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16.02.14

Poi lo faccio. La tendenza a procrastinare

11:07:46, Aree di intervento: Ansia, Paure, Fobie  

Prima o poi lo faccio!
La tendenza a rimandare impegni e scadenze

Luca tende a rimandare gli impegni, inviare un email, telefonare allo studente che il giorno prima lo aveva contattato, effettuare pagamenti, pulire casa, buttare l’immondizia, prenotare una visita e altro ancora. Avverte un senso di chiusura, soffocamento, ingabbiamento solo all’idea di dover svolgere tali attività.
L’obiettivo di procrastinare dovrebbe essere quello di sollevare, almeno temporaneamente, dalla preoccupazione e dal peso di dover effettuare una data incombenza. E’ un po’ come vivere in un mondo dove doveri e impegni sono lontani, come se non ci fossero. Luca tende a soffermarsi alla finestra e guardare nel vuoto con lo sguardo perso e fisso verso l’orizzonte. Il tempo scorre, passano le ore e gli impegni sono li in un angolo sembrano distanti. Luca tende, anche, a girovagare in auto senza una meta ben precisa. E’ da solo con se stesso lontano dagli impegni e dalle responsabilità. Sembra sereno ed isolato rispetto al mondo caotico e in movimento dove tutti sono presi dal fare e fare sempre di corsa. In realtà molti di coloro che rimandano non riescono a non pensare a ciò che dovrebbero fare. In questi casi il rimandare genera stress, preoccupazione e sensi di colpa. La serenità che ricerca nella procrastinazione è solo temporanea ed illusoria, ansia, umore depresso e disapprovazione del suo comportamento sopraggiungono presto.

Perché si tende a rimandare gli impegni?

Per Daniele è una lotta tra la parte razionale e quella emozionale, “so che dovrei fare una sacco di cose, dai forza una alla volta le faccio altrimenti si accumulano e poi è peggio”, “adesso non ho voglia che fretta c’è, lo faccio dopo”. Daniele è consapevole che il dopo tarda ad arrivare e in alcuni casi non arriva proprio. E’ così forte il senso di oppressione che prova prima di svolgere una attività e procrastinare gli da sollievo. Nel frattempo guarda la televisione, naviga su internet, si sente libero e sollevato. Arriva la sera, chiude la giornata con la solita frase “domani lo faccio”, ma il giorno dopo lo schema comportamentale si ripete. Passano i giorni e Daniele prova un senso di forte malessere. Si sono accumulati gli impegni e lui è rimasto fermo, prova ansia, noia, sensi di colpa e l’umore tende ad abbassarsi. La sua testa è invasa da pensieri negativi ed autodistruttivi, “sono pigro, non ho voglia di fare le cose, non combinerò mai niente nella vita, sono un fallito, gli altri riescono a raggiungere i propri obiettivi ed io no”. I pensieri negativi peggiorano ulteriormente il suo umore bloccando ancora di più il suo comportamento.

Daniele squalifica e autodistrugge la sua persona, valorizzando, al contrario, tutti gli altri percepiti come migliore di lui. Daniele è intrappolato in un circolo vizioso.

Ansia, senso di oppressione prima di svolgere un’attività, tendenza a rimandare che determina sollievo e benessere temporaneo. Con il passare del tempo, l’inattività genera ansie, preoccupazioni e conseguenti emozioni negative, che confermano l’idea negativa che ha di se stesso e bloccano ulteriormente il suo comportamento.

L’unico modo per interrompere il circolo che lo intrappola è di passare all’azione nonostante i vari pensieri negativi che assillano la mente. So che è dura, in alcuni casi diventa una lotta interna tra il fare e il non fare, ma solo l’azione e il comportamento rappresentano una soluzione.

Dietro alla tendenza a procrastinare c’è qualcosa di più della semplice pigrizia.

Daniele non si sente capace, all’altezza, la sua insicurezza, la bassa autostima, il forte senso di inadeguatezza e le sue previsioni rigorosamente negative “tanto è inutile”, “sicuramente andrà male”, lo portano a rimandare gli impegni. Così facendo, Daniele non cerca lavoro, non si iscrive nelle liste di collocamento, non risponde agli annunci confermando il suo senso di fallimento: “ho solo svolto lavoretti, le persone della mia età, invece, si sono realizzate a livello professionale”. “Sono un fallito e non combinerò mai niente nella mia vita”.

Daniele è anche bloccato con le ragazze. Anche in questo caso i suoi pensieri negativi bloccano il comportamento: “non interesso, non piaccio a nessuno, chi si fidanza con una persona che non lavora”, L’idea negativa che Daniele ha di se stesso lo condanna alla solitudine e all’inattività. Daniele si percepisce difettoso, non interessante, non piacevole e se lui ha questa idea di se stesso, si domanda perché gli altri dovrebbero avere un’opinione diversa? Sul piano interpersonale, Daniele fatica a telefonare ad un amico per organizzare l’uscita del sabato sera o per invitarlo a casa sua per vedere insieme una partita di pallone. Non si ritiene gradevole, piacevole, non sa cosa dire, come comportarsi, prova ansia quando è in compagnia di altre persone, rimanda gli impegni e tende ad isolarsi nella sua casa. L’umore depresso complica, ancora di più la situazione. La depressione aumenta il flusso dei pensieri negativi che bloccano l’azione. L’inattività peggiora l’umore. Il circolo vizioso continua.

Alessio evita l’iscrizione alle attività sportive e tende a rimandare anche solo la curiosità di vedere l’ambiente, chiedere informazioni, vivendo nella solitudine della sua casa, in attesa che arrivi il lavoro dei suoi sogni. E’ consapevole a livello razionale che fare sport lo aiuterebbe a scaricare le sue emozioni negative, a trascorrere il tempo in compagnia senza dipendere dalla disponibilità dei parenti. Potrebbe piacevolmente stancarsi per poi dormire, invece di trascorrere notti insonne, lamentarsi di ciò e ricorrere ai farmaci, potrebbe conoscere una ragazza realizzando il suo desiderio di avere una compagna con cui condividere le sue giornate, potrebbe curare il suo corpo a cui tiene, conoscere potenziali amici ed appartenere ad un gruppo, invece di vivere distaccato ed isolato dal mondo. Visto tutti i vantaggi che Alessio avrebbe nel fare sport, perché evita o rimanda tale l’attività? Alessio al più fa nuoto libero, sport individuale e solitario.
Alessio è bloccato dai pensieri negativi, “chissà com’è l’ambiente?, “se poi non mi piace”. “Se non mi trovo bene?”, “chissà come sono le persone”, “poi ci vado”, “si ma poi devo comprarmi tutto l’abbigliamento”, ….. Dietro a tutti questi pensieri potrebbe nascondersi il disagio, la propria difficoltà a livello interpersonale al di la di una semplice pigrizia, visto il suo stile di vita solitario. Oppure potrebbero esserci delle pretese nel frequentare solo ambienti e persone di un certo livello per cui diventa esigente e critico rispetto a tutto ciò che è al di sotto delle sue aspettative. Qualunque siano le motivazioni, la realtà è che Alessio è poco integrato nell’ambiente in cui vive.

Dietro alla procrastinazione c’è anche la convinzione che il compito da svolgere sia difficile, noioso o spiacevole. La persona tende ad ingigantire l’impegno e a sottovalutare le proprie abilità. Rimandare è un’abilità di coping non funzionale, in quanto non ci permette di raggiungere l’obiettivo ma, anche in questo caso, da sollievo e regola le emozioni negative che proviamo. Scrivere la relazione di fine anno, terminare la tesi per uno studente, preparare le slide prima di una presentazione, chiarirsi con l’amica dopo un malinteso, affrontare una persona che ci mette a disagio. La persona tende a non confrontarsi con l’impegno da svolgere, evita di affrontarlo facendo passare il tempo con la speranza che le cose prima o poi si aggiustano da sole o che tanto prima o poi le farà. La non voglia, la noia, la paura di non essere capace, il non ritenersi all’altezza della situazione e il ritenere il compito difficile e complesso blocca il comportamento funzionale. Quanti studenti rimandano gli esami o studiano negli ultimi giorni prima della data prevista?

Claudia sostiene di essere una pasticciona disorganizzata. Ha difficoltà nella gestione del suo tempo e dei suoi spazi. La sua scrivania, i suoi cassetti, la sua borsa, il suo modo di lavorare e in generale la sua vita non hanno un ordine nè un metodo. Le sembra di non avere mai tempo o sopravvaluta il tempo a sua disposizione per poi accorgersi che mancano pochissimi giorni o solo poche ore per rispettare scadenze e raggiungere i suoi obiettivi, “ma si lo faccio dopo, c’è tempo”. Dipende dalla sorella che le ricorda in continuazione quello che deve fare e come farlo. Claudia non si sente capace e subisce i rimproveri e le umiliazione del capo e della sorella non contenti della qualità del suo lavoro, confermando, così, l’idea negativa che ha di se stessa. Idea che Claudia ha avuto fin da bambina, per i suoi genitori era la figlia disordinata che combinava sempre guai, sembra un ruolo affidatele e che si mantiene anche da adulta, mentre la sorella maggiore ha avuto il ruolo della figlia grande, giudiziosa e responsabile che si occupava di Claudia. Con la terapia, sta imparando un metodo, pratico e concreto, per mettere ordine ed essere più organizzata e ciò le sta permettendo di rispettare scadenze e di raggiungere i suoi obiettivi. Claudia segna su un foglio tutte le attività che deve svolgere fuori e dentro casa e in ufficio e successivamente le ordina in base alle urgenze. Darsi delle priorità le permette di organizzare la giornata, la sua settimana e a volte anche il mese. Sente di avere il controllo della situazione, ciò le da forza e sicurezza. Ha imparato a fare la lista della spesa per non ritrovarsi al supermercato e non ricordarsi più cosa acquistare e anche il suo tempo viene gestito con metodo.

Claudio prova rabbia e fastidio quando la sua compagna le ricorda di pagare le bollette, di comprarsi le sigarette, …. “è un continuo mi sta sempre a dosso, mi tratta come un bambino, io so cosa devo fare non ho bisogno che mi ricordi le cose. Se finisco le sigarette è un problema mio, perché mi deve ricordare tutto, mi sembra mia madre più che la mia compagna”. Claudio dimostra il suo disappunto temporeggiando, rimandando intenzionalmente ciò che deve fare, creando un circolo vizioso in cui più temporeggia e più la compagna le ricorda gli impegni e più Claudio si sente soffocato e più temporeggia. La compagna deve togliersi da questo ruolo e lasciare la responsabilità a Claudio di svolgere le attività, al più pagherà il costo di rimanere senza sigarette, senza soldi per telefonare e svolgerà con l’affanno e frenesia attività non adeguatamente programmate.

Giuliana tende al perfezionismo per cui o fa tutto e bene oppure rimanda, dimentica, evita e delega. Cura tutti i particolari, i più piccoli dettagli, si perde nella totale precisione e alla fine lascia perdere, quel compito che avrebbe potuto svolgere in un’ora diventa lento, complicato e laborioso. Per la festa di compleanno di suo figlio, ha costruito tutti i personaggi con la pasta di zucchero, ha lavorato fino alle tre di notte. Risultato? Impeccabile e perfetto. Giuliana ha capito che alla base del suo perfezionismo c’è insicurezza e tanta paura del giudizio. Vorrebbe inventare, dipingere, dedicarsi al decoupage, aprire un negozio dove poter vendere tutto ciò che crea, ma non fa nulla di tutto ciò. Produce solo per la sua famiglia, mai e poi mai esporrebbe per il pubblico, “mi piacerebbe tanto, lo farò”, ma quel giorno non arriva mai. Giuliana avverte un peso sul petto, soffre di ansia, sente il fallimento per ciò che avrebbe voluto fare e ciò che non ha fatto. Il suo evitare e rimandare non le da pace, né serenità.

Tiziana dovrebbe telefonare a Maurizio, suo ex marito, sono trascorse due settimane ma tende a rimandare l’impegno. Sa che deve sentirlo per ridiscutere il mantenimento del figlio, ma ogni giorno si ripete “lo farò domani, adesso non mi va”. Dietro alla difficoltà di Tiziana c’è la sua passività, le risulta difficile fare richieste anche se lecite, teme la reazione di Maurizio sa che basta poco e si arrabbia alzando la voce e accusandola di essere l’unica causa della loro separazione. Al termine di ogni loro incontro si sente in colpa, non riesce ad esprimere con forza e sicurezza i suoi pensieri e alla fine si convince di avere torto. Solo l’idea di dover telefonare a Maurizio le crea intensa ansia e disagio per cui tende a rimandare e se potesse eviterebbe. Il corso di assertività le sta insegnando a non subire e a non aggredire

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Starbene: mente-corpo

Dott.ssa Maria Narduzzo
Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Terapeuta EMDR
Docente dell'Istituto Watson
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