Archivi per: Maggio 2008

28.05.08

Disturbo Ossessivo Compulsivo: Pensieri aggressivi

18:29:02, Aree di intervento: Disturbo Ossessivo Compulsivo  

I pensieri aggressivi

Alessia è una ragazza di 20 anni. Presenta continui pensieri di aggressione rivolti verso i suoi genitori e sua sorella. Piange, sta male, prova sensi di colpa perchè vuole bene ai suoi familiari e non vorrebbe avere questi pensieri spiacevoli.

I pensieri arrivano nella sua testa anche se lei non li desidera, sono continui, interferiscono nella sua vita, le tolgono attenzione, concentrazione, le creano ansia e sensi di colpa.

Ma quali sono questi pensieri?

"e se di notte, mi sveglio senza rendermene conto, vado in camera dei miei genitori e li uccido?", "e se prendo un coltello e faccio male a mia mamma?", "e se soffoco mia sorella mentre dorme?"

Ai pensieri si associano le immagini intrusive in cui lei vede la scena che la terrorizza.

Alessia ha la mente invasa dai dubbi: "e se...?", "e se..?" Questi dubbi le creano emozioni negative e la costringono ad emettere dei rituali di controllo per sentirsi rassicurata di non aver ucciso i suoi familiari. Alessia, infatti, controlla se i suoi genitori e se sorella sono vivi, si allontana dagli oggetti che possono fare del male: coltelli, forbici, oggetti pesanti.

Il colloquio e l'osservazione hanno permesso di capire che Alessia soffre di DOC: Disturbo Ossessivo Compulsivo.

I pensieri e le immagini a carattere aggressivo sono rivolti anche verso se stessa: "e se prendo la rincorsa sfondo il vetro e cado di sotto?", " e se poi lo faccio davvero?", "e se alla fine non è un Disturbo Ossessivo Compulsivo e senza rendermene conto mi butto realmente dalla finestra e muoio in una pozza di sangue?". I pensieri sono accompagnati dalle immagini intrusive in cui Alessia vede se stessa che compie il gesto temuto.

E' spaventata da questi pensieri, si sente in colpa, sta male, prova vergogna per il loro contenuto e non riesce a parlarne con nessuno. Si rende conto dell'assurdità di tali pensieri.

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26.05.08

Sintomi del Disturbo Ossessivo Compulsivo

16:20:43, Aree di intervento: Disturbo Ossessivo Compulsivo  

Se ti è stata fatta la diagnosi, o è stata fatta ad un tuo caro, di disturbo ossessivo compulsivo (DOC), potrai avere l'impressione di essere l'unica persona a dover fronteggiare le difficoltà e i disagi di tale disturbo. In realtà non sei solo!

Migliaia di persone in Italia soffrono di disturbo ossessivo compulsivo e ancor più ne hanno sofferto in qualche momento della loro vita. Fortunatamente oggigiorno sono disponibili dei trattamenti alquanto efficaci nel debellare il disturbo e nel restituire al paziente DOC la possibilità di ricostruirsi una vita soddisfacente e libera.

Quali sono le ossessioni e le compulsioni più tipiche?

Ossessioni aggressive·
Timore di fare del male agli altri ·Timore di fare del male a sé ·Immagini violente o terrificanti ·Timore di lasciarsi sfuggire oscenità o insulti ·Timore di fare qualcosa di imbarazzante ·Timore di mettere in atto altri impulsi (es. derubare una banca, compiere furti nei supermercati, ingannare il cassiere) ·Timore di essere responsabile di cose che stanno andando male (es. fallimento della compagnia in cui lavora) .Timore che possa accadere qualcosa di terribile (es. un incendio, un furto con scasso, la morte o la malattia di parenti/amici, superstizioni varie) ·

Ossessioni di contaminazione·
Preoccupazioni o disgusto riguardanti perdite o secrezioni corporali (es. urine, feci, saliva) ·Preoccupazione riguardanti sporcizia o germi · Preoccupazione eccessiva riguardante contaminanti ambientali (es. radiazioni, gas, tossici) ·Preoccupazione eccessiva relativa a oggetti domestici (es. detersivi, solventi, animali domestici) ·Preoccupazione di ammalarsi ·Preoccupazione di fare ammalare altre persone (in senso eteroaggressivo)

Ossessioni sessuali·
Pensieri, immagini o impulsi sessuali proibiti o perversi ·Contenuto riguardante bambini ·Contenuto riguardante animali ·Contenuto incestuoso ·Contenuto omosessuale ·Comportamento sessuale rivolto verso gli altri (in senso eteroaggressivo) ·

Ossessioni di accumulo/collezione

Ossessioni religiose

Ossessioni con necessità di simmetria, esattezza e ordine

Ossessioni varie·
Necessità di conoscere o ricordare ·Timore di dire certe cose · Timore di non dire le cose esattamente ·Immagini intrusive (neutre) · Suoni, parole o musica intrusive prive di significato ·Numeri fortunati/sfortunati ·Colori con significato speciale · Altre Ossessioni somatiche

Compulsioni di pulizia e lavaggio
·Lavaggi delle mani eccessivi o ritualizzati · Fare la doccia, il bagno, lavarsi i denti o strofi- narsi in modo eccessivo o ritualizzato · Compulsioni riguardanti la pulizia di articoli casalinghi o di altri oggetti inanimati ·Altri provvedimenti per rimuovere il contatto con i contaminanti ·Altri provvedimenti per rimuovere i contaminanti

Compulsioni di calcolo

Compulsioni di controllo·

Controllo di porte, serrature, stufe, apparecchi di uso domestico, freno di emergenza dell’auto, etc ·Controllare di non aver fatto o di stare per fare male agli altri ·Controllare di non aver fatto o di stare per fare male a se stessi ·Controllare che non stia per accadere qualcosa di terribile · Controllare la presenza di contaminati

Altre Rituali di ripetizione·
Entrare/uscire dalla porta, alzarsi e risedersi sulla sedia, etc ·
Compulsioni di riordinamento/organizzazione

Compulsioni di accumulo/collezione

Compulsioni somatiche

Compulsioni varie
·Rituali mentali (diversi dal controllare/contare) ·Bisogno di dire, chiedere o confessare · Bisogno di toccare ·Provvedimenti per prevenire: eventi negativi a se stessi ·(Non controllando) eventi negativi agli altri, conseguenze terribili


L’Istituto Nazionale di Salute Mentale (NIHM) ha mostrato, dopo varie ricerche, che le persone affette da DOC sono più del 2% di tutta la popolazione, indicando così che il DOC è più comune di altre malattie psichiatriche quali schizofrenia, disturbo bipolare o disturbo da attacchi di panico.

Il DOC colpisce, indistintamente, persone di entrambi i sessi, di tutte le età, di tutte le etnie, di tutte le religioni e di tutti i livelli socio-culturali.

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Disturbo di attenzione e iperattività

14:42:11, Aree di intervento: Disturbi da Deficit di Attenzione  

Che cos’è il disturbo da deficit di attenzione/iperattività?

Descrizione dei sintomi

Il DDAI è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo. Per disturbo evolutivo si intende un problema di natura psicologica (o psicobiologica) che interferisce con la normale crescita del bambino e ostacola le normali attività quotidiane (andare a scuola, giocare coi coetanei, convivere serenamente coi genitori e in generale il suo normale inserimento nella società).

Il DDAI riguarda l’autocontrollo perché il bambino molto spesso non riesce ad orientare i propri comportamenti rispetto a quanto atteso dall’ambiente esterno, ovvero non è in grado di utilizzare i comandi interiori per eseguire quelle azioni che l’ambiente si aspetterebbe da lui (stare attento alla maestra che spiega, rimanere seduto durante la lezione o i pasti, svolgere i compiti per casa, aspettare il proprio turno, e così via).

I sintomi principali sono:

difficoltà di attenzione e di concentrazione
incapacità di controllare l’impulsività
difficoltà di regolare il livello di attività motoria

Presi insieme, questi problemi derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente.

E’ importante sottolineare che questo non è un problema che riguarda una normale fase di sviluppo, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, e tanto meno non è un problema dovuto alla cattiveria del bambino.

Il DDAI è un vero problema psicologico che ha conseguenze negative per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola, e spesso rappresenta un ostacolo al raggiungimento degli obiettivi personali. E’ un disturbo che genera sconforto e stress tra genitori e insegnanti, i quali si trovano impreparati nella gestione del comportamento del bambino.

Una diagnosi accurata, con strumenti specifici e condotta da un professionista è il prerequisito necessario affinché non si confonda un bambino semplicemente irrequieto con un bambino che presenti i sintomi specifici del DDAI.

Gli elementi che connotano il disturbo, come abbiamo detto, sono il deficit di attenzione, l’iperattività, l’impulsività.

Per quanto riguarda l’attenzione, recenti studi indicano che questi bambini non presentano problemi di risorse attentive, ma difficoltà nel gestire adeguatamente la loro attenzione secondo le richieste dell’ambiente (autocontrollo dell’attenzione). La difficoltà sta nel mantenere l’attenzione per un periodo prolungato di tempo, e per la difficoltà di ignorare gli stimoli esterni interferenti.

Per iperattività si intende un eccessivo e inadeguato livello di attività motoria che si manifesta con continua irrequietezza.

L’impulsività viene definita come un’incapacità ad aspettare o ad inibire risposte o comportamenti che in quel momento risultano inadeguati.

Ciò che rende un comportamento un sintomo del DDAI è l’avverbio “spesso”, cioè la frequenza con cui esso si manifesta quotidianamente.

Il deficit di attenzione

E’ molto frequente sentire i genitori di questi bambini pronunciarsi in questi termini:

“Sembra che mio figlio non ascolti”, “Non completa mai i compiti che gli vengono assegnati”, “Sogna ad occhi aperti”, “Perde sempre le sue cose”, “Si distrae facilmente e non riesce a concentrarsi”.

Difficoltà maggiori nel mantenere l’attenzione:
- l’attività è prolungata nel tempo
- i compiti sono lunghi, noiosi ripetitivi
I bambini con DDAI si annoiano e perdono interesse nei confronti dei lavori scolastici più velocemente rispetto ai coetanei. Questo li induce a cercare continuamente altre attività più divertenti, interessanti e stimolanti, senza curarsi del fatto di aver completato o no il lavoro in corso. Inoltre, i bambini con DDAI sono attratti dagli aspetti più divertenti, motivanti e gratificanti di ogni situazione. In altre parole, vengono attratti verso quelle attività che procurano loro un’immediata gratificazione ed evitano quelle che necessitano di un lungo lavoro prima di ottenere una gratificazione finale.
Questi bambini sanno che un certo compito è importante ed andrebbe portato a termine, ma non riescono ad autoregolare il proprio comportamento per raggiungere l’obiettivo.

Il deficit nel controllo degli impulsi

Abbiamo detto che i bambini con DDAI hanno grosse difficoltà ad aspettare. Oltre all’insofferenza per l’attesa, i bambini con DDAI non riescono ad inibire i comportamenti inadeguati in determinati contesti sociali e non riescono a controllare i proprio impulsi (soprattutto nelle risposte verbali). L’impulsività porta con sé una ridotta capacità di analisi dei rischi e dei pericoli nascosti nelle attività di tutti i giorni. Questi bambini non sanno valutare le conseguenze delle loro azioni, perciò si mettono spesso nei guai.


L’iperattività

I genitori per descrivere l’iperattività usano frasi del tipo: “non riesco a calmarlo”, “è sempre in movimento”, “è come se avesse un motorino che non si ferma mai”, “parla sempre o fa strani rumori con la bocca”. Difficilmente questi comportamenti possono essere delle strategie per attirare l’attenzione. Il problema è ancora una volta l’incapacità di controllare i comportamenti. Recenti studi condotti all’Università di Toronto spiegano l’iperattività come un tentativo da parte del bambino ad autostimolarsi, proprio nei momenti in cui aumenta la fatica a mantenere la concentrazione.

Una caratteristica comune nei bambini con DDAI è di essere incostanti negli impegni. In presenza di un QI nella norma, le loro prestazioni scolastiche risultano sottostimate. Recenti ricerche sulla metacognizione danno ulteriori ed interessanti spiegazioni riguardo a tali problemi. La metacognizione prende in esame il pensiero sul pensiero. Ognuno di noi riflette su se stesso, sul proprio modo di operare, di pensare, di analizzare le informazioni. La conoscenza metacognitiva (sapere come affrontare un compito, quali strategie adottare, quanto tempo serve) è una cosa diversa rispetto ai processi di controllo (verificare come sta procedendo il proprio lavoro, correggere eventuali errori durante l’esecuzione). In base alle ricerche di Cesare Cornoldi è emerso che i bambini con DDAI hanno una buona conoscenza metacognitiva (sanno come si dovrebbe affrontare un compito), ma non sono capaci di tradurre tali conoscenze in azione e non sono in grado di monitorare la loro prestazione.
In conclusione i bambini con DDAI hanno una dissociazione tra la conoscenza metacognitiva (intatta) e i processi di controllo (compromessi). I bambini con DDAI possiedono buone intenzioni e conoscenze sul da farsi, ma non sono in grado di rendere operative tali nozioni, e inoltre non sono in grado di monitorare la loro prestazione.

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Starbene: mente-corpo

Dott.ssa Maria Narduzzo
Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Terapeuta EMDR
Docente dell'Istituto Watson
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