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17.09.07

Cura del Disturbo Ossessivo Compulsivo: la terapia comportamentale

00:08:09, Aree di intervento: Disturbo Ossessivo Compulsivo  

La terapia comportamentale risulta il trattamento elettivo per la cura del Disturbo Ossessivo Compulsivo.

La terapia prevede l'utilizzo di diverse tecniche:

ESPOSIZIONE

Inizialmente paziente e terapeuta individuano le situazioni ansiogene che vengono evitate o vissute con particolare disagio. Queste situazione vengono, successivamente, ordinate in modo gerarchico da quelle meno a quelle progressivamente più ansiogene, su una scala che va da o a 100 (panico).

In seguito, si espone gradualmente la persona che soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo alle situazioni temute e solitamente evitate, partendo da quelle meno ansiogene. Il principio generale su cui si basa la tecnica dell’esposizione graduale in vivo è quello dell’abituazione della risposta ansiosa. In pratica il paziente viene istruito ad esporsi allo stimolo ansiogeno e a tollerare l’ansia senza mettere in atto evitamenti o fughe fino a che l’ansia si riduca spontaneamente. Alla fine la persona si abitua all'ansia e questa verrà provata sempre meno.

PREVENZIONE DELLA RISPOSTA

Tale tecnica consiste nel fatto che la persona con Disturbo Ossessivo Compulsivo impara a non emettere i rituali ossessivi. E' vero che i rituali diminuiscono il livello di ansia, ma tale effetto è solo temporaneo. Il paziente prova ansia perché pensa di essersi contaminato, effettua i rituali di lavaggio per ridurre l'ansia. Eviterà di toccare oggetti soggettivamente contaminanti per prevenire l'ansia. Poco dopo avrà altri pensieri ossessivi di contaminazione, proverà nuovamente ansia e si sentirà costretto ad emettere le compulsioni. E così via fino all'infinito e senza tregua. Capite ora che le compulsioni non rappresentano la vostra guarigione, al contrario vi intrappolano in un circolo che attivate e mantenete e da cui è difficile uscirne.

La progressiva constatazione da parte del paziente di riuscire a tollerare l’ansia scatenata dall’ossessione, senza l’obbligo di attuare strategie compulsive, ne diminuisce l’utilità con conseguente progressiva scomparsa dell’attuazione dei rituali stessi. Certo all'inizio non sarà facile, la persona può provare ansia e sarà più forte il desiderio di cedere alle indicazioni del DOC. Ma questa è la via giusta!! Gradualità e l'aiuto di un tecnico specializzato in psicoterapia cognitivo comportamentale saranno di grande aiuto.

Occorre considerare il tempo impiegato dal paziente nella messa in atto dei rituali. Alcuni strutturano la loro intera giornata intorno ai rituali e quando gli si chiede di ridurre il tempo che essi vi dedicano, si sentono svuotati, privi di uno scopo. In questi casi il terapeuta deve lavorare insieme al paziente per “ristrutturare la quotidianità, tramite l’uso di tecniche di programmazione delle attività giornaliere.

Esposizione in vivo con prevenzione della risposta

Il trattamento più comune per i disturbi ossessivo – compulsivo è l’esposizione in vivo con prevenzione della risposta (Steketee, 1993). E’ stato riscontrato un tasso di esiti positivi del 65/80% quando il paziente viene esposto per un tempo prolungato (da 45 minuti a 2 ore) agli stimoli ansiogeni che elicitano il comportamento ossessivo, mentre gli vengono date istruzioni per non intraprendere rituali compulsivi, nonostante la forte spinta a farlo (Kozak e Foa, 1996).

DILAZIONE DELLA RISPOSTA

Tale tecnica riguarda una forma graduale di prevenzione della risposta in cui si aumenta il tempo che intercorre fra lo stimolo e l’emissione del comportamento compulsivo. In pratica, tale tecnica consiste nell'aspettare 2 minuti, poi 5, poi 10, poi 15,... prima di emettere la compulsione. Nel frattempo la persona si rilassa o si distrae.

TECNICA DEI RITUALI OBBLIGATI

Si stabiliscono momenti in cui il paziente deve emettere i rituali e momenti in cui non deve emettere i rituali (prevenzione della risposta). La tecnica tende ad eliminare la connessione fra stimoli e rituali.

SATURAZIONE

Si espone la persona, per periodi prolungati, ai pensieri e alle immagini ansiogene. La caratteristica di tale procedura è la monotona reiterazione mentale e non tanto l’induzione di elevati livelli di ansia.

Le tecniche di saturazione sono adeguate solo alla riduzione delle ossessioni e non delle compulsioni mentali.
I pensieri disfunzionali vengono registrati su nastro e il paziente ascolta (esposizione covert ai pensieri intrusivi, Headland e MacDonald, 1987; Salkovskis, 1983; Salkovskis e Westbrook, 1989) la registrazione più volte (più di un’ora al giorno, tutti i giorni) fino a quando la consueta sensazione di angoscia si trasformerà in noia. Sembra che, la saturazione mediante frasi ascoltate da audioregistrazioni presenti maggiore efficacia rispetto alle frasi semplicemente verbalizzate dal soggetto (versione originale).

Il terapeuta può impersonificare la voce del D.O.C.; si espone anche in questo caso, il paziente ai pensieri ossessivi che creano dubbi, incertezze, consigliano ed ordinano al paziente come comportarsi per evitare situazioni di rischio. La persona impara a difendersi dai continui attacchi del D.O.C., rispondendo in modo competitivo.

TECNICHE DISTRATTIVE

Leggere, telefonare, guardare la televisione, incontrare persone, dedicarsi ad attività sportive e socializzanti,…, con lo scopo di “prevenire la risposta”, cioè ridurre i rituali. Il paziente, con il terapeuta, dovrebbe stilare un programma giornaliero delle attività distrattive a cui dedicarsi.

USO DI PROMPT (Touchette e Howard 1984)

Stimoli supplementari che controllano il comportamento desiderato. Es.: prompt ambientali in cui viene modificato l’ambiente per suscitare il comportamento desiderato (es.. con il paziente che lava le mani per ore e non riesce a fermarsi prima, si può utilizzare un timer che funge da “stop” esterno; uso di cartelli e di cassette in cui viene registrata la sequenza del lavaggio e il momento dello “stop”.

TECNICA PER LA LUNGAGGINE OSSESSIVA

I pazienti che impiegano un tempo eccessivo quando svolgono azioni di vita quotidiana (lavarsi, pettinarsi,…), si possono trattare con la seguente tecnica: si dà un orario limite entro il quale terminare un dato compito e se esso non viene completato in tempo, per quel giorno viene lasciato non finito. Inizialmente si può consentire un tempo maggiore che poi viene gradualmente ridotto, fino a una durata ritenuta adeguata. Con il ripetersi del processo, l’ansia ingenerata dal limite di tempo dovrebbe attenuarsi e il paziente dovrebbe riuscire a terminare il suo compito.

Per i pazienti estremamente ordinati, precisi, meticolosi, che impiegano molto tempo a sistemare, Veale (1993) propone di esporli ripetutamente al disordine, all’inesattezza e alla mancanza di meticolosità.

TECNICA PER LE COMPULSIONI DI ACCUMULO

Stilare un contratto col paziente in base al quale egli accetta di buttare via gli oggetti accumulati secondo una gerarchia graduata: da quelli meno importanti a quelli più importanti. In alcuni casi, se risulta troppo difficile per il paziente gettare via gli oggetti, un passo intermedio può essere quello di consegnarli al terapeuta perché li custodisca per un certo tempo, finchè il paziente non si abitui alla loro mancanza.

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Starbene: mente-corpo

Dott.ssa Maria Narduzzo
Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
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Docente dell'Istituto Watson
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