Archivi per: Settembre 2007

19.09.07

Encopresi: caratteristiche tipiche

13:41:26, Aree di intervento: Encopresi  

L’Encopresi è la ripetuta evacuazione di feci in luoghi inappropriati (per es., nei vestiti o sul pavimento).

La maggior parte delle volte ciò è involontario, ma occasionalmente può essere intenzionale. Consideriamo tutte le attenzioni (vantaggi secondari) che il bambino potrà ricevere subito dopo: verrà lavato e cambiato. In alcuni casi l'encopresi potrebbe essere l'occasione per ricevere le attenzioni dei genitori.

Si parla di encopresi se ciò si verifica almeno 1 volta al mese per almeno 3 mesi, e l’età cronologica del bambino deve essere di almeno 4 anni (o per bambini con ritardi di sviluppo, un’età mentale di almeno 4 anni).

Non si parla di encopresi se l'evacuazione delle feci è dovuta agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., lassativi) o di una condizione medica generale.

Quando l’evacuazione di feci è involontaria piuttosto che intenzionale, è spesso connessa a costipazione, intasamento e ritenzione, con successiva incontinenza da sovrariempimento. La costipazione può svilupparsi per motivi psicologici (per es., ansia riguardante il defecare in un posto particolare, o una modalità più generale di comportamento ansioso o oppositivo), che portano ad evitare la defecazione.

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Enuresi: caratteristiche tipiche

13:37:25, Aree di intervento: Enuresi  

L’Enuresi è una ripetuta emissione di urine durante il giorno o di notte, nel letto o nei vestiti.

La maggior parte delle volte ciò è involontario, ma, occasionalmente può essere intenzionale. Basti pensare a tutti i vantaggi secondari che il bambino potrà ottenere subito dopo essersi bagnato: viene cambiato, lavato e potrà dormire nel lettone con mamma e papà, se ciò capita di notte. Quindi, il bambino riceve attenzione che può rinforzare e mantenere l'enuresi. Nei casi in cui il bambino venga riproverato, riceve comunque attenzione, anche se in negativo.

Perché sia autorizzata una diagnosi di Enuresi, l’emissione di urine deve avvenire almeno due volte alla settimana per almeno 3 mesi, o altrimenti deve causare disagio clinicamente significativo o interferire negativamente dell’area sociale, scolastica (lavorativa), o di altre aree importanti del funzionamento. Il bambino evita di dormire a casa di amici per la paura di bagnare il letto o teme che la situazione spiacevole si possa verificare a scuola, per cui potrebbe voler rimanere a casa.

Per parlare di enuresi, la persona interessata deve aver raggiunto un’età in cui è previsto il controllo della minzione (cioè, l’età cronologica del bambino deve essere di almeno 5 anni o, per i bambini con ritardi di sviluppo, deve esservi un’età mentale di almeno 5 anni).

Un altro criterio molto importante da tenere in considerazione riguarda l'esclusione di sostanze o farmaci che possano indurre l’incontinenza urinaria (per es., diuretici) o di una condizione medica generale (per es., diabete, spina bifida).

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18.09.07

Cura della Bulimia Nervosa: il trattamento cognitivo comportamentale

23:49:46, Aree di intervento: Bulimia Nervosa  

La terapia cognitivo-comportamentale della bulimia nervosa punta a cercare di modificare l’idea che il peso e le forme corporee costituiscono l’unico o il principale fattore in base al quale calcolare il proprio valore personale.

Il trattamento prevede tre fasi:

1 La prima fase si propone di fornire informazioni sul disturbo: sintomi, caratteristiche tipiche e complicazioni delle abbuffate e delle condotte utilizzate per perdere peso.

Nell'ottica di acquisire informazioni, per arrivare ad una maggiore consapevolezza del proprio comportamento alimentare, la persona che soffre di bulimia compila il diario alimentare .

Il diario è costruito a colonne in cui viene segnata l’ora in cui si mangia, il cibo e le bevande consumate, il luogo dove sono stati consumati i cibi, le eventuali abbuffate, uso di vomiti, lassativi e/o diuretici, durata dell’attività fisica e l’ultima colonna è utile per scrivere ciò che può aver influenzato l’alimentazione eccessiva, i pensieri e le emozioni provate.

In questa fase si cercherà di ridurre le abbuffate regolarizzando la frequenza dei pasti e utilizzando attività alternative.

2 La seconda fase mira a rendere stabile il comportamento alimentare attraverso la normalizzazione delle porzioni e la scelta della qualità degli alimenti, e a ridurre l’eccessiva preoccupazione per il peso e le forme corporee.

Pianificare l’alimentazione

Quanto mangiare:

• 3 pasti al giorno più 1 spuntino
• non lasciare passare più di 4/5 ore tra un pasto e l’altro
• non saltare i pasti e gli spuntini
• non mangiare tra un pasto e l’altro
• se la persona sente di aver perso il controllo, ciò non deve essere vissuta come una catastrofica

Quanto:

• fare giuste porzioni, all’inizio facendoti aiutare da qualcuno

Che cosa mangiare:

• Seguire il Menù più indicato per la persona dove sono indicate le quantità e i gruppi alimentari.

Dove mangiare:

• Seduta a tavola con altre persone

In quanto tempo:

• Consumare il pasto in 45-60 minuti.

Alimentazione meccanica

MANGIARE MECCANICAMENTE significa cercare di attribuire il proprio comportamento alimentare non ai propri pensieri problematici sul peso, aspetto fisico ecc., ma al fatto che si sta seguendo un programma terapeutico. Mangiare meccanicamente serve a non perdere il controllo sul cibo e non ingrassare. Il cibo deve essere considerato come una medicina che va assunta indipendentemente da ciò che si pensa o si sente.

“Sapere che tutto è programmato all’inizio della settimana, per cui la persona con bulimia sa cosa comprare e cosa mangiare, tranquillizza tantissimo”.

3 La terza fase prevede l’applicazione di procedure finalizzate a prevenire le ricadute, a mantenere i risultati raggiunti durante il trattamento e alla preparazione della fine della terapia.

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Trattamento cognitivo comportamentale della fobia sociale

01:03:34, Aree di intervento: Fobia Sociale  

Di seguito verranno riportati esempi di esposizioni in vivo effettuate con un paziente, il cui nome è di pura fantasia.

Esposizioni in vivo, all’interno della stanza

• Parlare davanti ad una telecamera, vedendo la propria immagina nello schermo del televisore.

Alessio aveva il compito di presentare se stesso e di parlare dei suoi hobby e del suo lavoro per 5 minuti. Il primo pensiero negativo era “e se mi blocco e non so cosa dire?” Tale pensiero era associato ad uno stato d’ansia iniziale caratterizzato da sintomi fisici di tremore e nodo in gola. Alessio cercava di rimanere calmo, tenendo le proprie mani strette. Il rivedere la registrazione ha portato alla conclusione che la prova era andata bene, Alessio, infatti, era riuscito a parlare e il suo disagio interno non era così visibile dall’esterno, come lui temeva. La paura del giudizio degli altri si origina dal timore che le proprie sensazioni fisiche possano essere notate dagli altri e da come gli altri osservano e giudicano le sue prestazioni.

• Parlare per 5 minuti in presenza di due e poi quattro persone

• Leggere un testo davanti a quattro persone, prima seduto e poi in piedi, per 5 minuti

• Esagerare i propri errori davanti alla telecamera.

Questa esposizione è stata particolarmente divertente, in quanto Alessio ha intenzionalmente esagerato gli errori per imparare a ridere di se stesso e per sdrammatizzare le situazioni.
Abbiamo simulato un importante colloquio di lavoro, in cui lui era il candidato. Alessio ha inciampato tra la sedia e il tavolo, ha sbagliato i verbi ed improvvisamente aveva dei vuoti di memoria per cui non riusciva più a parlare.

In un’altra simulata, io ero la mamma della fidanzata
In primo momento, Alessio si è comportato come solitamente fa nella realtà: composto, gentile, sorridente, molto interessato a tutti gli acciacchi della signora e molto preoccupato di fare una bella impressione di sé.
In un secondo momento, Alessio faceva la parte della persona tranquilla: si era seduto comodamente sulla poltrona, rifiutava in modo assertivo di mangiare, nonostante le mie insistenze e sdrammatizzava in modo umoristico i suoi sintomi, piuttosto che controllarli e gestirli.

Nel rivedere le riprese, Alessio era risultato molto più simpatico e piacevole nella seconda versione.

Esposizioni all’esterno con terapeuta

1. Bere un caffè al bar

Durante le esposizioni viene monitorato costantemente il livello di ansia prima, durante e dopo aver affrontato la situazione. Vengono, inoltre, individuate le preoccupazioni. Nel caso specifico, Alessio aveva i seguenti pensieri negativi: “e se tremo?”, "e se non riesco a bere?”,“non riesco a bere, che figura”, “gli altri mi guardano”, “chi sà cosa ha pensato il cameriere?”. Si osservano i comportamenti, le strategie e gli evitamenti del paziente: Stringe la tazzina, Sorseggia il caffè, Lascia del caffè, Si guarda intorno.

Alla fine del trattamento, Alessio aveva imparato a parlarsi in modo più positivo e competitivo: "pazienza, vada come vada” “non m’importa, vado tranquillo", “ho capito, che finora mi sono complicato la vita”. E' cambiato anche il comportamento: Alessio si concentra sulla conversazione, parla, ride e racconta di sè.

2. Mangiare al ristorante, in presenza di poche e poi tante persone.

• Nelle prime esposizioni era presente un’intensa ansia anticipatoria, con pensieri negativi: “ e se sto male, e se non mangio, e se il cameriere mi fa domande” e sintomi fisici. Con la terapia, Alessio aveva imparato a respirava in modo lento e tranquillo e si ripeteva, prima di arrivare al ristorante, risposte razionali per contrastare il suo dialogo interno negativo: “Se sto male pazienza, mi alzo e vado a prendere una boccata d’aria”, “non sono obbligato a mangiare”, “al cameriere dirò: non ho più fame, grazie”.

• Durante l’esposizione, Alessio aveva imparato a concentrarsi sulla chiacchierata e sugli oggetti presenti nel locale.

• Al termine delle esposizioni venivano discusse le eventuali difficoltà, ma soprattutto sono state sottolineate e rafforzate le abilità acquisite e i successi raggiunti.

Alessio ha compreso l’importanza dell’esposizione costante per abituarsi all’ansia e per sentirla sempre meno intensa.

3. Provare abiti.

Alessio era inizialmente spaventato dall’idea di poter stare male, proprio mentre provava i pantaloni, per cui non sarebbe riuscito ad uscire immediatamente dal negozio. In realtà l’esposizione è andata bene con livelli d’ansia molto bassi, ciò ha portato alla comprensione che l’ansia anticipatoria fa vivere le situazioni con molta ansia, ma una volta affrontate l’ansia diminuisce e ci si sente gratificati dal successo ottenuto.

4. Andare in un’agenzia di viaggi per richiedere un preventivo.

L’idea di rimanere troppo tempo all’interno del locale, la paura di non saper cosa dire e di balbettare, spaventava Alessio che è, invece, riuscito ad affrontare la situazione.

5. Prendere il pullman.

Alessio aveva il compito di diminuire l’attenzione su se stesso, prestando maggiore attenzione ai particolari dell’ambiente circostante, alle persone e parlando con me. Questa tecnica è stata utile per capire che l’attenzione focalizzata su se stessi e quindi sui sintomi e gli evitamenti attivano e mantengono il problema.

Esercizi antivergogna

Per contrastare gli schemi rigidi di comportamento e per superare la paura del giudizio, in accordo con Alessio, abbiamo effettuato alcuni esercizi antivergogna:

• Chiedere l’ora ad un passante
• Chiedere un’informazione: dov’è Via Roma?
• Chiedere un’informazione: dov’è c.so Vinzaglio, trovandosi già nella via
• Chiedere una sigaretta
• Andare in un negozio, guardare la merce e non comprare
• Saltellare su un piede davanti alle persone che passeggiavano
• Chiedere ad una persona per strada dove ha comprato qualcosa che indossa
• Entrare in un bar, chiedere un bicchiere d’acqua del rubinetto ed uscire
• Entrare in un bar, chiedere di usare la toilette ed uscire senza ordinare nulla

L’esposizione non solo è stata divertente, ma ha soprattutto permesso di capire personalmente che le brutte figure non sono poi così drammatiche, se vengono vissute con ironia. E’ stato discusso con Alessio quanto il dialogo interno negativo, il modo di vivere, interpretare e dare significato agli eventi, condiziona e spesso permette di costruire dei muri tra noi e le persone. Alessio all’inizio diceva tra le lacrime che le persone gli facevano paura. Adesso ha capito che non deve evitare le persone, ma deve evitare di dare troppa importanza al giudizio, se vuole vivere sereno e in modo spontaneo .

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Cura della fobia sociale

00:29:57, Aree di intervento: Fobia Sociale  

La terapia cognitiva comportamentale risulta essere un trattamento efficace per la cura della fobia sociale.

Gli obiettivi dell’intervento sono i seguenti:

Ridurre l’ansia anticipatoria che la persona prova prima di affrontare una situazione sociale

Eliminare la paura delle proprie risposte fisiologiche

Abituarsi e/o gestire i sintomi dell’ansia attraverso il rilassamento e la respirazione lenta diaframmatica

Cambiare il proprio dialogo interno negativo: la persona con fobia sociale ha mille dubbi e preoccupazioni legate alla paura di fare una brutta figura e di poter stare male. Tali pensieri negativi verrano inizialmente identificati e successivamente sostituiti con pensieri positivi, razionali e competitivi

Esporsi gradualmente a tutte le situazioni sociali evitate o vissute con disagio

Migliorare le abilità sociali: il trattamento prevede di insegnare nuove abilità assertive, utili per non subire passivamente e non aggredire gli altri. La persona con fobia sociale potrà, così, acquisire o potenziare le sue abilità sociali utili per migliorare la comunicazione con gli altri

Aumentare l’autostima. Se la persona si espone costantemente alle situazioni sociali acquisterà maggiore sicurezza ed aumenterà il proprio livello di autostima

Imparare ad ironizzare, sdrammatizzare le situazioni, non dando eccessiva importanza al giudizio degli altri.

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17.09.07

Cura del Disturbo Ossessivo Compulsivo: la terapia comportamentale

00:08:09, Aree di intervento: Disturbo Ossessivo Compulsivo  

La terapia comportamentale risulta il trattamento elettivo per la cura del Disturbo Ossessivo Compulsivo.

La terapia prevede l'utilizzo di diverse tecniche:

ESPOSIZIONE

Inizialmente paziente e terapeuta individuano le situazioni ansiogene che vengono evitate o vissute con particolare disagio. Queste situazione vengono, successivamente, ordinate in modo gerarchico da quelle meno a quelle progressivamente più ansiogene, su una scala che va da o a 100 (panico).

In seguito, si espone gradualmente la persona che soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo alle situazioni temute e solitamente evitate, partendo da quelle meno ansiogene. Il principio generale su cui si basa la tecnica dell’esposizione graduale in vivo è quello dell’abituazione della risposta ansiosa. In pratica il paziente viene istruito ad esporsi allo stimolo ansiogeno e a tollerare l’ansia senza mettere in atto evitamenti o fughe fino a che l’ansia si riduca spontaneamente. Alla fine la persona si abitua all'ansia e questa verrà provata sempre meno.

PREVENZIONE DELLA RISPOSTA

Tale tecnica consiste nel fatto che la persona con Disturbo Ossessivo Compulsivo impara a non emettere i rituali ossessivi. E' vero che i rituali diminuiscono il livello di ansia, ma tale effetto è solo temporaneo. Il paziente prova ansia perché pensa di essersi contaminato, effettua i rituali di lavaggio per ridurre l'ansia. Eviterà di toccare oggetti soggettivamente contaminanti per prevenire l'ansia. Poco dopo avrà altri pensieri ossessivi di contaminazione, proverà nuovamente ansia e si sentirà costretto ad emettere le compulsioni. E così via fino all'infinito e senza tregua. Capite ora che le compulsioni non rappresentano la vostra guarigione, al contrario vi intrappolano in un circolo che attivate e mantenete e da cui è difficile uscirne.

La progressiva constatazione da parte del paziente di riuscire a tollerare l’ansia scatenata dall’ossessione, senza l’obbligo di attuare strategie compulsive, ne diminuisce l’utilità con conseguente progressiva scomparsa dell’attuazione dei rituali stessi. Certo all'inizio non sarà facile, la persona può provare ansia e sarà più forte il desiderio di cedere alle indicazioni del DOC. Ma questa è la via giusta!! Gradualità e l'aiuto di un tecnico specializzato in psicoterapia cognitivo comportamentale saranno di grande aiuto.

Occorre considerare il tempo impiegato dal paziente nella messa in atto dei rituali. Alcuni strutturano la loro intera giornata intorno ai rituali e quando gli si chiede di ridurre il tempo che essi vi dedicano, si sentono svuotati, privi di uno scopo. In questi casi il terapeuta deve lavorare insieme al paziente per “ristrutturare la quotidianità, tramite l’uso di tecniche di programmazione delle attività giornaliere.

Esposizione in vivo con prevenzione della risposta

Il trattamento più comune per i disturbi ossessivo – compulsivo è l’esposizione in vivo con prevenzione della risposta (Steketee, 1993). E’ stato riscontrato un tasso di esiti positivi del 65/80% quando il paziente viene esposto per un tempo prolungato (da 45 minuti a 2 ore) agli stimoli ansiogeni che elicitano il comportamento ossessivo, mentre gli vengono date istruzioni per non intraprendere rituali compulsivi, nonostante la forte spinta a farlo (Kozak e Foa, 1996).

DILAZIONE DELLA RISPOSTA

Tale tecnica riguarda una forma graduale di prevenzione della risposta in cui si aumenta il tempo che intercorre fra lo stimolo e l’emissione del comportamento compulsivo. In pratica, tale tecnica consiste nell'aspettare 2 minuti, poi 5, poi 10, poi 15,... prima di emettere la compulsione. Nel frattempo la persona si rilassa o si distrae.

TECNICA DEI RITUALI OBBLIGATI

Si stabiliscono momenti in cui il paziente deve emettere i rituali e momenti in cui non deve emettere i rituali (prevenzione della risposta). La tecnica tende ad eliminare la connessione fra stimoli e rituali.

SATURAZIONE

Si espone la persona, per periodi prolungati, ai pensieri e alle immagini ansiogene. La caratteristica di tale procedura è la monotona reiterazione mentale e non tanto l’induzione di elevati livelli di ansia.

Le tecniche di saturazione sono adeguate solo alla riduzione delle ossessioni e non delle compulsioni mentali.
I pensieri disfunzionali vengono registrati su nastro e il paziente ascolta (esposizione covert ai pensieri intrusivi, Headland e MacDonald, 1987; Salkovskis, 1983; Salkovskis e Westbrook, 1989) la registrazione più volte (più di un’ora al giorno, tutti i giorni) fino a quando la consueta sensazione di angoscia si trasformerà in noia. Sembra che, la saturazione mediante frasi ascoltate da audioregistrazioni presenti maggiore efficacia rispetto alle frasi semplicemente verbalizzate dal soggetto (versione originale).

Il terapeuta può impersonificare la voce del D.O.C.; si espone anche in questo caso, il paziente ai pensieri ossessivi che creano dubbi, incertezze, consigliano ed ordinano al paziente come comportarsi per evitare situazioni di rischio. La persona impara a difendersi dai continui attacchi del D.O.C., rispondendo in modo competitivo.

TECNICHE DISTRATTIVE

Leggere, telefonare, guardare la televisione, incontrare persone, dedicarsi ad attività sportive e socializzanti,…, con lo scopo di “prevenire la risposta”, cioè ridurre i rituali. Il paziente, con il terapeuta, dovrebbe stilare un programma giornaliero delle attività distrattive a cui dedicarsi.

USO DI PROMPT (Touchette e Howard 1984)

Stimoli supplementari che controllano il comportamento desiderato. Es.: prompt ambientali in cui viene modificato l’ambiente per suscitare il comportamento desiderato (es.. con il paziente che lava le mani per ore e non riesce a fermarsi prima, si può utilizzare un timer che funge da “stop” esterno; uso di cartelli e di cassette in cui viene registrata la sequenza del lavaggio e il momento dello “stop”.

TECNICA PER LA LUNGAGGINE OSSESSIVA

I pazienti che impiegano un tempo eccessivo quando svolgono azioni di vita quotidiana (lavarsi, pettinarsi,…), si possono trattare con la seguente tecnica: si dà un orario limite entro il quale terminare un dato compito e se esso non viene completato in tempo, per quel giorno viene lasciato non finito. Inizialmente si può consentire un tempo maggiore che poi viene gradualmente ridotto, fino a una durata ritenuta adeguata. Con il ripetersi del processo, l’ansia ingenerata dal limite di tempo dovrebbe attenuarsi e il paziente dovrebbe riuscire a terminare il suo compito.

Per i pazienti estremamente ordinati, precisi, meticolosi, che impiegano molto tempo a sistemare, Veale (1993) propone di esporli ripetutamente al disordine, all’inesattezza e alla mancanza di meticolosità.

TECNICA PER LE COMPULSIONI DI ACCUMULO

Stilare un contratto col paziente in base al quale egli accetta di buttare via gli oggetti accumulati secondo una gerarchia graduata: da quelli meno importanti a quelli più importanti. In alcuni casi, se risulta troppo difficile per il paziente gettare via gli oggetti, un passo intermedio può essere quello di consegnarli al terapeuta perché li custodisca per un certo tempo, finchè il paziente non si abitui alla loro mancanza.

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11.09.07

Terapia cognitivo comportamentale

23:27:50, Aree di intervento: Terapia cognitivo comportamentale  

Terapia Cognitivo Comportamentale: i concetti fondamentali

La Terapia Cognitivo-Comportamentale e' finalizzata a modificare i pensieri distorti: cosa mi dico?, cosa penso?, come vivo le situazioni?, le emozioni disfunzionali: come mi sento?, cosa provo? e i comportamenti disadattivi dell'individuo: come mi comporto?, come reagisco?, producendo la riduzione e l'eliminazione del sintomo e apportando miglioramenti duraturi nel tempo.

Si basa sul modello cognitivo, che ipotizza che le emozioni e i comportamenti delle persone vengono influenzati dalla loro percezione degli eventi, quindi dal proprio dialogo interno, da ciò che una persona si dice.
Non e' la situazione in se' a determinare direttamente cio' che le persone provano, ma e' piuttosto il modo in cui esse interpretano certe esperienze.

All'origine dei disturbi vi e', dunque, un modo distorto di pensare, che influenza in modo negativo l'umore e il comportamento del paziente.

La Terapia Cognitivo-Comportamentale sostiene, quindi, la presenza di una complessa relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti, sottolineando come molti dei nostri problemi (tra i quali quelli emotivi) siano influenzati da cio' che facciamo e cio' che pensiamo nel presente, nel qui ed ora.
Questo vuol dire che agendo attivamente ed energicamente sui nostri pensieri e sui nostri comportamenti attuali, possiamo liberarci da molti dei problemi che ci affliggono da tempo.

In termini molto semplificati possiamo affermare che l'intervento Psicoterapeutico si pone due obiettivi principali: il primo e' quello di individuare e definire il tipo di pensiero che accompagna le emozioni negative (per esempio dolore, sconforto, paura); il secondo consiste nel cercare delle modalita' alternative, piu' funzionali, di affrontare le situazioni problematiche.

L'adozione di modalita' di pensiero piu' costruttive conduce a una modificazione dell'esperienza emozionale dolorosa.

Sara' compito del terapeuta individuare le tecniche piu' appropriate che potranno aiutare la persona a raggiungere questi obiettivi, mentre sara' compito di quest'ultima impegnarsi durante gli incontri e nella vita reale per seguire le indicazioni dell'operatore.

La persona imparerà a cambiare anche il proprio comportamento non adattivo, emettendo gesti ed azioni anche in contrapposizione con i propri pensieri o paure. Le paure e le preoccupazioni di una persona con il panico lo portano ad evitare le situazioni in cui pensa che starà male, imparerà gradualmente che evitare non è la soluzione dei suoi problemi, per cui affronterà gli stimoli ansiogeni per verificare che di fatto non succede nulla.

Attualmente la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale copre il campo del trattamento di tutti i disturbi mentali: disturbi dell'area nevrotica (disturbi d'ansia, fobie, ossessioni-compulsioni, depressione), disturbi del comportamento alimentare (anoressia e bulimia), disfunzioni sessuali, disturbi di personalita', disturbi da abuso di sostanze, psicosi (disturbo delirante, schizofrenia), problemi psicopatologici dell'eta' evolutiva, psicopatologia nell'anziano.

Oltre alle applicazioni psicopatologiche le tecniche cognitivo-comportamentali si dimostrano particolarmente efficaci e rapide per aiutare le persone a risolvere difficolta' di adattamento o crisi evolutive (difficolta' nelle relazioni sociali o nel lavoro, ansia da esame, reazioni disadattive al lutto, difficolta' nella coppia o nella gestione dei figli, ecc.), anche attraverso modalita' alternative al trattamento psicoterapico.

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Trattamento dell'agorafobia

22:28:54, Aree di intervento: Agorafobia  

Il trattamento d'elezione dell'agorafobia è l'esposizione in vivo agli stimoli che la persona teme.

Tendenzialmante l'agorafobico evita le situazioni per la paura di stare male. Evitare permette di non provare ansia, la persona si sente tranquilla.

Oggi evitate il pullman, domani la metropolitana, e dopo? Potreste rischiare di limitare la vostra vita. Ci sono persone che non entrano nei supermercati, altri nei luoghi chiusi, altri ancora non guidano più la macchina per la paura di stare male.

In terapia la persona impara ad affrontare gradualmente le situazioni temute. All'inizio terapeuta e paziente possono effettuare insieme le esposizioni, gradualmente egli, sentendosi più sicuro e tranquilo riuscirà ad esporsi da solo.

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10.09.07

Quando si può parlare di Disturbo Ossessivo Compulsivo?

14:13:33, Aree di intervento: Disturbo Ossessivo Compulsivo  

Tutti noi abbiamo idee, pensieri, impulsi o immagini che ci vengono in mente e che ci assillano per un po’ di tempo. Basti pensare alle volte in cui un ritornello o uno slogan pubblicitario ci ha tormentato per tutta la giornata. La differenza tra questi e i veri sintomi ossessivi risiede nel fatto che chi non soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo, può facilmente eliminarli distraendosi, mentre chi soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo non ci riesce e ne risulta fortemente disturbato. Le ossessioni per essere considerate sintomo del Disturbo Ossessivo Compulsivo devono essere di gravità tale, per il loro contenuto disturbante e/o per la loro presenza assediante da interferire con la vita sociale, lavorativa, familiare del soggetto.
Essere una persona precisa, ordinata, perfezionista, con la propensione alla cura dei dettagli è sicuramente una caratteristica positiva e utile, in quanto può permettere di ottenere anche buoni risultati sul lavoro. La questione cambia completamente quando queste abitudini sfuggono di mano, facendo occupare al soggetto gran parte del tempo per controllare, ordinare e ricontrollare numerose volte.
Tutti possono mettere in atto comportamenti ritualizzanti in certe occasioni; basti pensare alle volte in cui per dare un esame ci si veste in un determinato modo, affinchè l’esame possa andare bene. Le volte che dopo aver chiuso la porta siamo presi dal dubbio di averla chiusa o meno e ritorniamo indietro per controllare. Facciamo le cose in un determinato modo perché si è sempre fatto così e può darci fastidio farle in modo diverso. Tutti, quindi, viviamo con qualche rituale, qualche abitudine, ma non ci sentiamo costretti ad agire in un determinato modo, siamo liberi di scegliere se mettere in atto un comportamento, piuttosto che un altro. Chi soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo non può scegliere, ma si sente costretto ad agire perché è il Disturbo Ossessivo Compulsivo stesso che impone, o la persona sopporta provando disagio e un’ansia intensa. Il Disturbo Ossessivo Compulsivo crea dubbio, insicurezza, non permette di scegliere liberamente, non permette di accettare il minimo rischio.
Allo stesso modo delle ossessioni, quindi, le compulsioni si considerano sintomi del Disturbo Ossessivo Compulsivo quando sono di gravità tale da impedire al soggetto di vivere la sua vita familiare, sociale e lavorativa come prima.

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Cosa prova e come si sente chi soffre di fobia specifica?

14:03:47, Aree di intervento: Fobia Specifica  

Maria è terrorizzata dagli ascensori.

“… abito al terzo piano, potrei prendere l’ascensore, ma assolutamente lo evito. Solo l’idea di stare li dentro mi fa sentire in ansia. Anche se stanca o con le buste della spesa, io salgo le scale. Mi dico che fa bene fare sport, ma in realtà io ho paura. Ricordo una volta che sono salita in un ascensore vecchio, le porte si sono chiuse, il mio cuore ha iniziato a battere fortissimo, ero sudata, mi sono seduta per terra e non vedevo l’ora di scendere. Il momento peggiore è stato quando l’ascensore si è avvicinato al punto di mezzo tra i piani. Sono stata meglio quando la porta si è aperta al piano successivo. Ho paura di rimanere bloccata, di non respirare, che non ci sia abbastanza aria, che nessuno mi possa aiutare, ho paura di perdere il controllo: potrei urlare, piangere, tirare i pugni e calci”

Marco ha paura di volare

“ … questa paura mi sta limitando la vita. Non posso andare in vacanza dove mi pare e sul lavoro non posso fare tante trasferte. Viaggio in treno, impiegando molto più tempo dei miei colleghi che viaggiano in aereo. Ma cosa ci posso fare, è più forte di me. Ho paura che l’aereo possa cadere. Mi vedo dentro l’aereo terrorizzato, rigido, fatico a respirare, in preda al panico. Al minimo movimento dell’aereo la mia ansia aumenta. Ho paura di perdere il controllo: temo di urlare, gridare aiuto e come un bambino scongiurare le hostess per farmi scendere”.

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Starbene: mente-corpo

Dott.ssa Maria Narduzzo
Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Terapeuta EMDR
Docente dell'Istituto Watson
P.Iva 09100990010
Cell 3337130974
Vedi Attività


Riceve ad Orbassano
Studio Privato
Via Roma 47
www.psicologo-orbassano.it

Riceve a Torino
presso Studio Medico Crocetta
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