Categoria: Agorafobia

11.09.07

Trattamento dell'agorafobia

22:28:54, Aree di intervento: Agorafobia  

Il trattamento d'elezione dell'agorafobia è l'esposizione in vivo agli stimoli che la persona teme.

Tendenzialmante l'agorafobico evita le situazioni per la paura di stare male. Evitare permette di non provare ansia, la persona si sente tranquilla.

Oggi evitate il pullman, domani la metropolitana, e dopo? Potreste rischiare di limitare la vostra vita. Ci sono persone che non entrano nei supermercati, altri nei luoghi chiusi, altri ancora non guidano più la macchina per la paura di stare male.

In terapia la persona impara ad affrontare gradualmente le situazioni temute. All'inizio terapeuta e paziente possono effettuare insieme le esposizioni, gradualmente egli, sentendosi più sicuro e tranquilo riuscirà ad esporsi da solo.

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03.08.07

Cosa si intende per agorafobia?

17:12:49, Aree di intervento: Agorafobia  

Il termine “agorafobia” deriva dalla parola greca agorà, con la quale si indicava la piazza del mercato.

In realtà i pazienti agorafobici non temono solo le piazze e i luoghi affollati, ma anche ascensori, ponti, supermercati, treni, autobus e molte altre situazioni nelle quali risulterebbe difficile allontanarsi o ricevere aiuto, qualora si verificasse un attacco di panico.

Le condotte agorafobiche sono determinate sia dall’evitamento di specifici luoghi e situazioni, per prevenire l’insorgenza di un nuovo attacco di panico, sia nella messa in atto di comportamenti protettivi e rassicuranti.

Per cui una persona può evitare completamente di andare al cinema, oppure non evita il luogo ma si siede in prossimità della porta per uscire subito e senza difficoltà. Altri pazienti evitano i luoghi affollati come il supermercato, altri, invece, si recano nei negozi di piccole dimensioni, evitano gli orari di punta, acquistano pochi prodotti per evitare di rimanere per troppo tempo in coda o per avere poco peso e ingombro da portare nelle mani, in caso di malessere. Alcuni pazienti evitano i pullman, altri salgono su quelli non affollati, rimangono vicini alle porte di uscita e possono sedersi o tenersi agli appositi sostegni per evitare di svenire.

Alcuni pazienti con disturbo di panico riferiscono di non avere problemi nell’uscire di casa. Analizzando, invece, in modo preciso, si possono evidenziare i comportamenti protettivi che la persona può mettere in atto nel tentativo di superare il timore della nuova crisi: impugnare l’ombrello o un bastone, la borsa della spesa con le ruote, la carrozzina dei bambini per appoggiarsi in caso di instabilità.

Alcuni portano con sè la boccetta dell’ansiolitico, una bottiglia di acqua, il cellulare sempre carico o le schede telefoniche per chiamare subito aiuto. Masticare il chewing – gum o tenere in bocca delle caramelle da succhiare, distoglie alcuni pazienti agorafobici dalle loro paure. E’ più semplice percorrere sempre lo stesso tragitto che si conosce bene, gli spostamenti per alcuni sono meno traumatici se prevedono il passaggio vicino alla casa di un amico, di un medico o di una stazione di polizia, in modo che, in caso di panico, l’aiuto sia prontamente disponibile Alcuni pazienti camminano rimanendo vicino al muro da usare come sostegno e sentono il bisogno di avere la possibilità di tornare velocemente a casa. Alcune persone si sentono meno a disagio quando è buio e si muovono più tranquillamente la sera rispetto al giorno, altri provano sollievo indossando occhiali scuri. Gli agorafobici possono aver paura delle altezze per cui preferiscono abitare in appartamenti al piano terreno, cioè evita, inoltre, di utilizzare l’ascensore. Vengono evitati gli intercity perché effettuano poche fermate, altri preferiscono utilizzare solo la loro macchina, altri ancora utilizzano la bici piuttosto che camminare a piedi.

Alcuni pazienti diventano completamente incapaci di uscire di casa da soli e possono farlo solo in compagnia di una persona rassicurante verso cui sviluppano un rapporto di dipendenza.

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Starbene: mente-corpo

Dott.ssa Maria Narduzzo
Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Terapeuta EMDR
Docente dell'Istituto Watson
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