivi e per reprimere l’impulso ad assumere un comportamento coatto.

La persona deve compiere lo sforzo di rivolgere l’attenzione da un’altra parte e di mettere in atto azioni funzionali e alternative: attività sportiva, passeggiare, ascoltare musica, ecc..

Quando il cervello invia un messaggio non veritiero, i pazienti devono in primo luogo ridefinirlo e successivamente riattribuirlo: “non sono pensieri reali ma pensieri ossessivi, cioè falsi messaggi che il cervello invia”.

Per combattere le compulsioni, la persona deve applicare la regola del quarto d’ora: aspettare quindici minuti prima di mettere in atto un comportamento coatto. Nel frattempo, deve svolgere un’attività picevole. Al termine dei quindici minuti, rivalutare se è il caso di emettere il comportamento o aspettare altri quindici minuti.

QUARTO GRADINO - RICONSIDERARE

La persona imparerà a considerare i sintomi ossessivi – compulsivi come distrazioni prive di senso che devono essere ignorate, quindi, svalutate.

Tali sintomi vengono provati contro la propria volontà, anche se sono il prodotto della nostra mente. La persona dovrebbe dirsi: “Questo è un sintomo del mio disturbo ossessivo compulsivo. Non ci credo, perché non è quello che penso e voglio”.

E' chiaro che chi soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo verrà costantemente allenato a mettere in pratica i quattro gradini. E' difficile credere che da solo riuscirà a resistere nel mettere in pratica le compulsioni visto il livello di ansia che prova in seguito alle ossessioni.

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04.12.07

Il mio Disturbo Ossessivo Compulsivo: conto, addiziono, sottraggo e faccio patti con il diavolo

14:38:57, Aree di intervento: Disturbo Ossessivo Compulsivo  

Il mio Disturbo Ossessivo Compulsivo: conto, addiziono, sottraggo e faccio patti con il diavolo
Mi chiamo Sara ho trenta anni.

Mi capita di fare delle stranezze:

1) Quando sono ferma al semaforo, addiziono i numeri della targa della macchina che ho di fronte. Il numero finale lo trasformo in una lettera dell’alfabeto. Es: 364, la somma è 13, la lettera corrispondente è O. Se non faccio la somma ho paura che mi capiti qualche disgrazia.

2) Prima di salire i gradini, li devo contare e poi trovare la lettera dell’alfabeto corrispondente.

3) Mi vengono in mente continui ed assillanti pensieri che ho venduto l’anima al diavolo, ho fatto patti con il diavolo. Per cui non sono contenta quando le cose mi vanno bene: trovo un lavoro, vado d’accordo con il fidanzato, …, perché il mio Disturbo Ossessivo Compulsivo mi manda continui pensieri che se le cose mi vanno bene è dovuto al fatto che ho fatto un patto di sangue con il diavolo.

Terapia cognitivo comportamentale

Fase psicoeducazionale: in una prima fase, Sara imparerà a conoscere il Disturbo Ossessivo Compulsivo, sintomi tipici, caratteristiche e potrà leggere libri specifici sul suo disturbo;

Rilassamento e respirazione diaframmatica: tali tecniche sono importanti per gestire l'ansia che Sara potrà provare.

Lavoro sulla motivazione: Sara farà un elenco dei vantaggi che potrà ottenere se sarà libera dal Disturbo Ossessivo Compulsivo. Immaginare la realizzazione dei vantaggi aiuterà Sara a superare i momenti di maggior sconforto e la renderanno più ostinata a seguire la terapia.

Elenco degli obiettivi: verranno elencati gli obiettivi concreti, specifici e realizzabili che Sarà vorrà raggiungere.

Esposizione e prevenzione della risposta: Sara avrà il compito di salire e scendere le scale senza contare i gradini. Se avrà dubbi e pensieri ossessivi sulle possibili disgrazie a cui andrà incontro, dovrà dirsi con forza "non mi interessa, sono solo pensieri ossessivi, non sono la realtà".
Si dovrà esporre a tutte le situazioni senza emettere le compulsioni.

Esposizione ai pensieri ossessivi terapeuta e Sara registrano sul nastro tutti i pensieri ossessivi, le paure, i dubbi. Sara avrà il compito di riascoltare il nastro più volte nell'arco della giornata, monitorare il livello di ansia provato. Alla fine per un processo di assuefazione, Sara si sarà abituata e l'ansia inizierà a diminuire di intensità fino a scomparire.

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La paura di contaminarmi

11:54:02, Aree di intervento: Disturbo Ossessivo Compulsivo  

Disturbo Ossessivo Compulsivo: la paura di contaminarmi

Ho vissuto per 8 anni con la paura di sporcarmi, di toccare qualcosa di non pulito e di contaminarmi.

Mi lavavo le mani almeno cinquanta volte al giorno tanto che la pelle era tutta rossa e bruciata dal sapone. Usavo grandi quantità di detersivi e non potevo lavare le mani come volevo, tutto seguiva un preciso e rigido schema. Se i vari passaggi erano fatti bene potevo smettere di lavarmi, altrimenti mi sentivo invasa da una forte ansia ed ero costretta a ripetere 2, 4, 6, 8 e anche 10 volte tutti i passaggi. Non potevo lavarmi le mani per un numero dispari di volte altrimenti sarebbe successo qualcosa di brutto a mio marito.

Versavo grandi quantità di sapone sulla mano sinistra, sfregavo dall’alto in basso il palmo della mano destra per 6 volte. Prendevo altro sapone nella mano destra e ripetevo lo stesso lavaggio per la mano sinistra. Alla fine incrociavo le dita di entrambe le mani e le sollevavo fino ad una certa altezza. Quando mi sentivo soddisfatta per aver raggiunto il punto preciso, potevo sciacquare le mani sotto l’acqua. Mi asciugavo nel mio asciugamano, che nessuno dei miei familiari avrebbe dovuto usare.

Tutta la mia vita era invasa dal Disturbo Ossessivo Compulsivo: non potevo toccare il denaro perché ero convinta che fosse sporco. Disinfettavo monete, portafoglio e strofinavo i soldi di carta.

Quando andavo a fare la spesa, ero continuamente tesa: avevo paura che qualcuno mi toccasse i miei vestiti. In questi casi sarebbe partito il Disturbo Ossessivo Compulsivo: “e se passando, quel signore ti ha toccato la maglia?”, “adesso è sporca!”, “quando rincasi la lavi subito, altrimenti sporchi la casa e poi lo sai che non puoi vivere in una casa sporca, devi disinfettare tutto”.

La merce acquistata non potevo metterla direttamente negli armadi, dovevo disinfettare tutto per ore ed ore. E così tutto il resto, lavavo armadi, pavimenti, oggetti, indumenti, le scarpe. In un armadio avevo sistemato la roba pulita ed in un altro gli indumenti messi una volta.

A casa mia non entrava nessuno: animali, amici, parenti, vicini di casa, perché il mio Disturbo Ossessivo Compulsivo mi costringeva a disinfettare tutto.

Ero perfettamente consapevole che le mie mani non erano sporche, così come ero consapevole che ciò che toccavo non poteva essere contaminato. Ma non riuscivo a togliermi dalla testa la sensazione ed i pensieri ossessivi che le mie mani erano sporche.

Provavo un ansia terribile e non potevo non effettuare tutti i lavaggi. Non riuscivo a smettere. Mille dubbi nella testa: “le ho lavate bene?”, “sono pulite?”, “cosa ho toccato?”.

Un terribile segreto, che cercavo di tenere nascosto sul lavoro. Quante strategie che mi sono inventata per sopravvivere: salviettine umidificate, non stringevo la mano a nessuno, mangiavo da sola…...

Oggi non è più così, posso dire di essere libera dall’inferno che crea il Disturbo Ossessivo Compulsivo.

Ho capito che ho un disturbo di ansia che si chiama Disturbo Ossessivo Compulsivo ed è a causa sua che ho continui pensieri ossessivi di contaminazione. Con la terapia comportamentale sono riuscita a non emettere più i rituali. Mi è costato, ho provato ansia ma per nessun motivo al mondo avrei ceduto, era troppo forte il desiderio di guarire.

I pensieri ossessivi si presentano ancora oggi, anche se con una frequenza ed intensità minore, ma riesco ad ignorarli e faccio esattamente il contrario di ciò che il mio doc mi ordina di fare.

E’ scattato in me un atteggiamento di sfida nei confronti del doc. Sono nel supermercato e mi avvicino alle persone, con una scusa tocco intenzionalmente i loro vestiti e con le mani tocco i miei abiti.

Mentalmente mi sono rappresentata il mio doc come un mostro che si nutre di compulsioni. Oggi quel mostro è molto piccolo, cerca di darmi fastidio, ma io riesco a farmi una risata e vado avanti nella mia vita.

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17.09.07

Cura del Disturbo Ossessivo Compulsivo: la terapia comportamentale

00:08:09, Aree di intervento: Disturbo Ossessivo Compulsivo  

La terapia comportamentale risulta il trattamento elettivo per la cura del Disturbo Ossessivo Compulsivo.

La terapia prevede l'utilizzo di diverse tecniche:

ESPOSIZIONE

Inizialmente paziente e terapeuta individuano le situazioni ansiogene che vengono evitate o vissute con particolare disagio. Queste situazione vengono, successivamente, ordinate in modo gerarchico da quelle meno a quelle progressivamente più ansiogene, su una scala che va da o a 100 (panico).

In seguito, si espone gradualmente la persona che soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo alle situazioni temute e solitamente evitate, partendo da quelle meno ansiogene. Il principio generale su cui si basa la tecnica dell’esposizione graduale in vivo è quello dell’abituazione della risposta ansiosa. In pratica il paziente viene istruito ad esporsi allo stimolo ansiogeno e a tollerare l’ansia senza mettere in atto evitamenti o fughe fino a che l’ansia si riduca spontaneamente. Alla fine la persona si abitua all'ansia e questa verrà provata sempre meno.

PREVENZIONE DELLA RISPOSTA

Tale tecnica consiste nel fatto che la persona con Disturbo Ossessivo Compulsivo impara a non emettere i rituali ossessivi. E' vero che i rituali diminuiscono il livello di ansia, ma tale effetto è solo temporaneo. Il paziente prova ansia perché pensa di essersi contaminato, effettua i rituali di lavaggio per ridurre l'ansia. Eviterà di toccare oggetti soggettivamente contaminanti per prevenire l'ansia. Poco dopo avrà altri pensieri ossessivi di contaminazione, proverà nuovamente ansia e si sentirà costretto ad emettere le compulsioni. E così via fino all'infinito e senza tregua. Capite ora che le compulsioni non rappresentano la vostra guarigione, al contrario vi intrappolano in un circolo che attivate e mantenete e da cui è difficile uscirne.

La progressiva constatazione da parte del paziente di riuscire a tollerare l’ansia scatenata dall’ossessione, senza l’obbligo di attuare strategie compulsive, ne diminuisce l’utilità con conseguente progressiva scomparsa dell’attuazione dei rituali stessi. Certo all'inizio non sarà facile, la persona può provare ansia e sarà più forte il desiderio di cedere alle indicazioni del DOC. Ma questa è la via giusta!! Gradualità e l'aiuto di un tecnico specializzato in psicoterapia cognitivo comportamentale saranno di grande aiuto.

Occorre considerare il tempo impiegato dal paziente nella messa in atto dei rituali. Alcuni strutturano la loro intera giornata intorno ai rituali e quando gli si chiede di ridurre il tempo che essi vi dedicano, si sentono svuotati, privi di uno scopo. In questi casi il terapeuta deve lavorare insieme al paziente per “ristrutturare la quotidianità, tramite l’uso di tecniche di programmazione delle attività giornaliere.

Esposizione in vivo con prevenzione della risposta

Il trattamento più comune per i disturbi ossessivo – compulsivo è l’esposizione in vivo con prevenzione della risposta (Steketee, 1993). E’ stato riscontrato un tasso di esiti positivi del 65/80% quando il paziente viene esposto per un tempo prolungato (da 45 minuti a 2 ore) agli stimoli ansiogeni che elicitano il comportamento ossessivo, mentre gli vengono date istruzioni per non intraprendere rituali compulsivi, nonostante la forte spinta a farlo (Kozak e Foa, 1996).

DILAZIONE DELLA RISPOSTA

Tale tecnica riguarda una forma graduale di prevenzione della risposta in cui si aumenta il tempo che intercorre fra lo stimolo e l’emissione del comportamento compulsivo. In pratica, tale tecnica consiste nell'aspettare 2 minuti, poi 5, poi 10, poi 15,... prima di emettere la compulsione. Nel frattempo la persona si rilassa o si distrae.

TECNICA DEI RITUALI OBBLIGATI

Si stabiliscono momenti in cui il paziente deve emettere i rituali e momenti in cui non deve emettere i rituali (prevenzione della risposta). La tecnica tende ad eliminare la connessione fra stimoli e rituali.

SATURAZIONE

Si espone la persona, per periodi prolungati, ai pensieri e alle immagini ansiogene. La caratteristica di tale procedura è la monotona reiterazione mentale e non tanto l’induzione di elevati livelli di ansia.

Le tecniche di saturazione sono adeguate solo alla riduzione delle ossessioni e non delle compulsioni mentali.
I pensieri disfunzionali vengono registrati su nastro e il paziente ascolta (esposizione covert ai pensieri intrusivi, Headland e MacDonald, 1987; Salkovskis, 1983; Salkovskis e Westbrook, 1989) la registrazione più volte (più di un’ora al giorno, tutti i giorni) fino a quando la consueta sensazione di angoscia si trasformerà in noia. Sembra che, la saturazione mediante frasi ascoltate da audioregistrazioni presenti maggiore efficacia rispetto alle frasi semplicemente verbalizzate dal soggetto (versione originale).

Il terapeuta può impersonificare la voce del D.O.C.; si espone anche in questo caso, il paziente ai pensieri ossessivi che creano dubbi, incertezze, consigliano ed ordinano al paziente come comportarsi per evitare situazioni di rischio. La persona impara a difendersi dai continui attacchi del D.O.C., rispondendo in modo competitivo.

TECNICHE DISTRATTIVE

Leggere, telefonare, guardare la televisione, incontrare persone, dedicarsi ad attività sportive e socializzanti,…, con lo scopo di “prevenire la risposta”, cioè ridurre i rituali. Il paziente, con il terapeuta, dovrebbe stilare un programma giornaliero delle attività distrattive a cui dedicarsi.

USO DI PROMPT (Touchette e Howard 1984)

Stimoli supplementari che controllano il comportamento desiderato. Es.: prompt ambientali in cui viene modificato l’ambiente per suscitare il comportamento desiderato (es.. con il paziente che lava le mani per ore e non riesce a fermarsi prima, si può utilizzare un timer che funge da “stop” esterno; uso di cartelli e di cassette in cui viene registrata la sequenza del lavaggio e il momento dello “stop”.

TECNICA PER LA LUNGAGGINE OSSESSIVA

I pazienti che impiegano un tempo eccessivo quando svolgono azioni di vita quotidiana (lavarsi, pettinarsi,…), si possono trattare con la seguente tecnica: si dà un orario limite entro il quale terminare un dato compito e se esso non viene completato in tempo, per quel giorno viene lasciato non finito. Inizialmente si può consentire un tempo maggiore che poi viene gradualmente ridotto, fino a una durata ritenuta adeguata. Con il ripetersi del processo, l’ansia ingenerata dal limite di tempo dovrebbe attenuarsi e il paziente dovrebbe riuscire a terminare il suo compito.

Per i pazienti estremamente ordinati, precisi, meticolosi, che impiegano molto tempo a sistemare, Veale (1993) propone di esporli ripetutamente al disordine, all’inesattezza e alla mancanza di meticolosità.

TECNICA PER LE COMPULSIONI DI ACCUMULO

Stilare un contratto col paziente in base al quale egli accetta di buttare via gli oggetti accumulati secondo una gerarchia graduata: da quelli meno importanti a quelli più importanti. In alcuni casi, se risulta troppo difficile per il paziente gettare via gli oggetti, un passo intermedio può essere quello di consegnarli al terapeuta perché li custodisca per un certo tempo, finchè il paziente non si abitui alla loro mancanza.

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10.09.07

Quando si può parlare di Disturbo Ossessivo Compulsivo?

14:13:33, Aree di intervento: Disturbo Ossessivo Compulsivo  

Tutti noi abbiamo idee, pensieri, impulsi o immagini che ci vengono in mente e che ci assillano per un po’ di tempo. Basti pensare alle volte in cui un ritornello o uno slogan pubblicitario ci ha tormentato per tutta la giornata. La differenza tra questi e i veri sintomi ossessivi risiede nel fatto che chi non soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo, può facilmente eliminarli distraendosi, mentre chi soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo non ci riesce e ne risulta fortemente disturbato. Le ossessioni per essere considerate sintomo del Disturbo Ossessivo Compulsivo devono essere di gravità tale, per il loro contenuto disturbante e/o per la loro presenza assediante da interferire con la vita sociale, lavorativa, familiare del soggetto.
Essere una persona precisa, ordinata, perfezionista, con la propensione alla cura dei dettagli è sicuramente una caratteristica positiva e utile, in quanto può permettere di ottenere anche buoni risultati sul lavoro. La questione cambia completamente quando queste abitudini sfuggono di mano, facendo occupare al soggetto gran parte del tempo per controllare, ordinare e ricontrollare numerose volte.
Tutti possono mettere in atto comportamenti ritualizzanti in certe occasioni; basti pensare alle volte in cui per dare un esame ci si veste in un determinato modo, affinchè l’esame possa andare bene. Le volte che dopo aver chiuso la porta siamo presi dal dubbio di averla chiusa o meno e ritorniamo indietro per controllare. Facciamo le cose in un determinato modo perché si è sempre fatto così e può darci fastidio farle in modo diverso. Tutti, quindi, viviamo con qualche rituale, qualche abitudine, ma non ci sentiamo costretti ad agire in un determinato modo, siamo liberi di scegliere se mettere in atto un comportamento, piuttosto che un altro. Chi soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo non può scegliere, ma si sente costretto ad agire perché è il Disturbo Ossessivo Compulsivo stesso che impone, o la persona sopporta provando disagio e un’ansia intensa. Il Disturbo Ossessivo Compulsivo crea dubbio, insicurezza, non permette di scegliere liberamente, non permette di accettare il minimo rischio.
Allo stesso modo delle ossessioni, quindi, le compulsioni si considerano sintomi del Disturbo Ossessivo Compulsivo quando sono di gravità tale da impedire al soggetto di vivere la sua vita familiare, sociale e lavorativa come prima.

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Starbene: mente-corpo

Dott.ssa Maria Narduzzo
Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Terapeuta EMDR
Docente dell'Istituto Watson
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