Archivi per: Novembre 2007

30.11.07

I capricci dei bambini

14:11:22, Aree di intervento: Disturbo della Condotta, I capricci  

Il bambino capriccioso

Mattia è un bambino di 4 anni, oggi è andato al supermercato con entrambi i genitori. Chiede di andare sulle giostre e viene accontentato. Al termine del giro, Mattia non è contento, vuole andare ancora. Il padre si lamenta “farai ancora un giro, ma sappi che è l’ultimo”. Mattia non è ancora soddisfatto, non vuole scendere. Il padre deve inventare una scusa: “Mattia ho finito i soldi, dobbiamo andare”. Il bimbo scende dalla giostra, inizia a piangere, tira il padre dalla maglia, urla, batte i piedi per terra. La situazione diventa imbarazzante, la gente nota la scena e il padre concede ancora due giri. Generalmente, i genitori non portano Mattia a fare la spesa perché poi lui pretende patatine, caramelle e soprattutto giocattoli. I genitori non sanno come comportarsi, si sentono costretti ad accontentarlo per evitare scenate.

Padre: mio figlio non si accontenta, vuole tutto quello che vede e se oso dirgli di no, fa scenate. L’altro giorno ha iniziato a tirarmi calci e sberle, perché voleva entrare in un negozio di giocattoli. Ho cercato di resistere, ma piange ancora più forte, diventa rosso in faccia, sembra che gli manchi il respiro e sarebbe capace di andare avanti così per ore. Alla fine ho ceduto, non c’è stato verso di calmarlo.

Madre: con me la situazione è peggiore. Quando Mattia piange e urla io non riesco a dargli una sculacciata. Non riesco, è più forte di me. Urlo anch’io e quando mi sento esasperata esco di casa.

Alcuni genitori faticano a gestire i capricci dei loro figli, cedono alle loro richieste e sono incapaci di dire “no”.

Spesso i bambini dominano i genitori, hanno capito che basta piangere, urlare, buttarsi per terra e tirare i calci per ottenere ciò che desiderano.

Parole, troppe parole: “ Sei sempre il solito testone, non ti accontenti mai, la prossima volta non ti faccio andare, anzi la prossima volta non vieni proprio al supermercato”, “Vuoi sempre tutto, guarda quanti soldi mi fai spendere”. Queste sono solo tante ed inutili lamentele di noi genitori che non riusciamo a far rispettare una regola, con fermezza.

Il padre avrebbe potuto dire “Lo so che è divertente andare sulla giostra, ma eravamo d’accordo che avresti fatto tre giri. Adesso scendi”. Se il bambino insiste, piange e non vuole scendere, il padre lo prende fisicamente e lo porta via.

Accontentare i capricci del bambino vuol dire rinforzare positivamente questi suoi comportamenti disfunzionali. Il bambino non desidera ma pretende, lui vuole e sa come ottenere.

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22.11.07

Come gestire il bambino dispettoso?

23:37:47, Aree di intervento: Disturbo Oppositivo Provocatorio  

Mio figlio fa i dispetti, provoca, non la smette e noi ci sentiamo esasperati

Potrei fare centinaia di esempi concreti per evidenziare il comportamento di mio figlio:

1 Dopo aver apparecchiato, sono andata nella stanza dei miei figli. Io e Luca ci siamo messi a disegnare. Ho invitato diverse volte Alessandro a sedersi vicino a noi per disegnare, ma non mi ha neanche risposto. Dopo pochi minuti Alessandro è andato in cucina, ha preso due piatti ed ha iniziato a batterli uno contro l'altro.

In quel momento ero infastidita dal suo comportamento e più sentivo il rumore dei piatti che si toccavano l'uno contro l'altro e più il mio sangue ribolliva. Ho cercato di ignorare, continuando a disegnare.

Dopo un pò, Alessandro è entrato nella cameretta e mi ha chiesto se avessi sentito il rumore che aveva fatto. Ho cercato di ignorare la domanda e l'ho invitato, prendendolo per la mano, a disegnare con noi.

Siamo stati bene e la mezz'ora prima della cena è trascorsa in modo piacevole.

Cosa sarebbe successo se fossi andata in cucina e lo avessi sgridato? Probabilmente avrei soddisfatto il suo desiderio di irritarmi, anche a costo di essere sgridato.

2. Una sera eravamo tutti nella cameretta dei nostri figli, mio marito stava leggendo un libro per ragazzi. Era un momento bello, tutti insieme. Luca ascoltava con attenzione, Alessandro girovagava per la stanza. Lo abbiamo chiamato per stare con noi, ma lui niente andava avanti e indietro. Ad un certo punto ha aperto il cassetto del fratello ed ha iniziato a buttare per aria i giocattoli. Si girava verso di noi per vedere se lo stessimo guardando ed ogni tanto richiamava l’attenzione del fratello, chiamandolo per nome.

Ho dato un’occhiataccia a Luca come per dire fai finta di niente e stai fermi li dove sei. Abbiamo cercato di non rispondere al dispetto di Alessandro, che alla fine si è arreso all’evidenza.

Non è facile! A volte ci si sente messi alla prova e sfidati. Soprattutto sono dispiaciuta per il fatto che in quei momenti noi siamo per loro. Riesco ad ignorare se ovviamente il suo comportamento non mi sembra pericoloso per lui e per gli altri.

Quando esagera intervengo, cerco di parlare con un tono di voce calmo e tranquillo e se serve lo punisco.

Ho adottato un metodo che mi aiuta: mi parlo, dandomi delle istruzioni: stati calma, stai tranquilla, non urlare, spiega con un tono della voce basso. A volte esco dalla stanza per non intervenire bruscamente.

La cosa che mi da più forza è il pensiero che lui soffre, sta male, ricerca la nostra attenzione, anche se in modo negativo. La nascita della sorellina, la presenza di suo fratello, potrebbe essere vissuto ai suoi occhi come una mancanza di uno spazio tutto suo. Mi da l’idea di un bambino che pur ricevendo 100, voglia 150.

Ogni tanto, il sabato pomeriggio io e mio marito ci separiamo portandoci con noi un bambino, proprio per offrire uno spazio individuale all’interno del quale ridere, parlare e giocare senza la presenza degli altri componenti della famiglia.

3. Ricordo con tanta stanchezza le prime volte che allattavo al seno Claudia. Alessandro arrivava con l'intento di disturbare e portare l'attenzione su di se.

Una volta è andato sotto il lettone cantava a voce alta e con i piedi batteva contro la rete. Un’altra volta è salito in piedi sul letto e saltava a più non posso. Mi sentivo stanca e sfinita: tre bimbi, la casa, il sonno arretrato e il fastidio che in quel momento ho provato per il comportamento di mio figlio. Quasi mi stupissi e pretendessi la sua comprensione e il suo silenzio. Mi stavo per alzare dal letto per rimproverarlo, ma mi ha fermato il pensiero che in quel momento lui provasse gelosia per la sorella, come se lui volesse essere al suo posto. Probabilmente il suo star male lo esternava con la sua irruenza e con il suo disturbo. A quel punto mi è venuto spontaneo prenderlo per la mano, portarlo sul lettone ed abbracciarlo, mentre allattavo la sorella. E’ stato bello stringerli a me.

Ho capito che con mio figlio non servono le sculacciate, le punizioni e le lavate di testa, per eliminare i suoi comportamenti dispettosi e provocatori.

Anzi, la situazione peggiora, degenera: è capace di rispondermi “tanto non mi hai fatto nulla”, “non mi fai male”, “non importa se mi hai tolto il gioco”, anche in questi casi le sue risposte sono finalizzate a sminuire e a provocare ulteriormente. E’ chiaro che le regole le rispetta, non fa quello che vuole.

Ho sperimentato che le coccole, i baci, le attenzioni sulle cose belle che fa, i nostri spazi individuali e l’ignorare le provocazioni sono state utilissime.

A distanza di circa un anno il nostro è ritornato un bellissimo rapporto.

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Il comportamento oppositivo- provocatorio

13:39:06, Aree di intervento: Disturbo Oppositivo Provocatorio  

Quali sono le caratteristiche del Disturbo Oppositivo Provocatorio?

La caratteristica fondamentale del Disturbo Oppositivo Provocatorio è una modalità ricorrente di comportamento negativistico, provocatorio, disobbediente, ed ostile nei confronti delle figure dotate di autorità che persiste per almeno 6 mesi .

Il Disturbo Oppositivo Provocatorio è caratterizzato da frequente insorgenza di almeno uno dei seguenti comportamenti:

1. Perdita di controllo
2. Litigi con gli adulti
3. Tendenza ad opporsi a ciò che viene detto e stabilito
4. Rifiuto di rispettare le richieste o le regole degli adulti
5. Emissione di comportamenti finalizzati a dare fastidio agli altri
6. Tendenza ad accusare gli altri dei propri sbagli o del proprio cattivo comportamento
7. Tendenza ad essere suscettibili o facilmente infastiditi dagli altri
8. Fare dispetti o essere vendicativi

I comportamenti negativistici ed oppositivi sono espressi frequentemente. La persona con Disturbo Oppositivo-Provocatorio tiene testa agli adulti, non accetta compromessi, mette alla prova, cerca di superare i limiti, anche a costo di venir rimproverati e puniti. La tendenza all'opposizione è più forte della paura di venir puniti.

La persona con disturbo Oppositivo-Provocatorio sente ciò che gli viene detto, ma si comporta intenzionalmente all'opposto, ignorando regole, ordini e divieti.

I comportamenti tipici del Disturbo oppositivo-provocatorio sono quasi invariabilmente presenti nell’ambiente familiare, ma possono non essere evidenti a scuola o nella comunità. I sintomi del disturbo sono tipicamente più evidenti nelle interazioni con gli adulti o i coetanei che il soggetto conosce bene e possono quindi non manifestarsi durante l’esame clinico. Di solito i soggetti con questo disturbo non si considerano oppositivi o provocatori, ma giustificano il proprio comportamento come una risposta a richieste o circostanze irragionevoli.

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Trattamento dell'enuresi

00:55:42, Aree di intervento: Enuresi  

Modello del controllo corticale

Il bambino possiede alla nascita il riflesso di svuotamento della vescica che si manifesta quando la pressione all’interno della vescica causata dall’accumularsi dell’urina, oltrepassa un valore critico.

Man mano che il bambino cresce, non usa più tale riflesso di svuotamento, ma riesce intenzionalmente a trattenere l’urina e a saper svuotare la vescica nel luogo appropriato. Ciò viene permesso grazie alla maturazione dell’apparato urinario e al controllo inibitorio della corteccia cerebrale.

Nel caso di un mancato sviluppo del sistema interno di controllo come avviene nell’enuresi primaria (il bambino, dalla nascita, ha bagnato il letto quasi ogni notte), il trattamento psicoterapico tenderà a favorire l’acquisizione del controllo corticale.

La tecnica usata è quella del “campanello”: che si basa sull’uso di un allarme acustico che suona immediatamente quando il bambino nel sonno emette le prime gocce di urina. Il risveglio deve essere immediato, il bambino dovrà alzarsi, andare in bagno e svuotare completamente la vescica. Qualora il bambino avesse troppo sonno e non volesse alzarsi, i genitori devono farlo comunque alzare dal letto, per andare in bagno. E’ importante spiegare al bambino l’importanza della sua collaborazione.

Dopo un numero relativamente ridotto di risvegli, il bambino impara a percepire le contrazioni vescicali che precedono la minzione e a svegliarsi prima dell’emissione dell’urina.

I risultati si ottengono già dopo 15-20 giorni, ma la terapia deve essere protratta per almeno due mesi per consolidare tale controllo.

Tale trattamento deve essere attuato non prima dei 6 anni, per permettere al bambino di raggiungere una certa maturazione cognitiva e fisiologica, che permette la remissione spontanea del problema enuretico.

Modello della mancata maturazione

Secondo le ricerche sperimentali, i bambini enuretici hanno una ridotta capacità di contenimento della vescica, che può essere particolarmente piccola. Questi bambini appena avvertono lo stimolo sembra che non riescono a trattenere e devono subito urinare (sindrome dell’urgenza), inoltre urinano frequentemente nel corso della giornata (10-12 volte).

E’ consigliabile effettuare una ecografia della vescica per verificare le dimensioni della stessa.

A livello psicoterapico si insegnerà al bambino a trattenere poco per volta l’urina per tempi progressivamente più lunghi, finchè riuscirà a controllare livelli massimi di pressione della vescica. All’inizio il bambino aspetterà pochi minuti prima di urinare, poi 5, poi 10,…

Tendenzialmente i bambini urinano dalle 3 alle 7 volte durante il giorno e saltuariamente si svegliano durante la notte per urinare. I bambini enuretici, urinano spesso anche 10-12 volte. Il terapeuta chiederà ai genitori di monitorare per una settimana il numero delle volte e a che ora il bambino urina.

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19.11.07

Consigli per i genitori di bambini che soffrono di enuresi

14:17:52, Aree di intervento: Enuresi  

Cosa può fare un genitore per aiutare il proprio figlio che soffre di enuresi?

1.Il bambino non va mai sgridato: è dimostrato che il rimprovero aggrava la situazione.

2. Nel caso che anche i genitori abbiano sofferto di enuresi, comunicarlo al bambino può avere per lui un effetto rassicurante. Infatti il sapere che anche il papà o la mamma hanno avuto lo stesso problema e lo hanno superato è per lui di conforto e aiuta la guarigione

3. Abituare il bambino a bere poco la sera per non aumentare il volume di urina nella vescica.

4. Far svuotare completamente la vescica al bambino prima di andare a letto.

5. Correggete l’eventuale stitichezza

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16.11.07

Domande sulla terapia cognitivo comportamentale del Disturbo di Panico

Per chi è indicata la terapia cognitiva comportamentale?

1. Per pazienti che hanno risposto parzialmente o non hanno risposto alla terapia farmacologica,
2. Per chi desidera sospendere i farmaci,
3. Per coloro che soffrono di panico con o senza agorafobia e non hanno iniziato nessun trattamento,
4. Per chi desidera capire quali fattori hanno determinato o mantengono il panico e predispongono a eventuali ricadute,
5. Per coloro che desiderano acquisire tecniche utili per gestire i sintomi dell’ansia.

QUANTO DURA IL TRATTAMENTO?

Il trattamento cognitivo comportamentale specifico per il panico offre benefici dopo un breve periodo di tempo, di 12 –15 incontri.

E’ EFFICACE?

In accordo con il National Institute of Mental Health (1993), numerose ricerche hanno dimostrato l’efficacia della terapia cognitiva comportamentale per il trattamento del disturbo di panico con o senza agorafobia. Inoltre, i risultati ottenuti vengono mantenuti nel tempo.

Perché prestare attenzione alle sensazioni corporee è un atteggiamento negativo che va eliminato?

Una volta che l’attacco di panico è avvenuto, la persona presta attenzione in modo “selettivo” al proprio corpo al fine di cogliere i primi segnali di ansia.

La persona è convinta che tale atteggiamento sia utile al fine di mettere in atto strategie che possono evitare il panico. Ad esempio: la persona si concentra sulla respirazione per verificare se respira bene e se ha abbastanza aria. Questi pazienti interpretano l’affanno e la mancanza di aria come segni di soffocamento. Per evitare di morire soffocati respirano profondamente e controllano il proprio respiro per prevenire le conseguenze temute. In realtà, facilitano così i sintomi dell’iperventilazione, quali capogiri, fenomeni dissociativi, aumento della mancanza di respiro, …

Se l’idea era quella di prevenire un attacco di panico, in realtà attiva egli stesso i sintomi dell’ansia.

Le conseguenze negative dell’attenzione selettiva al proprio corpo sono:

1. la persona vive in uno stato di continua tensione ed allerta
2. è spesso concentrato sul suo corpo
3. non è attento a ciò che lo circonda
4. percepisce sensazioni che in realtà non avvertirebbe se si concentrasse sul mondo esterno
5. ha paura dei sintomi che avverte e tende a pensare alle cose peggiori
6. attiva e mantiene i circoli del panico

“… SO CHE NON è RAZIONALE, MA è Più FORTE DI ME. MI BASTA PENSARE DI TROVARMI IN CERTE SITUAZIONI O DI AVERE CERTE SENSAZIONI: COME LA TACHICARDIA, IL SUDORE O IL SENSO DI SOFFOCAMENTO, PER ENTRARE IN CRISI. MI SEMBRA NORMALE EVITARE PER NON STARE MALE. COME è POSSIBILE AFFRONTARE LE SITUAZIONI CHE EVITO?”

E’ comprensibile che la persona che soffre di panico eviti le situazioni perché ha paura di stare male. Ma l’evitamento non è la soluzione al problema. La persona sta bene nell’immediato. Ma poi? Si costruisce una gabbia che lo intrappola: inizialmente evita una situazione, poi un’altra, poi un’altra ancora, fino a limitare la sua vita.

Il problema non sono le situazioni ma è la paura dei sintomi. Durante la terapia la persona comprende, verifica e prova che di fatto non succede nulla: l’ansia non è pericolosa, non è dannosa, e può essere gestita. La persona acquista sicurezza e si sentirà gradualmente pronta di affrontare le situazioni temute. Sono previste esposizioni in cui inizialmente terapeuta e paziente affrontano insieme varie situazioni.

AL TERMINE DELLA TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE, SI POSSONO VERIFICARE DELLE RICADUTE?

Partiamo dal presupposto che nessuno è esente dall’ansia. L’ansia fa parte della nostra vita. Quindi, l’obiettivo che ci poniamo in terapia non è quello di non provare più ansia. Al contrario, possono essere previste delle possibili ricadute a distanza di tempo, ma qualora e se si dovessero verificare, la persona non reagirà con intensa paura perché ha acquisito tecniche cognitive e comportamentali per il controllo e la gestione del panico.

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12.11.07

Ho troppi pensieri e non riesco a dormire

13:44:05, Aree di intervento: Disturbo d'Ansia Generalizzata, Disturbo del Sonno  

L'esperienza di Carmela

Sono una persona che mi agito per nulla. Basta veramente poco: i miei figli devono andare in gita e penso e ripenso a tutto ciò che può servire; devo organizzare una cena e anche qui penso per ore a cosa cucinare, in che modo, a ciò che potrebbe piacere o non piacere ai miei ospiti. Ci tengo che tutto sia fatto bene.
Se litigo con una persona, mi capita di rimuginare su ciò che ho detto, alle risposte che ho ricevuto, a ciò che avrei potuto dire e fare e non ho fatto.
Faccio un esame del sangue ed anche qui mi capita si sentirmi in ansia e preoccupata per la risposta che mi diranno.

Il mio sentirmi tesa, agitata, contratta quasi come se avessi una morsa che mi stringe, dura per ore.

Prima di addormentarmi, non riesco a stoppare i miei pensieri, vado avanti anche per un'ora pensando e ripensando prima di addormentarmi.

Se durante la notte mi sveglio alle 3 di notte per andare in bagno, non riesco ad riaddormentarmi. Cosa faccio? Penso per ore. Alle 6 del mattino quando dovrei alzarmi, sono stanca ed ho sonno.

Non ce la faccio più!!! Mi sento a pezzi.

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09.11.07

Disturbo di attenzione ed iperattività

14:48:18, Aree di intervento: Disturbi da Deficit di Attenzione  

La caratteristica fondamentale del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività è una persistente modalità di disattenzione e/o di iperattività-impulsività che è più frequente e più grave di quanto si osserva tipicamente in soggetti ad un livello di sviluppo paragonabile .

Cosa si intende per disattenzione?

1. I soggetti che presentano il disturbo di disattenzione non riescono a prestare attenzione ai particolari o possono fare errori di distrazione nel lavoro scolastico o in altri compiti. Il lavoro è spesso disordinato e svolto senza cura e senza attenzione.
2. I soggetti spesso hanno difficoltà a mantenere l’attenzione nei compiti o nelle attività di gioco, e trovano difficile portare a termine i compiti.
3. Spesso sembra che la loro mente sia altrove o che essi non ascoltino o non abbiano sentito quanto si è appena detto loro.
4. Spesso la persona con problemi di attenzione, non segue le istruzioni che gli vengono date e non porta a termine i compiti che gli vengono assegnati. La persona può iniziare un’attività, poi si dedica ad altro e poi ad altro ancora senza completarne nessuna. Per parlare di disturbo di attenzione è bene accertarsi che la persona non si dedichi ad un compito perché non ha compreso le istruzioni o per atteggiamenti di sfida/opposizione .
5. Questi soggetti hanno spesso difficoltà nell’organizzarsi per svolgere compiti e attività. Il modo di lavorare è spesso disorganizzato e il materiale necessario per svolgere il compito viene spesso disperso, oppure maneggiato senza cura e danneggiato. E’ significativo osservare il banco dei bambini o la scrivania di lavoro di persone che presentano il disturbo di attenzione: sono tipicamente confusionarie, disorganizzate, cadono oggetti o questi vengono persi.
6. La persona che presenta problemi di attenzione è riluttante o evita di dedicarsi a compiti che richiedono sforzo mentale protratto.
7. Soggetti con questo disturbo sono facilmente distratti da stimoli irrilevanti e frequentemente interrompono compiti in corso di svolgimento per prestare attenzione a rumori senza importanza o ad eventi che di solito sono con tutta probabilità ignorati da altri (per es., il clacson di un’auto, una conversazione di sottofondo).
8. Sono spesso sbadati nelle attività quotidiane (per es., mancano ad appuntamenti, dimenticano di portarsi il pranzo). Nelle situazioni sociali, la disattenzione può essere espressa dal fatto che cambiano spesso d’argomento nella conversazione, non ascoltano gli altri, non prestano attenzione alle conversazioni e non seguono le indicazioni o le regole di giochi o attività.
9. Spesso perde gli oggetti necessari per svolgere i compiti o le attività di lavoro

Che cosa si intende per Iperattività?

1. La persona iperattiva spesso muove mani o piedi con irrequietezza o si dimena sulla sedia. Il bambino iperattivo sembra agitato e si muove in continuazione.
2. Non resta seduto sulla sedia quando dovrebbe. Si alza, si butta per terra, si dondola, si risiede, si dedica ad altre attività quando invece dovrebbe stare fermo. Anche se la persona viene richiamata e la si invita a sedersi e stare ferma, rimane li per pochi secondi ma poi si rialza.
3. Spesso a difficoltà a giocare o a dedicarsi ad attività divertenti in modo tranquillo.
4. Chi conosce una persona con iperattività la definisce “elettrico” e “motorizzato”
5. Spesso parla troppo

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Consigli per dormire bene

14:24:27, Aree di intervento: Disturbo del Sonno  

Dormire bene è importantissimo e per migliorare la qualità del sonno ecco una serie di regole da seguire:

Andate a dormire ogni sera e alzatevi ogni mattina alla stessa ora, anche durante il fine settimana, indipendentemente da quanto avete dormito di notte. Tale consiglio è importante per regolarizzare il ritmo sonno/veglia.

Se vi svegliate prima che suoni la sveglia, alzatevi dal letto e iniziate la vostra giornata.

Non dormite di più la mattina, se avete dormito poco di notte. Si rischia altrimenti di sfasare il ritmo sonno/veglia. Inoltre la sera sarete stanchi e riuscirete ad addormentarvi più facilmente se non avete recuperato il sonno durante le ore della mattina.

Non fate "pisolini" durante il giorno. Se siete riposati, avrete difficoltà nell'addormentamento.

Andate a letto solo quando avete sonno.

Se non si riuscite a dormire, è preferibile non rimanere a letto: meglio alzarsi e dedicarsi ad attività rilassanti. C'è una regola molto importante: il letto è fatto per dormire.

Cercate di rilassarvi il più possibile prima di andare a letto. Provate a respirare in modo calmo e tranquillo. L'aria entra nel naso, la pancia si gonfia e lentamente l'aria esce dalla bocca e la pancia si sgonfia.

Se avete fame all'ora di andare a dormire, mangiate qualcosa di leggero, per evitare problemi di digestione.

Dormite in un letto comodo, in una camera da letto protetta quanto più possibile dai rumori, ad una temperatura ambiente corretta.

Mangiate ad orari regolari, evitando pasti abbondanti in prossimità dell'ora di andare a letto.

Non bevete bibite contenenti caffeina o alcolici prima di coricarvi e non fumate.

Fate con regolarità un'attività fisica durante il giorno, soprattutto di pomeriggio.

Se non dormite evitate di arrabbiarvi: "devo dormire", "ancora non dormo". Rilassatevi, questi pensieri non vi aiutano.

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Sono ipercontrollata e non riesco a dormire

13:58:04, Aree di intervento: Disturbo del Sonno  

L'esperienza di Luisa

Vorrei raccontarvi la mia esperienza personale. Da circa un anno è mancata mia madre a cui io ero particolarmente legata. Ad oggi non riesco ad accettare la sua morte, provo rabbia perchè non sarebbe dovuta morire. Mi sento sola. Mi sembra che sia partita per un viaggio e quasi mi aspetto il suo ritorno. Evito di parlare di lei, evito i ricordi della sua sofferenza e quando vado al cimitero rimango solo pochi minuti e scappo via. E' chiaro che la morte di mia madre e la non accettazione di quanto è avvenuto è un problema che devo affrontare con la mia psicologa.
Mi sento triste, ho pochi interessi, lotto per non lasciarmi andare. Sono stanca, terribilmente stanca perchè di notte non dormo.
Mi sono resa conto che di fatto non voglio addormentarmi, rimango in uno stato di dormiveglia, non mi lascio andare, sono un fascio di nervi, mi sveglio ogni ora nell'arco della notte.
Perchè? Perchè ho paura di sognare. Mi è capitato di sognare mia madre che sta male ed io sono bloccata nelle sabbie mobili e non riesco a salvarla.

I miei sogni incubo, così li ho definiti mi terrorizzano.

Luisa

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Tipi di Insonnia

13:31:31, Aree di intervento: Disturbo del Sonno  

Esistono vari tipi di insonnia:

I Disturbi Primari del Sonno sono quelli non attribuibili ad un disturbo mentale, ad una condizione medica generale o all'uso di sostanze. Si presume che i Disturbi Primari del Sonno insorgano da anomalie del sistema di regolazione del ritmo sonno-veglia. Comunque, la persona è sana e non ci sono cause apparenti che giustifichino l’insonnia.

Dissonnie ,caratterizzate da anomalie della quantità, della qualità o del ritmo del sonno.

Un altro gruppo di disturbi del sonno è quello delle parasonnie caratterizzate dalla presenza di un evento anomalo e indesiderato nel corso del sonno, o nelle fasi di passaggio tra la veglia ed il sonno. Sono parasonnie il sonnambulismo, il sonniloquio (parlare durante il sonno), gli incubi, l’enuresi (minzione involontaria), il bruxismo (digrignare i denti), la sindrome delle gambe senza riposo (movimenti involontari e prolungati delle gambe, che impediscono l'addormentamento).

Il Disturbo del Sonno Correlato ad Altro Disturbo Mentale implica un vissuto intenso di disturbo del sonno conseguente ad un disturbo mentale, spesso un Disturbo dell’Umore o un Disturbo d’Ansia, sufficientemente grave da richiedere un trattamento clinico specifico.
Immaginate la persona che soffre di attacchi di panico notturni, tende a svegliarsi di soprassalto nel cuore della notte, in preda all'ansia. Sta male per i sintomi che avverte, si sente stanco perchè non riesce a dormire bene. In alcuni casi, fatica ad addormentarsi per la paura di vivere altri attacchi di panico. In questi casi è importante un trattamento specifico per la cura del panico.

Il Disturbo del Sonno Dovuto ad una Condizione Medica Generale implica un vissuto intenso di disturbo del sonno conseguente agli effetti fisiopatologici diretti di una condizione medica generale sul sistema sonno-veglia.

Il Disturbo del Sonno Indotto da Sostanze implica rilevanti vissuti di disturbo del sonno conseguenti all’uso concomitante, o alla recente interruzione dell’uso, di una sostanza (farmaci inclusi).

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L'insonnia

13:11:18, Aree di intervento: Disturbo del Sonno  

Cosa si intende per insonnia?

Si parla di insonnia quando la persona percepisce il proprio sonno come insufficiente o insoddisfacente; in altre parole quando non riesce a trarre beneficio dal riposo perché dorme troppo poco oppure dorme male.

Nella fase di valutazione è importante considerare vari aspetti:

1. Da quanto tempo la personna ha problemi di insonnia. Può esserci insonnia occasionale, transitoria o cronica.

2. Capire se ci sono stati cambiamenti importanti nella vita della persona, che possono essere fonte di disagio e preoccupazioni: malattie, lutti, difficoltà economiche, nascita di figli, difficoltà nei rapporti con altre persone, ...

3. Capire effettivamente quante ore dorme per notte, per sapere se oggettivamente dorme poco. Esiste anche un'insonnia soggettiva, ovvero la percezione di dormire poco e male, nonostante i dati oggettivi dimostrino il contrario e la persona dorma più o meno regolarmente.

4. E' importante sapere a che ora la persona va a dormire, quando si sveglia e se ha l'abitudine di fare sonnellini pomeridiani. Immaginate la persona che si addormenta alle 21, è comprensibile che alle 5/6 del mattino si sveglierà.

5. Individuare quali sono le difficoltà della persona: distinguiamo l'insonnia iniziale (quando il paziente fatica ad addormentarsi), centrale (caratterizzata da frequenti e sostenuti risvegli durante la notte) e tardiva (caratterizzata da risveglio mattutino precoce.

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07.11.07

Cosa pensa la persona che soffre di Bulimia Nervosa?

14:33:14, Aree di intervento: Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa  

Esempi di pensieri ricorrenti

“Mi sento la pancia gonfia”
“Sono grassa”
“Sono terrorizzata all’idea di ingrassare”
“Non mi piaccio”
"Anche se mangio so come fare per perdere peso"
"Devo vomitare"
"Mi faccio schifo, non ne posso più di vomitare"
"Ho fame, dove vado a mangiare così nessuno mi vede?"
"Se ingrasso non valgo nulla"
"Se mangio un cioccolatino, posso mangiarmi tutta la scatola"
"Non ho resistito, ho mangiato un gelato, non dovevo"
"Mi sento sola"
"Nessuno deve vedermi mentre mi abbuffo e vomito"
"Quando mi abbuffo, mi sembra di perdere il controllo"
"Penso e ripenso alla dieta e al mio peso"
"Cosa pensano di me gli altri?"

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Cosa pensa la persona che soffre di Anoressia?

14:25:05, Aree di intervento: Anoressia Nervosa  

Esempi di pensieri ricorrenti

“Mi sento la pancia gonfia”
“Sono grassa”
“Sono terrorizzata all’idea di ingrassare”
“Non mi piaccio”
“Se non mangio e riesco a fare tutte le mie attività vuol dire che sono brava”
“Sento che devo fare le cose in modo perfetto”
“Penso sempre alle mie cosce perché sono troppo grosse”
“Ho mangiato troppo, come ho potuto, mi sento una fallita”
“Non devo ingrassare”

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Assertività: come filosofia di vita

13:47:13, Aree di intervento: Corsi di assertività  

Secondo livello: L’assetività come filosofia di vita: oltre le tecniche

Durata: 5 incontri di 2 ore ciascuno

Numero di partecipanti: minimo 3 massimo 10 partecipanti

Programma:

PRIMO INCONTRO

Le Aspettative:

- Crearsi delle aspettative: individuazione dei vantaggi e degli svantaggi che si potranno ottenere nel crearsi grosse aspettative
- Creare false aspettative: vantaggi e svantaggi
- Le aspettative nei rapporti di coppia, nell’amicizia, con i figli e nel mondo del lavoro

SECONDO INCONTRO

- L’aspettativa nella vita quotidiana

Il Giudizio:

- Giudicare gli altri e la paura del giudizio
- La perfezione. Voler fare bene e l'impegno sono caratteristiche importanti per ottenere buoni risultati. La perfezione può invece creare ansia e bloccarci
- La paura di perdere
- La paura di deludere
- Doveri e Piaceri

TERZO INCONTRO

Il Possesso:

- Il possesso, la gelosia e l’amore
- Essere posseduti

L’egoismo:

- I nostri bisogni ed interessi
- Usare gli altri
- Così non mi piaci, devi cambiare

QUARTO INCONTRO

L’invidia:

- Il confronto

- Invidia ed ammirazione
- L’invidia nel lavoro, nell’amicizia, in famiglia
- Cosa pensa e come si comporta la persona invidiosa?

L’orgoglio

QUINTO INCONTRO

Il sacrificio

- I nostri bisogni
- I bisogni dell’altro

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Assertività: per non subire e per non aggredire

13:45:33, Aree di intervento: Corsi di assertività  

Primo livello: L’assetività: l'equilibrio tra noi e gli altri

Durata: 5 incontri di 2 ore ciascuno

Numero di partecipanti: minimo 3 massimo 10 partecipanti

Programma:


PRIMO INCONTRO

Presentazione di ciascun partecipante al gruppo
Breve introduzione degli stili di comportamento: passivo, assertivo, aggressivo
Lavoro di gruppo per individuare le caratteristiche tipiche di ogni stile di comportamento
Identificazione e riconoscimento dello stile di comportamento di ciascun partecipante

SECONDO INCONTRO

La comunicazione assertiva:

- La comunicazione non verbale
- La comunicazione verbale :la comunicazione circolare, le domande aperte, l’ autoapertura

Acquisizione e potenziamento di abilità sociali per migliorare la comunicazione con gli altri, attraverso esercitazioni pratiche:

- Fare richieste

- Rifiutare richieste: “saper dire no, senza sentirsi in colpa”
- L’autogiustificazione

TERZO INCONTRO

- Esprimere i propri punti di vista ed opinioni
- Esprimere sentimenti ed emozioni
- L’attenzione ai bisogni, desideri e gusti dell’altro
- Fare i complimenti ed accettare i complimenti

QUARTO INCONTRO

- Le critiche: tipi di critiche
- La gestione delle critiche
- Introduzione alle aspettative

QUINTO INCONTRO

- Identificazione e soluzione dei problemi
- Lavorare per obiettivi a breve, a medio e a lungo termine
- Gli evitamenti

- Applicazione di tutte le abilità assertive attraverso simulate e giochi di ruolo

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Saper dire "no"

13:41:26, Aree di intervento: Assertività  

Quali vantaggi potremmo ottenere nel rifiutare le richieste?

- Ci sentiremo più liberi di pensare e di agire
- Ci sentiremo partecipi nelle decisioni
- Non ci sentiremo costretti a fare ciò che in realtà non abbiamo voglia di fare
- Non proveremo rabbia verso noi stessi
- Non proveremo rabbia e rancore verso gli altri
- Saremo noi a gestire la nostra vita
- Non dovremmo fare di più di quel che ci spetta
- Avremo dei collaboratori
- Avremo maggiore stima da parte degli altri
- Avremo più stima e considerazione di noi stessi
- Impareremo ad esprimere sentimenti, emozioni e fare ciò che veramente desideriamo fare.
- Ci poniamo allo stesso livello degli altri: anche noi siamo persone e valiamo quanto gli altri
- Aumenta la nostra sicurezza e saremo più propensi a fare richieste

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Gestire la rabbia

13:39:44, Aree di intervento: Assertività  

La rabbia è una reazione tipica delle persone. Tutti possiamo provare rabbia. Ma se tale emozione arriva a livelli troppo alti diventa disfunzionale.

E’ importante riconoscere i sintomi tipici della rabbia: il cuore inizia a battere più velocemente, la pressione arteriosa aumenta, i muscoli si irrigidiscono, aumenta la sudorazione, avverti la paura di perdere il controllo, ti senti irrequieto, la voce si fa più intensa, il tono é minaccioso. L'organismo si prepara all'azione, all'attacco e all'aggressione.

La rabbia è un segnale che ti indica cosa devi fare. Concentrati per darti istruzioni chiari, forti e convincenti.
Nel momento in cui provi rabbia e senti i muscoli rigidi, dovresti:

· respirare profondamente e lentamente: l’aria entra nel naso e la pancia si gonfia, l’aria esce dalla bocca e la pancia si sgonfia.
· Prendi tempo. Allontanati dalla situazione che stai vivendo.
· Conta alla rovescia: è una strategia per prendere distacco emotivo e far diminuire la rabbia.
· Pensa a qualcosa di piacevole.
· Impara a parlare a te stesso, dicendoti delle frasi che ti aiutino a vivere la persona e la situazione in un’ottica diversa.
· Sforzati di sdrammatizzare: l’umorismo aiuta.
· Rifletti prima di agire: considera tutte le conseguenze a cui potrai andare incontro se agissi la tua rabbia

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01.11.07

Principali complicazioni dell'anoressia nervosa

00:12:52, Aree di intervento: Anoressia Nervosa  

Quali sono le principali complicazioni a cui può andare incontro una persona che soffre di anoressia nervosa?

Sintomi fisici

Eccessiva sensibilità al freddo: la persona che soffre di anoressia sente tendenzialmente freddo, in particolare nelle mani e nei piedi;
Sintomi gastrointestinali (digestione lunga e difficile, pienezza dopo aver mangiato, stitichezza;
Capogiri;
Sonno disturbato e risvegli precoci mattutini.

Segni fisici

Pelle secca;
Peluria sulla schiena, avambracci, lati del viso;
Colore arancione dei palmi delle mani e dei piedi;
Erosione nella parte posteriore dei denti, ciò è presente in chi vomita frequentemente;
Ingrossamento delle ghiandole salivari , ciò è presente in chi vomita frequentemente;
Debolezza muscolare.

Disfunzioni a livello endocrino

Bassa concentrazione degli ormoni LH, FSH ed estradiolo;
Bassi livelli di T3 e T4 con TSH;

Problemi cardiovascolari

Anomalie all’elettrocardiogramma.

Difficoltà gastrointestinali

Ritardato svuotamento gastrico;
Diminuita motilità del colon;
Dilatazione gastrica acuta.

Anomalie ematologiche

Anemia.

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Novembre 2007
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Starbene: mente-corpo

Dott.ssa Maria Narduzzo
Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Terapeuta EMDR
Docente dell'Istituto Watson
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Cell 3337130974
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