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12.09.08

La depressione si può curare?

23:40:40, Aree di intervento: Disturbo dell'umore  

La depressione si può curare?

Si!

Quali sono le terapie utilizzate per la cura della depressione?

Le strategie terapeutiche riguardano la Terapia Farmacologica e la Terapia Cognitivo Comportamentale.

TERAPIA FARMACOLOGICA

E’ importante intraprendere un trattamento farmacologico soprattutto nelle forme più gravi di depressione, al fine di alleviare la profonda sofferenza del paziente, attenuare la compromissione sociale ed evitare la messa in atto di eventuali comportamenti anticonservativi.

LA TERAPIA COGNITIVA COMPORTAMENTALE

La terapia cognitivo comportamenatale della depressione consiste in una combinazione di tecniche sia cognitive che comportamentali e comprende:

Fase Psicoeducazionale

In una prima fase, il trattamento prevede un intervento psicoeducazionale, in cui il terapeuta spiega al paziente le cause, i sintomi e le conseguenze del disturbo di cui soffre. Questo è importante poichè spesso i pazienti e i loro familiari tendono a confondere la depressione con un atteggiamento dettato dalla pigrizia o un deficit di carattere.

Tecniche cognitive

Le tecniche cognitive consistono nell’identificare e successivamente modificare i pensieri negativi, gli errori di ragionamento, le convinzioni e le aspettative della persona: “non valgo nulla”, “sono incapace”, “è tutta colpa mia”, “gli altri sono migliori di me”, “è tutto così difficile”, “rovinerò tutto”,”non ce la farò mai”, “continuerò a sbagliare”, “è una catastrofe”,…

Intervento comportamentale

I pensieri negativi creano emozioni negative: ansia e tristezza, che portano la persona alla inattività, passività ad evitare le situazioni, delegando ad altri. La crescente inattività e l’isolamento sociale aumentano le rimuginazioni negative e la disforia. La persona rimane, così, intrappolata in un circolo vizioso che si autoalimenta. Ecco perché è importante che la persona depressa si dedichi ad attività piacevoli, svolga piccoli compiti dentro e fuori casa, per controbilanciare la perdita di motivazione, l’inattività e i pensieri negativi. Le attività verranno programmate e concordate durante le sedute.

Rilassamento e respirazione addominale

La persona depressa può avvertire ansia, tensione ed irritabilità. Il rilassamento muscolare progressivo e la respirazione lenta diaframmatica sono tecniche utili per gestire tali sintomi e per infondere calma e tranquilla.

Training assertivo

Attraverso il training assertivo, la persona depressa impara a non subire passivamente e a non aggredire gli altri, raggiungendo un equilibrio tra i suoi bisogni e quelli degli altri.

Tecniche di problem solving e decision making

Verranno insegnate tecniche o potenziate abilità per affrontare i problemi (problem solving) e per prendere decisioni (decision making) che permetteranno alla persona di essere più autonoma e prevenire le ricadute.

Attività sportiva

Moltissime ricerche in letteratura dimostrano l'efficacia dell'attività sportiva per migliorare l'umore e per scaricare emozioni negative. Presso lo studio, vi è una piccola palestra che permetterà al terapeuta e al paziente di allenarsi insieme.

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08.09.08

Trattamento cognitivo comportamentale intensivo per la cura dei Disturbi d'Ansia e Depressione

Trattamento Cognitivo Comportamentale Intensivo per la cura dei Disturbi d'Ansia e Depressione

Siete in grado di gestire l'ansia quotidiana?

Soffrite di attacchi di panico?

Vi sentite osservati e giudicati?

Avete pensieri continui ed ossessivi e vi sentite costretti ad emettere rituali?

Avete continui pensieri negativi?

Studi in letteratura dimostrano l'efficacia della Terapia Cognitivo Comportamentale per la cura dei disturbi d'ansia e della depressione.

Vi proponiamo una terapia di gruppo intensiva (dal lunedì al venerdì)

PROGRAMMA:

Primo colloquio della durata di un'ora: in cui la persona parla delle sue ansia e delle sue paure.

Assessment della durata di due ore: in cui verranno raccolte informazioni sulla persona, attraverso il colloquio, l'osservazione e test specifici.

Colloquio di restituzione della durata di un'ora : verrà discusso tutto ciò che è emerso in fase di assessment e si potrà formulare un'ipotesi disgnostica e di trattamento.

Trattamento di gruppo intensivo: si lavorerà concretamente sui pensieri negativi, sulle emozioni e sul comportamento.

La terapia cognitivo-comportamentale è un approccio psicoterapeutico che permette di modificare:

ciò che pensiamo di noi stessi, del mondo e delle altre persone.
capire come il nostro modo di pensare influisce sui sentimenti e sul nostro comportamento.(Tecniche cognitive)

La TCC può aiutarvi a cambiare il modo di pensare (cognitivo) e il modo di agire (comportamento). Questi cambiamenti possono aiutarvi a sentirvi meglio.

Imparerete concretamente a gestite i sintomi dell'ansia attraverso il rilassamento e la respirazione lenta diaframmatica.

Affronterete le situazione che vi creano disagio o che evitate.

Numerosi centri di ricerca internazionali (Organizzazione Mondiale della Sanità, National Institute of Mental Health, ecc.) hanno verificato l’efficacia della TCC per:

Ansia
Panico
Agorafobia
Fobie specifiche
Fobia sociale
Disturbo ossessivo-compulsivo
Disturbo post-traumatico da stress

Depressione

La terapia intensiva di gruppo si è dimostrata particolarmente utile ed efficace per il trattamento dei disturbi più cronici e invalidanti.
Agevola, inoltre, le persone che abitano fuori Torino o che non riescono a chiedere permessi settimanali sul posto di lavoro.

Presso lo studio viene proposta sia la terapia intensiva di gruppo che la terapia individuale.

Per maggiori informazioni potete contattare direttamente la Dott.ssa Maria Narduzzo al 3337130974

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06.08.08

Eventi traumatici

14:28:24, Aree di intervento: Disturbo Post Traumatico da Stress  

Gli eventi traumatici vissuti direttamente includono: combattimenti militari, aggressione personale violenta (violenza sessuale, attacco fisico, scippo, rapina), rapimento, essere presi in ostaggio, attacco terroristico, tortura, incarcerazione come prigioniero di guerra o in un campo di concentramento, disastri naturali o provocati, gravi incidenti automobilistici, ricevere una diagnosi di malattie minacciose per la vita.

Per i bambini, gli eventi traumatici dal punto di vista sessuale possono includere le esperienze sessuali inappropriate dal punto di vista dello sviluppo senza violenza o lesioni reali o minacciate. Gli eventi vissuti in qualità di testimoni includono, ma non sono limitati a, l’osservare il ferimento grave o la morte innaturale di un’altra persona dovuti ad assalto violento, incidente, guerra o disastro o il trovarsi di fronte inaspettatamente a un cadavere o a parti di un corpo.

Gli eventi vissuti da altri, ma di cui si è venuti a conoscenza, includono, ma non sono limitati a, aggressione personale violenta, grave incidente o gravi lesioni subiti da un membro della famiglia o da un amico stretto; il venire a conoscenza della morte improvvisa, inaspettata, di un membro della famiglia o di un amico stretto; oppure il venire a conoscenza di una malattia minacciosa per la vita di un proprio bambino. Il disturbo può risultare particolarmente grave e prolungato quando l’evento stressante è ideato dall’uomo (per es., tortura, rapimento). La probabilità di sviluppare questo disturbo può aumentare proporzionalmente all’intensità e con la prossimità fisica al fattore stressante.

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Sintomi che la persona avverte dopo un trauma

14:24:10, Aree di intervento: Disturbo Post Traumatico da Stress  

Pensieri intrusivi

Arrivano involontariamente pensieri, ricordi e immagini di quello che è successo. Quindi, anche se la persona non li desidera, questi pensieri arrivano nella sua mente. Compaiono soprattutto in momenti di rilassamento, per es. prima di dormire e si accompagnano di un senso di disagio.

Problemi di sonno

In genere il sonno è leggero, ci si sveglia spesso, si hanno degli incubi o sogni ricorrenti dell’evento.

Associazione con altri stimoli

È comune che alcuni stimoli ambientali, persone, situazioni, suoni, odori, colori, richiamino l’evento in modo involontario.

Difficoltà di concentrazione

Poca attenzione e concentrazione in attività quale la lettura, la visione di un film, ecc.

Reazioni fisiche

Nausea, difficoltà digestive, stanchezza.

Disperazione

È difficile accettare i fatti attuali e non si riesce a pensare al futuro in modo adeguato.

Colpa

Si ha senso di colpa ad esempio per essere sopravvissuti quando un’altra persona è morta o ferita gravemente. C’è una tendenza a colpevolizzarsi per non avere fatto a sufficienza. È comune dirsi: “Se io solo avessi........”

Vulnerabilità

Paura del futuro oppure impazienza e irritazione con gli altri, sopratutto con i familiari. Indifferenza verso cose che prima dell’incidente erano molto importanti per la persona. Questo a volte crea incomprensione con gli altri da cui scaturiscono ulteriori difficoltà .

Il significato della vita

Le persone pensano ripetutamente a quello che è successo per cercare di capire l’evento. In alcuni casi i pensieri sulla causa dell’evento e sulla vicinanza della morte e la vita sono molto comuni. Il senso della propria invulnerabilità scompare. Tutto è incerto, soprattutto se e quando può succedere nuovamente.

Confusione

La persona vive in uno stato di coscienza simile allo stordimento ed alla confusione.

Evitamento

Tendenza ad evitare tutto ciò che ricordi in qualche modo, o che sia riconducibile, all'esperienza traumatica (anche indirettamente o solo simbolicamente).

In alcuni casi, la persona colpita cerca "sollievo" (ma in realtà peggiorando molto la situazione) con abusi di alcool, droga, farmaci e/o psicofarmaci.

La durata di queste reazioni è diversa per ogni persona. Per alcuni la situazione si normalizza dopo poche settimane, per altri ci vuole più tempo. Se sono troppo intense e durano per molto tempo è necessario il supporto di uno psicoterapeuta specializzato nel trattamento dei disturbi post traumatici.

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04.08.08

La Disgrafia

16:12:59, Aree di intervento: Difficoltà nella scrittura - Disgrafia  

I DISTURBI DI APPRENDIMENTO STRUMENTALE DI SCRITTURA

E’ difficile trovarsi in presenza di un disordine della scrittura disgiunto da difficoltà di lettura e da altri problemi di apprendimento. Di fatto il disturbo di scrittura può derivare da problemi di natura diversa tra loro. Basti pensare a quante abilità di base occorrono per imparare a scrivere correttamente. Distinguiamo due diversi tipi di disturbi legati alla produzione di un testo scritto: la disgrafia e la disortografia.

Disgrafia

La disgrafia è un disturbo della scrittura che si manifesta nella difficoltà di esecuzione dei segni grafici e numerici. Il tracciato appare incerto, irregolare nella forma e nella dimensione e inadeguato rispetto ai modelli di riferimento.

Disortografia

La disortografia è l’incapacità di scrivere in modo corretto. Il bambino affetto da questo tipo di disturbo commette moltissimi errori di ortografia all’interno del testo da lui scritto. Tali errori possono essere causati da un’inadeguata analisi del suono delle lettere (fonologia), da difficoltà nel mantenere in memoria la sequenza fonologica per poterla tradurre graficamente in modo corretto, da difficoltà nel tradurre il suono della lettera nel segno scritto corrispondente (conversione fonema-grafema), da povertà lessicale.

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Centro per la cura della Dislessia

16:10:51, Aree di intervento: Difficoltà nella lettura - Dislessia  

Quando incomincia a manifestarsi il problema?

Solitamente i problemi si manifestano a partire dalla prima elementare. Il bambino con dislessia compie nella lettura e nella scrittura errori tipici come invertire le lettere e i numeri e sostituire alcune lettere fra loro. A volte vi sono difficoltà nell’imparare le tabelline o nel memorizzare le informazioni poste in sequenza: le lettere dell’alfabeto, i giorni della settimana, le stagioni, i mesi dell’anno. Il bambino inoltre può fare confusione per quanto riguarda i rapporti spaziali e temporali: sinistra/destra, ieri/domani. Possono esserci problemi nel fare i calcoli e nel mantenere la concentrazione e l’attenzione sul compito da svolgere. Il bambino può, inoltre, avere difficoltà in alcune abilità motorie, come allacciare le scarpe ed abbottonare la camicetta.

Che percezione ha il bambino dislessico del proprio problema?

Il bambino, a causa delle sue difficoltà, può provare disagio, frustrazione, rendersi conto di quanto sia faticoso per lui apprendere, nonostante l’impegno. Spesso i bambini vengono rimproverati ed accusati perché non studiano. Tutto ciò può determinare bassa stima e fiducia in se stessi e rifiuto per le attività in cui il bambino fatica ad acquisire le abilità. Si può attivare, così, un circolo vizioso per cui il disagio emotivo, causato dalle difficoltà, ostacola ulteriormente l’apprendimento stesso.

Chi e in che modo può porre diagnosi di dislessia?

Quando esiste il sospetto di un disturbo dell’apprendimento, professionisti esperti in analisi e modificazione del comportamento in età evolutiva, utilizzano protocolli di lettura specifici per età e classe frequentata. Per identificare il profilo caratteristico di ogni bambino si possono utilizzare brani, liste di parole caratterizzate da criteri di lunghezza e complessità. Vi sono comunque due criteri guida per valutare il processo di lettura: l’analisi della correttezza della lettura e la rapidità di lettura. Un’altra variabile importante è la comprensione del brano, per valutare quanto e come il bambino capisce quello che sta leggendo. Altre aree da indagare con specifici test sono: l’organizzazione spazio-temporale, la lateralizzazione, le capacità percettive, attentive e di memoria. È molto importante integrare fra loro queste funzioni, le quali prese isolatamente possono risultare del tutto normali.

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16.06.08

Trattamento della bulimia

16:04:41, Aree di intervento: Bulimia Nervosa  

Trattamento della bulimia

L'obiettivo principale del trattamento della bulimia è ridurre o eliminare i comportamenti alimentari incontrollati e l'uso di comportamenti di compensazione (vomito, purghe, esercizio fisico eccessivo, ecc.).

A questo scopo gli interventi maggiormente utilizzati sono: rieducazione alimentare, intervento psicologico e farmacologico.

Gli obiettivi specifici di queste strategie sono: stabilire sequenze di pasti regolari, migliorare le abilità spesso deficitarie nei disordini alimentari, incoraggiare la pratica non eccessiva di esercizio fisico, risolvere i problemi psicologici frequentemente associati alla patologia come l'ansia o la depressione.

Psicoterapie individuali o di gruppo, specialmente quelle cognitivo- comportamentali, interpersonali e della famiglia, si sono dimostrate efficaci. E' stato accertato che i farmaci psicotropi, in particolare gli antidepressivi, come gli SSRIs (inibitori selettivi della ricaptazione di serotonina), sono utili nel trattamento della bulimia in particolare nelle persone con elevati livelli di depressione o di ansia, o nei casi in cui non vi è stata una adeguata risposta al solo trattamento psicosociale. Questi farmaci possono anche supportare nella prevenzione delle ricadute.

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Paura di fare sforzi fisici

15:49:52, Aree di intervento: Attacco di panico  

Paura di fare sforzi fisici

Ivan evita di giocare a pallone con gli amici, evita le scale, non frequenta la palestra perchè sente il cuore battere forte e teme che possa morire di infarto. Anche dopo un rapporto sessuale prova ansia perchè sente il cuore battere velocemente. Evita in generale di fare sforzi per la paura di stare male.

Cosa fare per tranquillizzare Ivan?

Prima di poter parlare di ansia è importante escludere problemi a livello cardiaco. Il medico di base prescriverà gli esami necessari da eseguire per avere la conferma che il cuore sia forte e sano.

Ivan soffre di ansia, ha avuto attacchi di panico e presenta paure tipiche di chi soffre di panico: paura di morire di infarto. Ivan verrà seguito con terapia cognitivo comportamentale specifica per imparare tecniche per gestire l'ansia e superare la paura dei sintomi. Ivan riuscirà, così, a svolgere attività sportiva con serenità e tranquillità perchè avrà capito che le sue sono paure non razionali.

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Paura di volare

15:17:02, Aree di intervento: Fobia Specifica  

Ho paura di volare: trattamento

Per alcune persone la paura dell'aereo rappresenta un vero limite sia personale che lavorativo.

Marco ha paura di poter star male sull'aereo. "E se mi manca l'aria?", "e se mi viene un attacco di panico?", "non posso scappare, non posso andar via", "ho paura di perdere il controllo".

In questo caso, Marco è spaventato dai sintomi dell'ansia e dalla paura di avere un attacco di panico. Le sue sono paure tipiche di chi soffre di agorafobia. Il trattamento cognitivo comportamentale sarà finalizzato a superare la paura dei sintomi, attraverso tecniche specifiche. Gradualmente Marco sarà in grado di affrontare tale paura prima in immaginazione e poi vivo.

Elisabetta ha paura che si possa verificare un guasto ai motori, teme che possa esserci un incidente e che l'aereo possa precipitare. In questo caso, si tratta di una paura specifica dell'aereo.

Bruno evita di viaggiare in aereo ed in generale con tutti i mezzi di trasporto che lo allontanano dalla sua casa vissuta come un ambiente rassicurante e protettivo. Bruno soffre di ansia con attacchi di panico ma in fondo egli presenta una personalità dipendente per cui non si vede autonomo, capace e sicuro di provvedere a se stesso da solo senza la presenza dei genitori. Inizialmente il trattamento sarà rivolto al superamento e la gestione dell'ansia e sarà poi necessario lavorare sul bisogno di rassicurazione e protezione.

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28.05.08

Disturbo Ossessivo Compulsivo: Pensieri aggressivi

18:29:02, Aree di intervento: Disturbo Ossessivo Compulsivo  

I pensieri aggressivi

Alessia è una ragazza di 20 anni. Presenta continui pensieri di aggressione rivolti verso i suoi genitori e sua sorella. Piange, sta male, prova sensi di colpa perchè vuole bene ai suoi familiari e non vorrebbe avere questi pensieri spiacevoli.

I pensieri arrivano nella sua testa anche se lei non li desidera, sono continui, interferiscono nella sua vita, le tolgono attenzione, concentrazione, le creano ansia e sensi di colpa.

Ma quali sono questi pensieri?

"e se di notte, mi sveglio senza rendermene conto, vado in camera dei miei genitori e li uccido?", "e se prendo un coltello e faccio male a mia mamma?", "e se soffoco mia sorella mentre dorme?"

Ai pensieri si associano le immagini intrusive in cui lei vede la scena che la terrorizza.

Alessia ha la mente invasa dai dubbi: "e se...?", "e se..?" Questi dubbi le creano emozioni negative e la costringono ad emettere dei rituali di controllo per sentirsi rassicurata di non aver ucciso i suoi familiari. Alessia, infatti, controlla se i suoi genitori e se sorella sono vivi, si allontana dagli oggetti che possono fare del male: coltelli, forbici, oggetti pesanti.

Il colloquio e l'osservazione hanno permesso di capire che Alessia soffre di DOC: Disturbo Ossessivo Compulsivo.

I pensieri e le immagini a carattere aggressivo sono rivolti anche verso se stessa: "e se prendo la rincorsa sfondo il vetro e cado di sotto?", " e se poi lo faccio davvero?", "e se alla fine non è un Disturbo Ossessivo Compulsivo e senza rendermene conto mi butto realmente dalla finestra e muoio in una pozza di sangue?". I pensieri sono accompagnati dalle immagini intrusive in cui Alessia vede se stessa che compie il gesto temuto.

E' spaventata da questi pensieri, si sente in colpa, sta male, prova vergogna per il loro contenuto e non riesce a parlarne con nessuno. Si rende conto dell'assurdità di tali pensieri.

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26.05.08

Sintomi del Disturbo Ossessivo Compulsivo

16:20:43, Aree di intervento: Disturbo Ossessivo Compulsivo  

Se ti è stata fatta la diagnosi, o è stata fatta ad un tuo caro, di disturbo ossessivo compulsivo (DOC), potrai avere l'impressione di essere l'unica persona a dover fronteggiare le difficoltà e i disagi di tale disturbo. In realtà non sei solo!

Migliaia di persone in Italia soffrono di disturbo ossessivo compulsivo e ancor più ne hanno sofferto in qualche momento della loro vita. Fortunatamente oggigiorno sono disponibili dei trattamenti alquanto efficaci nel debellare il disturbo e nel restituire al paziente DOC la possibilità di ricostruirsi una vita soddisfacente e libera.

Quali sono le ossessioni e le compulsioni più tipiche?

Ossessioni aggressive·
Timore di fare del male agli altri ·Timore di fare del male a sé ·Immagini violente o terrificanti ·Timore di lasciarsi sfuggire oscenità o insulti ·Timore di fare qualcosa di imbarazzante ·Timore di mettere in atto altri impulsi (es. derubare una banca, compiere furti nei supermercati, ingannare il cassiere) ·Timore di essere responsabile di cose che stanno andando male (es. fallimento della compagnia in cui lavora) .Timore che possa accadere qualcosa di terribile (es. un incendio, un furto con scasso, la morte o la malattia di parenti/amici, superstizioni varie) ·

Ossessioni di contaminazione·
Preoccupazioni o disgusto riguardanti perdite o secrezioni corporali (es. urine, feci, saliva) ·Preoccupazione riguardanti sporcizia o germi · Preoccupazione eccessiva riguardante contaminanti ambientali (es. radiazioni, gas, tossici) ·Preoccupazione eccessiva relativa a oggetti domestici (es. detersivi, solventi, animali domestici) ·Preoccupazione di ammalarsi ·Preoccupazione di fare ammalare altre persone (in senso eteroaggressivo)

Ossessioni sessuali·
Pensieri, immagini o impulsi sessuali proibiti o perversi ·Contenuto riguardante bambini ·Contenuto riguardante animali ·Contenuto incestuoso ·Contenuto omosessuale ·Comportamento sessuale rivolto verso gli altri (in senso eteroaggressivo) ·

Ossessioni di accumulo/collezione

Ossessioni religiose

Ossessioni con necessità di simmetria, esattezza e ordine

Ossessioni varie·
Necessità di conoscere o ricordare ·Timore di dire certe cose · Timore di non dire le cose esattamente ·Immagini intrusive (neutre) · Suoni, parole o musica intrusive prive di significato ·Numeri fortunati/sfortunati ·Colori con significato speciale · Altre Ossessioni somatiche

Compulsioni di pulizia e lavaggio
·Lavaggi delle mani eccessivi o ritualizzati · Fare la doccia, il bagno, lavarsi i denti o strofi- narsi in modo eccessivo o ritualizzato · Compulsioni riguardanti la pulizia di articoli casalinghi o di altri oggetti inanimati ·Altri provvedimenti per rimuovere il contatto con i contaminanti ·Altri provvedimenti per rimuovere i contaminanti

Compulsioni di calcolo

Compulsioni di controllo·

Controllo di porte, serrature, stufe, apparecchi di uso domestico, freno di emergenza dell’auto, etc ·Controllare di non aver fatto o di stare per fare male agli altri ·Controllare di non aver fatto o di stare per fare male a se stessi ·Controllare che non stia per accadere qualcosa di terribile · Controllare la presenza di contaminati

Altre Rituali di ripetizione·
Entrare/uscire dalla porta, alzarsi e risedersi sulla sedia, etc ·
Compulsioni di riordinamento/organizzazione

Compulsioni di accumulo/collezione

Compulsioni somatiche

Compulsioni varie
·Rituali mentali (diversi dal controllare/contare) ·Bisogno di dire, chiedere o confessare · Bisogno di toccare ·Provvedimenti per prevenire: eventi negativi a se stessi ·(Non controllando) eventi negativi agli altri, conseguenze terribili


L’Istituto Nazionale di Salute Mentale (NIHM) ha mostrato, dopo varie ricerche, che le persone affette da DOC sono più del 2% di tutta la popolazione, indicando così che il DOC è più comune di altre malattie psichiatriche quali schizofrenia, disturbo bipolare o disturbo da attacchi di panico.

Il DOC colpisce, indistintamente, persone di entrambi i sessi, di tutte le età, di tutte le etnie, di tutte le religioni e di tutti i livelli socio-culturali.

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Disturbo di attenzione e iperattività

14:42:11, Aree di intervento: Disturbi da Deficit di Attenzione  

Che cos’è il disturbo da deficit di attenzione/iperattività?

Descrizione dei sintomi

Il DDAI è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo. Per disturbo evolutivo si intende un problema di natura psicologica (o psicobiologica) che interferisce con la normale crescita del bambino e ostacola le normali attività quotidiane (andare a scuola, giocare coi coetanei, convivere serenamente coi genitori e in generale il suo normale inserimento nella società).

Il DDAI riguarda l’autocontrollo perché il bambino molto spesso non riesce ad orientare i propri comportamenti rispetto a quanto atteso dall’ambiente esterno, ovvero non è in grado di utilizzare i comandi interiori per eseguire quelle azioni che l’ambiente si aspetterebbe da lui (stare attento alla maestra che spiega, rimanere seduto durante la lezione o i pasti, svolgere i compiti per casa, aspettare il proprio turno, e così via).

I sintomi principali sono:

difficoltà di attenzione e di concentrazione
incapacità di controllare l’impulsività
difficoltà di regolare il livello di attività motoria

Presi insieme, questi problemi derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente.

E’ importante sottolineare che questo non è un problema che riguarda una normale fase di sviluppo, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, e tanto meno non è un problema dovuto alla cattiveria del bambino.

Il DDAI è un vero problema psicologico che ha conseguenze negative per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola, e spesso rappresenta un ostacolo al raggiungimento degli obiettivi personali. E’ un disturbo che genera sconforto e stress tra genitori e insegnanti, i quali si trovano impreparati nella gestione del comportamento del bambino.

Una diagnosi accurata, con strumenti specifici e condotta da un professionista è il prerequisito necessario affinché non si confonda un bambino semplicemente irrequieto con un bambino che presenti i sintomi specifici del DDAI.

Gli elementi che connotano il disturbo, come abbiamo detto, sono il deficit di attenzione, l’iperattività, l’impulsività.

Per quanto riguarda l’attenzione, recenti studi indicano che questi bambini non presentano problemi di risorse attentive, ma difficoltà nel gestire adeguatamente la loro attenzione secondo le richieste dell’ambiente (autocontrollo dell’attenzione). La difficoltà sta nel mantenere l’attenzione per un periodo prolungato di tempo, e per la difficoltà di ignorare gli stimoli esterni interferenti.

Per iperattività si intende un eccessivo e inadeguato livello di attività motoria che si manifesta con continua irrequietezza.

L’impulsività viene definita come un’incapacità ad aspettare o ad inibire risposte o comportamenti che in quel momento risultano inadeguati.

Ciò che rende un comportamento un sintomo del DDAI è l’avverbio “spesso”, cioè la frequenza con cui esso si manifesta quotidianamente.

Il deficit di attenzione

E’ molto frequente sentire i genitori di questi bambini pronunciarsi in questi termini:

“Sembra che mio figlio non ascolti”, “Non completa mai i compiti che gli vengono assegnati”, “Sogna ad occhi aperti”, “Perde sempre le sue cose”, “Si distrae facilmente e non riesce a concentrarsi”.

Difficoltà maggiori nel mantenere l’attenzione:
- l’attività è prolungata nel tempo
- i compiti sono lunghi, noiosi ripetitivi
I bambini con DDAI si annoiano e perdono interesse nei confronti dei lavori scolastici più velocemente rispetto ai coetanei. Questo li induce a cercare continuamente altre attività più divertenti, interessanti e stimolanti, senza curarsi del fatto di aver completato o no il lavoro in corso. Inoltre, i bambini con DDAI sono attratti dagli aspetti più divertenti, motivanti e gratificanti di ogni situazione. In altre parole, vengono attratti verso quelle attività che procurano loro un’immediata gratificazione ed evitano quelle che necessitano di un lungo lavoro prima di ottenere una gratificazione finale.
Questi bambini sanno che un certo compito è importante ed andrebbe portato a termine, ma non riescono ad autoregolare il proprio comportamento per raggiungere l’obiettivo.

Il deficit nel controllo degli impulsi

Abbiamo detto che i bambini con DDAI hanno grosse difficoltà ad aspettare. Oltre all’insofferenza per l’attesa, i bambini con DDAI non riescono ad inibire i comportamenti inadeguati in determinati contesti sociali e non riescono a controllare i proprio impulsi (soprattutto nelle risposte verbali). L’impulsività porta con sé una ridotta capacità di analisi dei rischi e dei pericoli nascosti nelle attività di tutti i giorni. Questi bambini non sanno valutare le conseguenze delle loro azioni, perciò si mettono spesso nei guai.


L’iperattività

I genitori per descrivere l’iperattività usano frasi del tipo: “non riesco a calmarlo”, “è sempre in movimento”, “è come se avesse un motorino che non si ferma mai”, “parla sempre o fa strani rumori con la bocca”. Difficilmente questi comportamenti possono essere delle strategie per attirare l’attenzione. Il problema è ancora una volta l’incapacità di controllare i comportamenti. Recenti studi condotti all’Università di Toronto spiegano l’iperattività come un tentativo da parte del bambino ad autostimolarsi, proprio nei momenti in cui aumenta la fatica a mantenere la concentrazione.

Una caratteristica comune nei bambini con DDAI è di essere incostanti negli impegni. In presenza di un QI nella norma, le loro prestazioni scolastiche risultano sottostimate. Recenti ricerche sulla metacognizione danno ulteriori ed interessanti spiegazioni riguardo a tali problemi. La metacognizione prende in esame il pensiero sul pensiero. Ognuno di noi riflette su se stesso, sul proprio modo di operare, di pensare, di analizzare le informazioni. La conoscenza metacognitiva (sapere come affrontare un compito, quali strategie adottare, quanto tempo serve) è una cosa diversa rispetto ai processi di controllo (verificare come sta procedendo il proprio lavoro, correggere eventuali errori durante l’esecuzione). In base alle ricerche di Cesare Cornoldi è emerso che i bambini con DDAI hanno una buona conoscenza metacognitiva (sanno come si dovrebbe affrontare un compito), ma non sono capaci di tradurre tali conoscenze in azione e non sono in grado di monitorare la loro prestazione.
In conclusione i bambini con DDAI hanno una dissociazione tra la conoscenza metacognitiva (intatta) e i processi di controllo (compromessi). I bambini con DDAI possiedono buone intenzioni e conoscenze sul da farsi, ma non sono in grado di rendere operative tali nozioni, e inoltre non sono in grado di monitorare la loro prestazione.

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10.03.08

Il trattamento del Disturbo Ossessivo Compulsivo: metodo autoterapico dei Quattro gradini

13:47:05, Aree di intervento: Disturbo Ossessivo Compulsivo  

La terapia dei QUATTRO GRADINI

Le persone che soffrono di DOC adottano comportamenti apparentemente strani e bizzarri (contare, lavarsi, pulire, controllare, ...) per allevviare lo stato di tensione creato dalle ossessioni e in alcuni casi per evitare catastrofi temute.

La persona che soffre di DOC non vorrebbe più avere le ossessioni, ma questa aspettativa è inutile, in quanto i pensieri sono automatici e si presentano comunque nella mente.

Il Metodo autoterapico dei Quattro Gradini sarà di grande aiuto per aumentare l'autocontrollo, potenziare la forza di volontà, vi servirà per controllare i pensieri e i comportamenti intrusivi dovuti dal Disturbo Ossessivo Compulsivo.

Invece di agire impulsivamente (come se foste niente di più di un burattino) quando idee o impulsi si insinuano dentro di voi, potrete addestrarvi a rispondere in modo diverso.

La terapia si basa su quattro gradini:

Primo gradino: RIDEFINIRE

Ridefinire risponde alla domanda: Che cosa sono questi pensieri che mi assillano e mi angosciano?

Dovete ridefinire questi pensieri, impulsi e comportamenti indesiderati, dovete chiamarli con il loro vero nome: sono ossessioni e compulsioni.

Dovete fare uno sforzo cosciente per tenervi fermamente ancorati alla realtà.

I vostri pensieri e impulsi sono sintomi del DOC e non nascono da una reale necessità.

E' come se il cervello si fosse inceppato ed invia continui messaggi di pericolo. Capire che non siamo noi che desideriamo contare, pulire o altro ancora ma è il DOC, è il nostro disturbo, è la nostra patologia che parla e ci comanda di fare e disfare.

La persona potrà dirsi: “Non credo o sento che le mie mani siano sporche; invece ho l’ossessione che siano così” o “Non avverto il bisogno di controllare quella serratura; invece sto provando un impulso coatto a verificarla”.

SECONDO GRADINO - RIATTRIBUIRE

Alle domande: “Perché questi pensieri non spariscono?”, “A che cosa devo attribuirli?”

La persona imparerà a dirsi che essi persistono, perché sono sintomi del disturbo ossessivo compulsivo, patologia che, come è stato scientificamente dimostrato, dipende da uno squilibrio biochimico che manda in tilt la mente.

TERZO GRADINO - RIMETTERE A FUOCO

La persona imparerà a cambiare le proprie risposte comportamentali, adottando un comportamento utile, costruttivo e piacevole per “aggirare” i pensieri ossessivi e per reprimere l’impulso ad assumere un comportamento coatto.

La persona deve compiere lo sforzo di rivolgere l’attenzione da un’altra parte e di mettere in atto azioni funzionali e alternative: attività sportiva, passeggiare, ascoltare musica, ecc..

Quando il cervello invia un messaggio non veritiero, i pazienti devono in primo luogo ridefinirlo e successivamente riattribuirlo: “non sono pensieri reali ma pensieri ossessivi, cioè falsi messaggi che il cervello invia”.

Per combattere le compulsioni, la persona deve applicare la regola del quarto d’ora: aspettare quindici minuti prima di mettere in atto un comportamento coatto. Nel frattempo, deve svolgere un’attività picevole. Al termine dei quindici minuti, rivalutare se è il caso di emettere il comportamento o aspettare altri quindici minuti.

QUARTO GRADINO - RICONSIDERARE

La persona imparerà a considerare i sintomi ossessivi – compulsivi come distrazioni prive di senso che devono essere ignorate, quindi, svalutate.

Tali sintomi vengono provati contro la propria volontà, anche se sono il prodotto della nostra mente. La persona dovrebbe dirsi: “Questo è un sintomo del mio disturbo ossessivo compulsivo. Non ci credo, perché non è quello che penso e voglio”.

E' chiaro che chi soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo verrà costantemente allenato a mettere in pratica i quattro gradini. E' difficile credere che da solo riuscirà a resistere nel mettere in pratica le compulsioni visto il livello di ansia che prova in seguito alle ossessioni.

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09.03.08

Riconoscere la Fame Fisiologica dalla Fame Emotiva

Come discriminare la fame fisiologica da quella psicologica.

Fame biologica: quando i livelli di glucosio diminuiscono insorge una sensazione di vuoto allo stomaco, lo stomaco “borbotta”, avvertiamo i cosiddetti “morsi della fame”, anche detti “crampi allo stomaco”.

Questa è la fame autentica che consiste nell’ introduzione di cibo per porre fine alla sollecitazione dello stato di carenza.

La fame emozionale detta anche fame psicologica o da stress non è una reale necessità dell’organismo, ma un bisogno che nasce in risposta a sensazioni ed emozioni spiacevoli di ansia, malumore, tristezza, incertezza, solitudine, insoddisfazione, rabbia.

La persone che soffrono di sovrappeso, obesità, bulimia e anoressia dovranno imparare a riconoscere il tipo di fame e a rispondere solo alla fame biologica.

Tale distinzione è possibile tramite il riconoscimento di alcuni segnali:

•La fame fisiologica nasce lentamente e aumenta sempre più; la fame emotiva scoppia all’ improvviso con un’ elevata intensità

•La fame fisiologica è più sopportabile della fame emotiva che richiede invece un‘immediata soddisfazione di cibo

•La fame fisiologica è un bisogno concreto del corpo che, una volta soddisfatte le necessità, interrompe lo stimolo e comunica sazietà. La fame emotiva, invece, è più difficile da placare, perché deriva da un bisogno psicologico e l’ impulso continua fino all’ esaurimento della fonte di emotività che l’ ha fatto scattare

•La fame fisiologica ci porta a gradire qualsiasi cibo, mentre la fame emotiva ci fa desiderare un cibo particolare, un alimento di una determinata categoria, generalmente dolce o saporito/salato, che la mente individua come consolatorio.

•Soddisfare la fame fisiologica non comporta sensi di colpa, mentre dopo un’abbuffata emotiva si va in crisi ed è inevitabile ripromettersi di riuscire a resistere la volta successiva

•La fame emotiva si presenta secondo alcuni schemi temporali, specifici per ogni soggetto, in particolare nel pomeriggio, alla sera, prima o dopo cena, oppure in modo intermittente nel corso della giornata. L’abbuffata, nonostante i vissuti spiacevoli che comporta, permette per un breve periodo di distrarsi dalle proprie emozioni negative

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03.03.08

Come si programma il tempo?

14:44:19, Aree di intervento: Stress  

Come si programma il tempo?

1. Scrivete un elenco di attività che dovreste svolgere
2. Riordinate le attività in base all’urgenza/priorità
3. Programmate le attività mensilmente, settimanalmente e giornalmente

Lista degli impegni

SFERA PERSONALE

Elenca tutte le attività che dovrai svolgere e che riguardano te stesso (visite/controlli, acquisti, tempo libero, cura del sé: alimentazione, sport, igiene personale, estetista, parrucchiere, massaggiatore, …)

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CASA

Elenca tutte le attività che dovresti svolgere

Dentro casa: cucinare, apparecchiare/sparecchiare, lavatrice, stirare, lavaggio pavimenti, lavaggio vetri, pulizia bagno, cambio di stagione, …

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Elenca tutte le attività che dovresti svolgere

Fuori casa: spesa, pagamento bollette, commissioni varie,...

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FAMIGLIA

Elenca tutte le attività che dovresti svolgere con i tuoi familiari: accompagnare/prendere figli, far svolgere i compiti, controllare il diario, visite mediche/vaccinazioni, acquisti vari, tempo libero da trascorrere insieme ai figli, tempo da trascorrere con il patner, …

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Continua ad elencare gli impegni che rigurdano il PATNER, l'AMICIZIA/ DIVERTIMENTO

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Pensieri negativi che portano allo Stress: cosa mi dico?

14:35:13, Aree di intervento: Stress  

Pensieri negativi che portano allo stress

1. “Non ce la faccio più”
2. “Sono incasinato”
3. “Ho troppi impegni”
4. “Non so da dove iniziare”
5. “Non ho tempo”
6. “Non ci riesco”
7. “Sono stressato”
8. “Il tempo passa velocemente”
9. “Devo fare tutto io”
10. “Deve andare tutto bene”
11. “Non ci devono essere imprevisti”
12. “Non mi fido degli altri”
13. “La casa deve essere sempre pulita ed ordinata”
14. “Devo fare carriera”
15. “Non devo perdere tempo”
16. “Sono sempre di corsa”
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Aggiungi gli altri pensieri negativi che ti vengono in mente quando affronti o al solo pensiero di affrontare una situazione.

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Programmazione del tempo: come difendersi dallo stress

14:32:16, Aree di intervento: Stress  

Il nostro tempo va programmato

“Che vantaggi potrò ottenere se programmo il mio tempo?”

1. So esattamente tutte le attività che dovrò svolgere
2. Avrò una visione di insieme della mia giornata e della settimana
3. Non sovraccarico la memoria
4. Non dimentico scadenze ed impegni
5. Sono centrato sulle attività da svolgere
6. Aumenta il mio senso di autoefficacia
7. Aumenta la mia autostima
8. Sento di avere un ruolo attivo nella gestione della mia vita
9. Mi sento responsabile
10. Divento una persona pratica e concreta
11. Ottengo buoni risultati
12. Riesco a gestire più ambiti della mia vita
13. Non perdo tempo perchè so esattamente cosa e quando svolgere le varie attività
14. Programmare mi aiuta a distribuire in modo equilibrato le mie energie e il mio tempo nei vari ambiti
15. So esattamente cosa ho fatto e cosa dovrò ancora fare
16. Riesco a prevedere tempi utili per eventuali imprevisti
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Termina l'elenco pensando ad altri vantaggi che potrai ottenere.

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22.02.08

Soffri di anoressia, bulimia e sovrappeso?

Soffri di disturbi alimentari: anoressia, bulimia e sovrappeso?

Presso lo studio di Terapia Cognitivo Comportamentale potrai ricevere informazioni sui sintomi e sulle manifestazioni tipiche di ogni disturbo e ricevere le cure più adeguate per superare le tue difficoltà.

Cell. 3337130974

Dott.ssa Maria Narduzzo
Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

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11.02.08

Cosa posso fare per evitare di abbuffarmi?

Strategie e consigli per resistere e non abbuffarsi

1. Mi allontano dalla situazione
2. Telefono ad un’amica
3. Mi faccio una doccia
4. Se sono a casa, mi organizzo per uscire con gli amici per evitare la noia
5. Ascolto la musica
6. Faccio ginnastica
7. Vado in giro a vedere le vetrine
8. Esco con la bici e ascolto la musica
9. Cerco di resistere fino a che il desiderio diminuisce
10.Imparo a dire di no, quando gli altri insistono nel farmi mangiare
11.Evito di andare alle feste e al ristorante
12.Evito di comprare dolci, patatine e in generale di tenere la scorta in casa

Cose da pensare per evitare l’abbuffata

1 “non mangio, non mangio, io posso resistere”
2 “e’ difficile ma posso resistere”
3 “penso alle conseguenze del mangiare in eccesso”
4 “penso a come mi sento dopo aver mangiato troppo: mi faccio schifo”
5 “mi sono umiliata già troppo, resisto e non mangio”
6 “sto imparando dei modi diversi per gestire le mie emozioni”
7 “altre volte ho resistito, posso farcela anche adesso”
8 “se resisto, poi il desiderio diminuisce”
9 "penso a qualcosa di piacevole”

I pensieri positivi e le attività alternative possono essere scritte su un foglio. Nel momento in cui avverti l’impulso a mangiare troppo potrai leggere il foglio e scegliere un’attività che ti sembra più appropriata e parlarti in modo diverso.

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Situazioni che possono indurre l'abbuffata

14:41:12, Aree di intervento: Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa  

Le situazioni ad alto rischio, che possono scatenare le abbuffate, si suddividono in 5 categorie:

1.Stati emotivi negativi:

- noia (quando non so che cosa fare),
-solitudine (alcune sere sono sola e non so con chi parlare),
-ansia (quando sono preoccupata per qualcosa che devo fare), -rabbia (se qualcuno mi critica, mi fa notare che ho sbagliato, dopo aver discusso con i miei genitori, dopo aver litigato con il mio fidanzato),
-sconforto, delusione (quando le cose non vanno come voglio io e le mie aspettative vengono deluse, quando il mio fidanzato non telefona per due giorni),
-disagio (che provo quando interagisco con altre persone e tendo a confrontarmi con loro o temo il loro giudizio)

2.Stati emotivi positivi:

Quando sono contenta e mi sento gratificata perché il lavoro va bene, i clienti sono soddisfatti, mi sembra di potermi fare un regalo, trasgredendo le regole che solitamente mi autoimpongo

3.Situazioni sociali:

Pranzi e cene con la mia famiglia e con i parenti del fidanzato: sento che devo mangiare, altrimenti si offendono e sembro non apprezzare;
Cene di lavoro;
La mia festa di compleanno;
Quando pranzo con persone nuove.

4.Sentirsi a disagio con il proprio corpo :

Dopo essermi pesata sulla bilancia e riscontro un aumento di peso; Quando indosso vestiti stretti;
Quando mi guardo allo specchio e mi vedo tutti i difetti;
In piscina, le poche volte che vado e mi confronto con tutte le ragazze;
Quando il mio fidanzato non mi fa i complimenti o mi fa notare che ho messo su un po’ di pancetta.

5.Fame da dieta:

Dopo aver saltato alcuni pasti o mangiato poco, mi viene una fame terribile, inizio a dirmi “ma si, ti sei tenuta per 5 giorni, adesso ti puoi concedere qualcosa";
Passare davanti alla vetrina della pasticceria, mi manda fuori di testa e divento più attenta agli odori e ai colori del cibo

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08.02.08

Soffri di Ansia, Fobie, Panico ed Ossessioni?

23:52:10, Aree di intervento: Terapia cognitivo comportamentale  

Soffri di Ansia, Fobie, Panico ed Ossessioni?

Presso lo studio di Terapia Cognitivo Comportamentale potrai ricevere informazioni sui sintomi e sulle manifestazioni tipiche di ogni disturbo e ricevere le cure più adeguate per superare le tue difficoltà.

Cell. 3337130974

Dott.ssa Maria Narduzzo
Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamenatale

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06.02.08

Perchè mio figlio va male a scuola?

Perchè mio figlio va male a scuola?

Alla base degli insuccessi scolastici ci possono essere tantissime cause:

1)RITARDO MENTALE è comprensibile che se il bambino presenta un ritardo mentale avrà difficoltà nel rendimento scolastico. In questo caso è importante rivolgersi allo psicologo del proprio territorio per diagnosticare attaverso il colloquio, l'osservazione e la somministrazione di test specifici la presenza e la gravità del disturbo. Solo, così, l'interessato potrà ricevere le cure più adeguate.

2)E'importante escludere eventuali DIFFICOLTà SENSORIALI. Domandiamoci e verifichiamo se il bambino vede e sente bene.

3)Il bambino ha frequentato regolarmente la scuola? A volte può capitare che per svariati motivi: problemi di salute, traslochi, ansia, ... ci siano state troppe assenze, per il bambino è indietro nel programma scolastico. In questi casi è importante recuperare.

4)Il bambino ha vissuto o vive situazioni familiari che possono creare disagio e sofferenza?

La nascita di un fratellino, separazione dei genitori, traslochi, malattia o morte di un parente,.... Probabilmente il bambino sta soffrendo per la situazione che vive e ciò si ripercuote negativamente sull'attenzione, concentrazione, interesse e motivazione allo studio.
In questi casi è importante sostenere psicologicamente il bambino affinchè impari a superare l'esperienza che sta vivendo.

5)Il bambino presenta disturbi specifici dell'apprendimento scolastico: dislessia, disgrafia, discalculia e difficoltà nella comprensione del testo.

In questi casi occorre rivolgersi ad uno psicologo con esperienze specifiche nel settore:

- verranno somministrati test di intelligenza per escludere ritardi cognitivi
- verranno somministrati test standardizzati per rilevare l'eventuale presenza e la gravità dei distrurbi specifici dell'apprendimento
- l'intervento riabilitativo sarà rivoltò alla difficoltà rilevata, utilizzando CD e materiale specifico.
- particolare attenzione sarà rivoltà alle emozioni, all'autostima e al contesto familiare e sociale del bambino. Se il bambino ha accumulato insuccessi scolastici, nonostante l'impegno iniziale, potrebbe demotivarsi ed abbattersi.

6)Il bambino è introverso, insicuro, pauroso, ha problemi di ansia?

Questi aspetti possono ridurre o bloccare il rendimento scolastico. E' importante rivolgersi ad uno psicologo che attui un programma pratico, specifico e riabilitativo sulle difficoltà elencate.

7) Il bambino ha un buon metodo di studio? Studia in modo costante? E' motivato? Si pone obiettivi e tende a raggiungerli?

8) Quali sono le aspettative dei familiari nei confronti della scuola? Si aspettano troppo? Tendono a premiare il bambino quando raggiunge buoni risultati? Non si aspettano nulla, la scuola non è molto importante? Il bambino è seguito dai familiari o vi è una situazione di trascuratezza?

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Le origini della trappola dell'abbandono

14:43:47, Aree di intervento: La trappola dell'abbandono  

Quali sono le origini della trappola dell'abbandono?

1 Uno dei vostri genitori è morto

2 Uno dei vostri genitori è andato via di casa quando eravate piccoli

3 Quando eravate piccoli vostra madre è stata ricoverata in ospedale per diverso tempo

4 Siete stati separati dai vostri genitori per un periodo di tempo prolungato

5 Siete stati allevati da diverse baby sitter

6 Siete stati mandati in istituto, collegio o presso parenti per motivi familiari

7 I vostri genitori litigavano spesso quando eravate piccoli, così che voi temevate che la famiglia si sarebbe disgregata

8 Avete perso l'attenzione di un genitore, in misura rilevante, per esempio per la nascita di un fratello o perchè il genitore in questione si è risposato

9 I vostri genitori hanno divorziato quando eravate piccoli

10 Vostra madre era una persona incostante, a causa di una depressione, dipendenza da alcol, frequenti esplosioni di rabbia, per cui spesso si disinteressava di voi.

11 I vostri genitori erano spesso assenti per motivi di lavoro

12 Vostra madre si è occupata prevalentemente di un parente malato, dedicandovi poco spazio ed attenzione

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11.01.08

La paura di perdere le persone

Ti prego non lasciarmi!!

Marica

"... tutte le volte che mio marito deve partire per lavoro, per me è una tragedia.

Piango, mi dispero, faccio scenate, nonostante lui cerchi di rassicurarmi sul fatto che mi vuole bene, che mi telefonerà e che tornerà presto. Ma nonostante tutto ho paura che lui si allontani da me e che per qualche motivo non mi voglia più bene.

Mentre lui è via piango e provo profondi sentimenti di solitudine, mi sento abbandonata ed avverto la sensazione di non potermela cavare da sola.

Quando lui torna non riesco ad essere contenta. Provo rabbia nei suoi confronti, non gli parlo, sono fredda e distaccata. Voglio punirlo perchè lui è andato via".

Angelo

"La mia vita è costellata da continue storie d'amore con donne, da cui puntualmente vengo lasciato. Vivo con la paura costante di rimanere da solo per tutta la vita e che non troverò mai nessuno che vorrà rimanere al mio fianco.

Già all'inizio della relazione mi lascio andare, sono completamente coinvolto. Dopo poche settimane, mi capita di dire ti amo. Sono passionale, dò tutto me stesso. Se mi sembra che la mia compagna è un pò distaccata la accuso di non volermi abbastanza bene.

Alla fine, le donne scappano e si realizzano, così, le mie paure che tutto finisca".

Gino

Soffro da morire quando finisce una relazione. Piango, provo una forte angoscia, ansia e un forte disagio quando sono a contatto con le altre persone.

Continuo a pensare e a ripensare a tutti i momenti belli trascorsi insieme, alla passeggiate mano nella mano, ai nostri abbracci e all'intimità.

L'idea di non sentirla, di non vederla e di poterla perdere per sempre mi fa soffrire tantissimo.

Non mi dò pace, cerco di capire il perchè sia tutto finito. Non accetto, non voglio.

Guardo il cellulare con la speranza di ricevere sue notizie. Mi impongo di non chiamarla, ma puntualmente le telefono. Le chiedo di rivederci, di stare insieme, perchè non resisto, non posso stare senza di lei.

Mi rendo conto che anche con gli amici cerco di essere gentile ed accondiscendente, per non offendere e per la paura di perdere.

Da ragazzo ho tentato il suicidio quando la mia fidanzata decise di lasciarmi.

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2008
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Gen Feb Mar Apr
Mag Giu Lug Ago
Set Ott Nov Dic

Starbene: mente-corpo

Dott.ssa Maria Narduzzo
Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Terapeuta EMDR
Docente dell'Istituto Watson
P.Iva 09100990010
Cell 3337130974
Vedi Attività


Riceve ad Orbassano
Studio Privato
Via Roma 47
www.psicologo-orbassano.it

Riceve a Torino
presso Studio Medico Crocetta
C.so Galileo Ferraris, 107
www.studiocrocetta.it
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